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Accertamenti fiscali nulli se l’ordine di servizio non è chiaro

22 ottobre 2015


Accertamenti fiscali nulli se l’ordine di servizio non è chiaro

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 ottobre 2015



Dirigenti illegittimi dell’Agenzia delle Entrate: il conferimento della delega coi poteri alla firma deve essere motivato e specifico.

Torna sempre a galla la vicenda dei dirigenti dell’Agenzia delle Entrate privi di poteri, decaduti con effetto retroattivo per via della pronuncia della Corte Costituzionale dello scorso marzo: con una recentissima sentenza, la CTP di Bari [1], confermando un proprio orientamento già manifestato in precedenti occasioni, ha dichiarato la nullità di un accertamento fiscale firmato da un funzionario privo della qualifica dirigenziale, tanto più che l’Agenzia delle Entrate non è riuscita, in processo, a provare l’esistenza di una specifica delega a questi conferita da un “vero” dirigente.

Insomma, non basta, al fisco, esibire un generico ordine di servizio, con cui viene conferita delega alla firma degli atti per conto del capo ufficio, senza che vengano specificate le motivazioni di tale delega e il tempo entro cui essa è operativa.

Non è tutto: per rendere la delega produttiva di effetti è necessario che con essa vengano conferiti i poteri a nominativi abilitati alla firma e, quindi, per come richiesto dalla legge [2], a un impiegato della carriera direttiva.

L’onere della prova di tutto ciò spetta unicamente all’Agenzia delle Entrate che, essendo in possesso di tutta la documentazione amministrativa per dimostrare tanto la regolarità della delega, quanto i poteri dei soggetti firmatari, con il relativo percorso curriculare e la posizione dirigenziale o meno, dovrà esibire la dimostrazione del proprio corretto operato. Al contribuente, dunque, non rimane che sollevare semplicemente l’eccezione di difetto di poteri e/o di genericità della delega.

Di recente, la Cassazione si è pronunciata “di striscio” sulla vicenda dei dirigenti illegittimi dell’Agenzia delle Entrate e, senza tuttavia prendere ancora posizione nel merito (la decisione, comunque, è attesa a breve) ha stabilito che il contribuente che voglia far valere la nullità dell’accertamento, deve attivarsi entro 60 giorni dalla notifica dell’atto. Non può, quindi, sollevare l’eccezione né in secondo grado, né in Cassazione, né tantomeno quando ormai gli è stata notificata la cartella esattoriale di Equitalia. Una posizione non condivisa dalla CTR Lombardia – tra le prime Corti a sostenere la posizione “pro contribuente” – secondo cui la nullità della firma può essere rilevata, anche d’ufficio, in ogni stato e grado del giudizio e, quindi, anche contro gli avvisi di pagamento dell’agente della riscossione.

note

[1] CTP Bari sent. 3262/2015.

[2] Art. 42 bis d.P.R. 600/1973.

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