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Gestione Separata 2016, aliquote congelate per un anno

21 ottobre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 ottobre 2015



Slitta al 2017 l’aumento delle aliquote della Gestione Separata, in attesa di una modifica definitiva alla normativa.

La Legge di Stabilità 2016 salva, ancora una volta, lavoratori autonomi e liberi professionisti da un aumento dell’aliquota della Gestione Separata: anche l’anno prossimo, dunque, l’aliquota resterà ferma al 27,72%, mentre dovrebbe continuare ad aumentare per i collaboratori (attualmente, per loro, la contribuzione è pari al 30,72%). Per i professionisti ed autonomi pensionati, o iscritti ad altra forma previdenziale, l’aliquota dovrebbe restare, parimenti, congelata ai valori del 2015, ossia al 23,50%.

Il “congelamento” dell’aliquota è stato deciso in attesa di una normativa che porti la contribuzione di autonomi e liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata al pari di quella prevista per artigiani e commercianti: i disegni di legge sinora presentati parlano di una nuova aliquota del 24%. Questo, poiché si tratta di lavoratori autonomi in entrambi i casi, e non appare giusto che la categoria dei “senza cassa” (così sono chiamati gli appartenenti alla gestione Separata) sia penalizzata rispetto a coloro che hanno i requisiti per iscriversi alle Gestioni Artigiani e Commercianti.

Collaboratori iscritti alla Gestione Separata

Il discorso non vale, invece, per i collaboratori (d’ora in poi soltanto Co.co.co, a causa dell’abolizione del contratto a progetto, operata dal Jobs Act): per loro, infatti, una quota della contribuzione (pari a due terzi) è pagata dal committente, pertanto non appare ingiusto equiparare l’aliquota della Gestione Separata a quella prevista per la generalità dei lavoratori dipendenti. Tanto più che, con le nuove norme restrittive del Decreto di riordino dei contratti [1], attuativo del Jobs Act, il contratto parasubordinato sarà sempre meno utilizzato.

Nuove professioni

Al contrario, saranno sempre di più le nuove professioni, e dunque aumenterà notevolmente il numero dei professionisti senza cassa, costretti ad iscriversi alla G.S. Vero è che più contributi si versano, più alta sarà la pensione, ed è altrettanto vero che, per avere accreditato un anno con la Gestione Separata, pur non esistendo minimali (diversamente da quanto avviene per Artigiani e Commercianti), si debba versare una cifra corrispondente, appunto, al minimale annuo per le Gestioni Artigiani e Commercianti.

Tuttavia, una contribuzione già di per sé così alta, pur essendo pagata a consuntivo, appare quasi vessatoria, per una categoria, comunque, che dispone di meno mezzi e di un’esigua organizzazione, se confrontata con la categoria imprenditoriale vera e propria. In definitiva, è giusto che pagare più contributi sia una libera scelta, e non una costrizione.

Gestione Separata e altre casse

Il problema, purtroppo, è sempre lo stesso, e cioè il rosso delle casse dell’Inps: la Gestione Separata è l’unica a non essere in perdita, poiché l’esiguità delle pensioni, in rapporto ai contributi versati, ne fanno una manna dal cielo, per l’Istituto. La Gestione Separata è difatti l’unica cassa che si autosostiene, poiché è stata istituita con la Legge Dini [2], pertanto contempla il calcolo esclusivamente contributivo, per le sue pensioni: essendo, poi, così giovane, i trattamenti a suo carico sono molto pochi, in rapporto ai versamenti. Senza considerare tutti i contributi pagati alla Gestione da chi utilizza i voucher per lavoro occasionale accessorio: potendo, ogni lavoratore, percepire una retribuzione lorda in buoni lavoro non superiore a 7.000 Euro annui, matematicamente non arriverà mai a versare il minimale previsto per Artigiani e Commercianti, pertanto non giungerà all’accredito annuale intero.

Il fatto, poi, che i contributi ivi versati non possano essere ricongiunti, ma solo totalizzati, ne aumenta ulteriormente la redditività, per l’Inps; anche i casi in cui la contribuzione sia convertita in pensione supplementare sono molto esigui, poiché i requisiti per ottenere il trattamento risultano parecchio stringenti.

In definitiva, anche se l’aliquota di autonomi e professionisti potrà restare ferma per lungo tempo, una retrocessione, nelle precarie condizioni attuali, è ancora difficilmente ipotizzabile. Malgrado un’esigenza di maggior tutela della categoria che sta emergendo sempre più, ed è richiesta da tempo a gran voce, allo Stato fa troppo comodo una categoria che versa senza prendere.

note

[1] D.lgs 81/2015.

[2] L. 335/1995.

Autore immagine: 123rf com

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