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Ricerca telematica dei beni da pignorare

20 ottobre 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 20 ottobre 2015



Adempimenti del creditore e dell’ufficiale giudiziario, ricerca nell’anagrafe tributaria, dei rapporti finanziari e nelle banche dati degli enti previdenziali.

 

Per le vendite disposte dal 27-6-2015, qualsiasi creditore (e non solo più soltanto il creditore procedente) può chiedere al presidente del tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede, di essere autorizzato alla ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare [1].

L’istanza deve contenere l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica ordinaria e il numero di fax del difensore nonché dell’indirizzo di posta elettronica certificata.

L’istanza non può essere proposta prima che sia decorso il termine di dieci giorni dalla notificazione del precetto. Se vi è pericolo nel ritardo, il presidente del tribunale autorizza la ricerca telematica dei beni da pignorare prima di tale momento.

Fermo quanto previsto dalle disposizioni in materia di accesso ai dati e alle informazioni degli archivi automatizzati del Centro elaborazione dati istituito presso il Ministero dell’interno, il presidente del tribunale o un giudice da lui delegato può disporre che l’ufficiale giudiziario acceda mediante collegamento telematico diretto ai dati contenuti nelle banche dati delle pubbliche amministrazioni e, in particolare, nell’anagrafe tributaria, compreso l’archivio dei rapporti finanziari (cosiddetta anagrafe dei conti correnti) e in quelle degli enti previdenziali, per l’acquisizione di tutte le informazioni rilevanti per l’individuazione di cose e crediti da sottoporre ad esecuzione, comprese quelle relative ai rapporti intrattenuti dal debitore con istituti di credito e datori di lavoro o committenti.

Terminate le operazioni l’ufficiale giudiziario redige un unico processo verbale nel quale indica tutte le banche dati interrogate e le relative risultanze.

L’ufficiale giudiziario procede a pignoramento munito del titolo esecutivo e del precetto, anche acquisendone copia dal fascicolo informatico. Nel caso in cui il creditore venga autorizzato alla ricerca con modalità telematica dei beni da pignorare dovrà consegnare o trasmettere all’ufficiale giudiziario il precetto prima che si proceda al pignoramento.

Se l’accesso ha consentito di individuare cose che si trovano in luoghi appartenenti al debitore compresi nel territorio di competenza dell’ufficiale giudiziario, quest’ultimo accede agli stessi per provvedere alla scelta dei beni da pignorare, alle operazioni di pignoramento e alla custodia dei beni pignorati [2].

Se i luoghi non sono compresi nel territorio di competenza dell’ufficiale giudiziario, copia autentica del verbale è rilasciata al creditore che, entro dieci giorni dal rilascio a pena d’inefficacia della richiesta, la presenta all’ufficiale giudiziario territorialmente competente.

L’ufficiale giudiziario, quando non rinviene una cosa individuata mediante l’accesso nelle banche dati, intima al debitore di indicare entro quindici giorni il luogo in cui si trova, avvertendolo che l’omessa o la falsa comunicazione è punita [3] con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 516 euro.

Se l’accesso ha consentito di individuare crediti del debitore o cose di quest’ultimo che sono nella disponibilità di terzi, l’ufficiale giudiziario notifica d’ufficio, al debitore e al terzo il verbale contenente l’indicazione:

—  del credito per cui si procede;

—  del titolo esecutivo e del precetto;

—  dell’indirizzo di posta elettronica certificata;

—  del luogo in cui il creditore ha eletto domicilio o ha dichiarato di essere residente;

—  dell’ingiunzione;

—  dell’invito;

—  dell’avvertimento al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito esattamente indicato i beni che si assoggettano alla espropriazione e i frutti di essi;

—  dell’intimazione al terzo di non disporre delle cose o delle somme dovute.

Il verbale è notificato al terzo per estratto, contenente esclusivamente i dati a quest’ultimo riferibili.

Quando l’accesso ha consentito di individuare più crediti del debitore o più cose di quest’ultimo che sono nella disponibilità di terzi l’ufficiale giudiziario sottopone ad esecuzione i beni scelti dal creditore.

Quando l’accesso ha consentito di individuare cose che si trovano in luoghi appartenenti al debitore oppure crediti o cose del debitore che sono nella disponibilità di terzi, l’ufficiale giudiziario sottopone ad esecuzione i beni scelti dal creditore.

Modalità di accesso alle banche dati

Le pubbliche amministrazioni che gestiscono banche dati contenenti informazioni utili ai fini della ricerca dei beni da pignorare, devono mettere a disposizione degli ufficiali giudiziari gli accessi, su richiesta del Ministero della giustizia [4].

Fino a quando non sono definiti, dall’Agenzia per l’Italia digitale, gli standard di comunicazione e le regole tecniche e, in ogni caso, quando l’amministrazione che gestisce la banca dati o il Ministero della giustizia non dispongono dei sistemi informatici per la cooperazione applicativa, l’accesso è consentito previa stipulazione di una convenzione finalizzata alla fruibilità informatica dei dati, sentito il Garante per la protezione dei dati personali.

Il Ministero della giustizia pubblica sul portale dei servizi telematici l’elenco delle banche dati per le quali è operativo l’accesso da parte dell’ufficiale giudiziario.

Inoltre, presso ogni ufficio notifiche, esecuzioni e protesti è istituito il registro cronologico denominato “Modello ricerca beni”, conforme al modello adottato con il decreto del Ministro della giustizia.

L’accesso da parte dell’ufficiale giudiziario alle banche dati è gratuito.

 

Accesso alle banche dati tramite i gestori

Quando le strutture tecnologiche, necessarie a consentire l’accesso diretto da parte dell’ufficiale giudiziario alle banche dati non sono funzionanti, il creditore, previa autorizzazione, può ottenere dai gestori delle banche dati le informazioni nelle stesse contenute [5].

A partire dal 21-8-2015 tale disposizione si applica:

– limitatamente alle banche dati dell’anagrafe tributaria, compreso l’archivio dei rapporti finanziari, nel pubblico registro automobilistico e in quelle degli enti previdenziali anche fino all’adozione di un decreto dirigenziale del Ministero della giustizia che attesta la piena funzionalità delle strutture tecnologiche necessarie a consentire l’accesso alle medesime banche dati. Questa disposizione perde efficacia se il decreto dirigenziale non è adottato entro 12 mesi dall’entrata in vigore della L. 132/2015;

– limitatamente a ciascuna delle banche dati comprese nell’anagrafe tributaria, incluso l’archivio dei rapporti finanziari, nonché a quelle degli enti previdenziali, fino all’inserimento di ognuna di esse nell’elenco di cui all’art. 155 quater, co. 1, c.p.c.

Il-nuovo-volto-del-Processo-Civile,-del-Concordato-Preventivo-e-del-Fallimento

note

[1] Art. 492 bis cod. proc. civ.

[2] Artt. 517, 518 e 520 cod. proc. civ.

[3] Art. 388, co. 6, cod. pen.

[4] Nuovo art. 155 quater disp. att cod. proc. civ.

[5] Art. 155 quinquies disp. att. cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com

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