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I malati di SLA possono fare testamento

23 Luglio 2022 | Autore:
I malati di SLA possono fare testamento

Il malato di SLA è incapace di muoversi ma è capace di intendere e di volere e, pertanto, può fare testamento.

L’espressione delle ultime volontà tramite testamento potrebbe non avere alcun valore se la persona è affetta da una malattia o da un’infermità di mente tali da compromettere la capacità di intendere e di volere.

La causa dell’incapacità potrebbe anche essere temporanea e non necessariamente persistente e ciò accade quando, nello specifico momento della redazione del testamento, la persona non si esprime con coscienza e volontà o queste sono sensibilmente ridotte (per esempio, delirio febbrile, ubriachezza). Ci si chiede allora se i malati di SLA possono fare testamento o se la patologia in questione può renderli incapaci di testare.

Quali persone non possono fare testamento?

La legge stabilisce i casi in cui le persone non possono redigere testamento, perché incapaci di testare:

  • coloro che non hanno compiuto la maggiore età;
  • gli interdetti per infermità di mente;
  • quelli che, sebbene non interdetti, sono stati, per qualsiasi causa, anche transitoria, incapaci di intendere e di volere nel momento in cui fecero testamento.

Mentre le prime due ipotesi sono facilmente individuabili (minorenni e interdetti per infermità di mente), la terza ipotesi è più complessa in quanto, anche se può comprendere le più svariate fattispecie, impone, per la sua applicazione, la prova stringente che la persona, nel momento in cui ha redatto testamento, si trovava in uno stato psicofisico tale per cui la sua capacità di intendere e di volere era assente o sensibilmente ridotta. Come accennato in premessa, la causa dell’incapacità potrebbe essere anche transitoria e non necessariamente collegata ad una patologia specifica.

Secondo la giurisprudenza, occorre, dunque, accertare che il testatore versasse in condizioni intellettive tali da escludere la permanenza di qualsiasi facoltà di discernimento o della possibilità di potersi determinare liberamente e autonomamente nelle proprie scelte; in tale prospettiva, l’anomalia o l’alterazione delle facoltà intellettuali non può essere una qualunque ma deve incidere sulla coscienza dei propri atti o di quell’attitudine ad autodeterminarsi.

Cosa accade se la persona era incapace di testare?

La capacità di testare incide sulla validità del testamento. Il testamento redatto da persona incapace è, infatti, annullabile e può essere impugnato da chiunque vi ha interesse. L’azione si prescrive in cinque anni, decorrenti dal giorno in cui è stata data esecuzione alle disposizioni testamentarie.

Con riguardo all’onere della prova, occorre distinguere tra infermità permanente e infermità intermittente o ricorrente. Nel primo caso, dato che l’incapacità si presume, spetta a chi sostiene la validità del testamento dimostrare che esso è stato redatto in un momento di lucidità. Nel secondo caso, invece, poiché si alternano periodi di capacità e di incapacità, non sussiste la presunzione di incapacità e, quindi, la prova deve essere data da chi impugna il testamento [2].

SLA e capacità di testare 

Anche i malati di SLA possono fare testamento, valendosi di un computer (“comunicatore oculare”) e dell’amministratore di sostegno. Può sembrare una banale applicazione di una facoltà che spetta a ogni uomo.

Tutti sanno che la SLA, anche nota come “morbo di Lou Gehrig” (dal nome del giocatore di baseball che ne fu prima vittima), è una forma di sclerosi che impedisce ogni tipo di movimento, sin anche l’uso della parola, la masticazione o la possibilità di dirigere una penna. Chi ne è affetto, quindi, è fisicamente incapace di fare testamento. Al ché, qualcuno, ricordando come la redazione di un testamento è considerata (dalla teoria del diritto) un “atto personalissimo”, che quindi non ammette l’intermediazione di nessuno, ha ritenuto che i malati di SLA non potessero scrivere le loro ultime volontà neanche a mezzo di un curatore esterno che le trascrivesse per loro.

Una soluzione inaccettabile, ha sentenziato, in una nota pronuncia, il tribunale di Varese [3]. Espropriare un diritto fondamentale solo per degli ostacoli materiali non è ammissibile in uno Stato civile. Sicché, anche il paziente di SLA – in quanto soggetto capace di intendere e di volere – deve essere messo nelle condizioni materiali di comunicare le ultime volontà attraverso l’introduzione di misure che eliminino ogni discriminazione.

Ebbene, il tribunale ha così ritenuto valido il testamento effettuato dal malato di SLA per il tramite di un “comunicatore oculare” comandato con il puntatore elettronico. La schermata video così “compilata” dal malato deve essere poi raccolta dal curatore speciale che provvede a depositarla in casa del beneficiario del testamento.


note

[1] Art. 591 cod. civ.

[2]  Cass. sent. n. 25053 del 10.10.2018.

[3] Trib. Varese, sent. del 12.03.2012.


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