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IRAN: presto lo stop alla doppia imposizione

1 Luglio 2016 | Autore:
IRAN: presto lo stop alla doppia imposizione

Accelera la ratifica della Convenzione contro le doppie imposizioni con l’Iran.

Il 25 marzo scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge di ratifica ed esecuzione della Convenzione contro le doppie imposizioni fra Italia ed Iran [1].

Che cosa sono le convenzioni contro la doppia imposizione

Le Convenzioni contro la doppia imposizione internazionale vengono siglati fra due (o più) Stati, per disciplinare e delimitare, in base al principio di reciprocità, la sovranità tributaria di ognuno degli Stati contraenti.

Si tratta di accordi internazionali che vengono redatti sulla base di appositi modelli di convenzione.

I più diffusi sono il modello dell’ONU, generalmente utilizzato per disciplinare gli accordi fra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo ed il modello di convenzione dell’ OCSE, cui si ispira la maggior parte delle Convenzioni stipulate dai Paesi dell’UE, Italia compresa.

Il modello di convenzione OCSE, utilizzato dall’Italia per regolamentare i propri accordi con gli Stati UE ed extra UE, viene periodicamente aggiornato.

Il testo generale oggi in vigore è quello del 2010, ma da allora la Commissione OCSE e l’UE hanno introdotto rilevanti variazioni sia nel testo che nel Commentario; tuttavia mentre il Commentario, che serve ad interpretare le norme della convenzione sotto il profilo dell’applicazione pratica, è immediatamente modificabile in quanto non ha valore giuridico di legge, sebbene si parli a tal proposito di soft law, gli articoli della Convenzione per poter essere modificati richiedono l’adozione di un nuovo modello di schema convenzionale.

Sembra che entro la fine di quest’anno dovrebbe essere approvato il nuovo modello di convenzione OCSE, aggiornato con le numerose modifiche previste dalle nuove direttive in materia di scambio informazioni, dalle modifiche alla definizione di stabile organizzazione, dalle modifiche agli articoli che si occupano di reddito d’impresa e di reddito professionale, alle modifiche che dovranno tener conto della implementazione di tutti i principi stabiliti dall’OCSE con il piano BEPS.

Le Convenzioni in generale hanno per oggetto le imposte sul reddito, ma a volte, possono occuparsi anche di imposte sul patrimonio.

Lo scopo dichiarato delle convenzioni, che servono a delimitare la potestà impositiva degli Stati contraenti, è quello di evitare la doppia imposizione ma, in realtà lo strumento convenzionale ha come obiettivo principale quello di evitare l’ evasione e l’elusione fiscale, cercando di eliminare anche le doppie non imposizioni o le doppie esenzioni.

L’iter delle Convenzioni contro le doppie imposizioni

La procedura che consente alle convenzioni di entrare nel sistema giuridico è piuttosto lunga e complessa.

La prima fase assume carattere politico, infatti, fra i due Stati che intendono addivenire all’accordo bilaterale, inizia una serie di contatti a livello diplomatico condotti dal Ministero per gli Affari Esteri per verificare se sussistono i motivi e le opportunità politiche ed economiche per poter ragionevolmente concludere il trattato.

Se la prima fase viene superata, inizia una fase tecnica durante la quale entrano in contatto le Amministrazioni Finanziarie dei due Stati, che si scambiano delle bozze di accordo (i drafts) indicando come intendono trattare le varie categorie di redditi ed eventualmente gli elementi del patrimonio.

Qualora l’Amministrazione Finanziaria non trovi ostacoli particolari nella bozza di accordo sottoposta dalla reciproca autorità dell’altro Stato contraente, cioé quanto proposto non sia incompatibile con le norme domestiche e con quelle del diritto dell’UE, allora inizia la terza fase, che è quella degli incontri ufficiali con la delegazione estera.

Si sceglie quale delle due bozze di accordo debba essere utilizzata come base comune di discussione e si inizia la discussione, articolo per articolo.

Gli articoli vengono analizzati eventualmente modificati ed approvati uno alla volta, fino alla stesura del trattato finale, che viene firmato per approvazione dai Capi delegazione (questa operazione si chiama parafatura).

Il testo parafato viene poi firmato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze nel nostro Stato e poi viene sottoposto alla ratifica del Parlamento.

Tuttavia, l’emanazione della legge di ratifica non perfeziona l’iter della procedura convenzionale.

La Convenzione, infatti, entra in vigore soltanto dopo che è avvenuto lo scambio degli strumenti di ratifica con l’altro Stato contraente.

Ciò avviene con lo scambio, per vie diplomatiche ufficiali, degli estremi delle rispettive leggi di ratifica.

Pertanto se uno Stato ratifica la Convenzione prima dell’altro occorre aspettare che anche quest’ultimo approvi il testo, solo dopo sarà possibile procedere allo scambio degli estremi delle leggi di ratifica (note).

La Convenzione contro le doppie imposizioni Italia – Iran

Il Consiglio dei Ministri, dunque, su proposta del Ministro degli Affari Esteri, ha approvato il disegno di legge di ratifica della Convenzione fra il Governo della Repubblica Italiana ed il Governo della Repubblica islamica dell’Iran per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con protocollo aggiuntivo, fatto a Teheran il 19 gennaio 2005.

La ratifica della Convenzione con l’Iran era ormai in attesa da anni, sospeso dalle sanzioni che gli Stati Uniti e l’UE (gruppo dei 5+1) avevano deciso di comminare all’Iran nel 2006 a seguito del mancato rispetto del protocollo sullo sviluppo del nucleare.

In data 16 gennaio 2016 le sanzioni sono state tolte a seguito della accettazione da parte dell’Iran dei protocolli e dei controlli di cui sopra, pertanto la diplomazia e la politica italiana si sono tempestivamente messe in movimento e, dopo aver ricevuto il Presidente dell’Iran in visita ufficiale in Italia, hanno permesso alle più importanti società italiane, pubbliche e private, di siglare importantissimi accordi economici con l’Iran, per circa 17 miliardi di euro.

Ovviamente a seguito della sottoscrizione di detti accordi le imprese italiane produrranno utili rilevanti, sui quali lo Stato intende vantare la propria potestà impositiva, da qui la necessità e l’urgenza di addivenire sollecitamente all’entrata in vigore della convenzione che attende ormai dal 2005 di vedere la luce.


note

[1] Comunicato stampa del CdM n. 109 del 25 marzo 2016.


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