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Mail private con account aziendale: si rischia il licenziamento?

2 Agosto 2016 | Autore:


> Business Pubblicato il 2 Agosto 2016



La Corte Europea di Strasburgo dà torto al lavoratore licenziato. “Non è irragionevole che un datore di lavoro voglia verificare se durante l’orario di servizio un dipendente svolge i compiti assegnati”

Un caso di licenziamento giunto fino alla Corte Europea fa breccia in una pratica frequente, spesso dovuta forse più ad ingenuità che a dolo.

Differenze tra Corte Europea dei diritti dell’uomo e Corte di Giustizia Europea.

Data la confusione che spesso si fa in materia, preventivamente vale la pena far chiarezza sulle sostanziali differenze tra la Corte dei Diritti dell’uomo e la Corte di Giustizia europea, per meglio comprendere il caso concreto e le possibili conseguenze.

  • La Corte di Giustizia Europea, che ha sede in Lussemburgo, è organismo dell’Unione Europea che ha il compito di garantire l’osservanza del diritto nell’interpretazione e nell’applicazione dei trattati fondativi dell’Unione europea.
  • La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con sede a Strasburgo, è  invece un organo giurisdizionale internazionale, istituito dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali(CEDU), e giudica sull’applicazione ed il rispetto di questa convenzione, ormai entrata a far parte anche delle nostre fonti del diritto.  Non si tratta, quindi, di un’istituzione dell’Unione Europea,  è stata infatti istituita, come la CEDU, nell’ambito del Consiglio d’Europa [1].

Mail private, licenziamento: Il caso

Un ingegnere di Bucarest è stato licenziato per aver usato l’account email aziendale per scambiare mail private.

Condannato dalla Corte romena e ritenendo che fossero state violate i suoi diritti fondamentali, primo tra tutti il rispetto della sua privacy, l’ex dipendente proponeva ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, chiedendo il reintegro.

La Corte di Strasburgo non ha ritenuto, tuttavia, che si potesse parlare di violazione dei diritti umani tutelati dalla Convenzione dei Diritti umani. Secondo i giudici di Strasburgo, infatti, seppur è vero che la vita privata e la privatezza della corrispondenza sono libertà fondamentali tutelate dalla Convenzione, un’intrusione minima è ritenuta compatibile con la Carta, poiché “Non è irragionevole che un datore di lavoro voglia verificare se durante l’orario di servizio un dipendente svolge i compiti assegnati“. Inoltre le violazioni della privacy sono state, per così dire, limitate, dal momento che non sono stati pubblicati, resi pubblici o in alcun modo rivelati nelle cause presso i tribunali romeni i contenuti delle mail.

Le reazioni alla sentenza ed i poteri di controllo del datore

La sentenza ha prontamente suscitato commenti tra gli addetti ai lavori, giuslavoristi e sindacalisti, naturalmente preoccupati.  In particolare  il Presidente dell’Associazione Giuslavoristi italiani di Piemonte e Valle d’Aosta ha puntualizzato che è legittimo che il datore voglia controllare l’account aziendale dei lavoratori e il suo utilizzo, a condizione, però, che questi siano informati e consapevoli. Niente “trucchi”, insomma, e trasparenza.

Allo stesso modo, il datore potrebbe controllare i tabulati telefonici dei telefoni aziendali, analizzando i numeri chiamati (solo le prime cifre), regolandosi di conseguenza quando “i conti non tornano”, chiedendo giustificazioni.

Ma come fa il lavoratore a conoscere gli eventuali poteri del datore?

Come stabilito dal Garante della privacy nel 2007 sarebbe opportuno che ogni azienda avesse un disciplinare scritto, una sorta di codice interno che disciplini l’utilizzo di account, telefoni e mezzi tecnologici aziendali, tutti quegli strumenti, insomma, che hanno a che fare con i dati sensibili del lavoratore, laddove usati per finalità differenti da quelle dell’azienda.

Il lavoratore, dunque, dovrebbe chiedere al proprio datore se un tale codice comportamentale con le istruzioni da seguire è previsto nell’azienda, in modo da potersi tutelare, e, nel caso non ci sia, richiederlo, come proprio diritto.

Mail private: valutare caso per caso

Di certo è difficile giungere ad una regola fissa. Ogni caso di infrazioni di questo tipo vanno viste nella situazione specifica: da un lato, appare quantomeno eccessivo licenziare per il singolo episodio, per una mera distrazione o un momento di “relax”, dall’altro bisogna anche valutare se quel singolo episodio rappresenta una grave violazione dei doveri del lavoratore (si pensi al caso di dati riservati o coperti da segretezza).  Come ogni violazione, questo tipo comportamenti vanno sanzionati in modo proporzionale e giusto, guardando alla quantità e qualità dei comportamenti posti in essere, alla complessiva attività lavorativa del lavoratore.

Proporzionalità, dunque, equità e…meritocrazia.

Un’ ultima precisazione sul caso di specie

La Corte Europea dei diritti umani valuta caso per caso e decide sul singolo caso le eventuali violazioni dei diritti umani alla luce della CEDU. Pertanto bisogna esser  cauti nel considerare tali pronunce allo stregua di principi sempre validi, o di linee di diritto evolutive o già affermate.

Certo, riportando un simile caso nelle realtà dei dipendenti pubblici italiani, si configurerebbe probabilmente un illecito penale grave, come il peculato. Ciò nonostante una fattispecie del genere andrebbe valutata caso per caso e non ci si può spingere al punto di pensare che la pronuncia della Corte possa valere come riferimento (anche solo giurisprudenziale) nel nostro ordinamento, niente di più sbagliato! Lo si valuti, piuttosto, come uno spunto di riflessione e di analisi sui propri diritti e doveri.

note

[1] Il Consiglio d’Europa è un organizzazione internazionale nata con lo scopo di promuovere i diritti umani e la democrazia,  l’identità culturale europea e la ricerca di soluzioni condivise ai problemi del continente. Anche in tal caso non va confuso con il Consiglio dell’Unione europea e con il Consiglio Europeo, dal momento che, a differenza di questi organi, il Consiglio d’Europa non fa parte dell’Unione Europea.


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