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Donazioni di familiari contro redditometro e accertamenti fiscali

21 ottobre 2015


Donazioni di familiari contro redditometro e accertamenti fiscali

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 ottobre 2015



Solo gli apporti dei genitori, figli e coniuge possono servire per contestare l’accertamento fiscale: irrilevante la convivenza, da parte del contribuente, con altri familiari.

Per quanto guadagni, tanto puoi spendere: è questa l’equazione algebrica che formula l’Agenzia delle Entrate quando fa le indagini mediante il redditometro; e se, ovviamente, il contribuente fa uscire dal portafogli più di quanto ha dichiarato al fisco con la denuncia dei redditi, allora vuol dire che qualche somma è stata sottratta alla tassazione.

Di recente, tuttavia, questo principio è stato interpretato in modo meno rigoroso dalla giurisprudenza: in particolare, consapevole del fatto che, spesso, nell’ambito dello stesso nucleo familiare, i relativi membri sono soliti contribuire l’uno al sostegno dell’altro – ed è quindi tutt’altro che improbabile che il padre paghi una rata del mutuo al figlio; che il marito versi l’assicurazione dell’auto alla moglie, ecc. – la Cassazione ha precisato che, nell’accertamento con il redditometro, bisogna tenere conto del reddito complessivo del nucleo familiare e non del singolo soggetto. Un principio giusto, che va incontro al regolare dovere solidaristico che, in ogni famiglia, deve sempre sussistere.

Oggi, però, la Suprema Corte torna sui suoi passi e, con una sentenza di poche ore fa [1], precisa che, per “nucleo familiare” vanno considerati solo i rapporti tra genitori-figli e coniugi. Dunque, non vanno prese in considerazione le donazioni e gli apporti di denaro eventualmente effettuati da altri familiari conviventi. Si pensi al caso della zia che dorme sotto lo stesso tetto del nipote e che gli paghi la retta universitaria: in casi come questo – salvo dimostrare la tracciabilità del pagamento e fornire la prova documentale che il denaro proviene dalle tasche di un’altra persona e non del contribuente interessato all’accertamento – sarà impossibile per quest’ultimo giustificarsi all’Agenzia delle Entrate sostenendo che la spesa è stata sopportata grazie al contributo di un soggetto diverso dal padre, dalla madre, dal coniuge o dalla prole.

In buona sostanza, l’accertamento basato sul redditometro cade solo quando il contribuente riesce a dimostrare che l’acquisto del bene (si pensi alla casa, all’automobile, al motorino, ecc.) è avvenuto con il supporto del coniuge, dei figli o dei genitori conviventi, essendo del tutto irrilevante il contributo economico fornito da altro familiare.

È, del resto, ormai principio sul quale i giudici e la legge non vogliono più tornare indietro quello secondo cui l’accertamento sintetico del reddito complessivo netto (cosiddetto redditometro) [2] esonera il fisco da qualunque ulteriore prova rispetto all’esistenza dei fattori-indice di capacità contributiva.

Per la Cassazione da ciò deriva che è legittimo l’accertamento fondato sui predetti fattori-indice, provenienti da parametri e calcoli statistici qualificati: resta a carico del contribuente, l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore. In tal senso, il riferimento alla complessiva posizione dell’intero nucleo familiare va limitata alla sola famiglia naturale in senso stretto, costituita da coniugi conviventi ed eventualmente figli, non potendo desumersi dalla mera convivenza il possesso di redditi prodotti da un parente diverso o affine, in quanto tale estraneo allo stretto nucleo familiare.

note

[1] Cass. sent. n. 21362 del 21.10.15.

[2] In base ai coefficienti presuntivi individuati dai decreti ministeriali previsti dall’art. 38 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600.

Autore immagine: 123rf com

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