Avvocati: sito e pubblicità su internet senza restrizioni

25 ottobre 2015


Avvocati: sito e pubblicità su internet senza restrizioni

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 ottobre 2015



Nuovo codice deontologico: abrogata la disposizione che imponeva agli avvocati di utilizzare solo un dominio proprio; via libera a pubblicità e sconti su internet.

Aspramente criticata sin dalla sua approvazione [1], la disposizione del codice deontologico che imponeva agli avvocati di apparire su internet solo a condizione che il dominio del sito fosse “proprio” non ci sarà più. Così come è stata eliminata la norma che vietava l’utilizzo di collegamenti pubblicitari sul sito stesso. Le modifiche sono state appena approvate dal Consiglio Nazionale Forense nei giorni scorsi dopo la sonora condanna inflitta dall’Antitrust per restrizione della concorrenza.

Di fatto, la norma (che avevamo già criticato, all’indomani della sua approvazione, in “No profilo Facebook dello studio legale”) impediva agli avvocati di aprire una pagina del proprio studio legale su un social network (come Linkedin, Facebook, ecc.) o su qualsiasi altro sito di proprietà di altri soggetti, per promuovere la propria professione, anche attraverso consigli, pareri o semplici informazioni alla clientela. La cosiddetta “fanpage” di Facebook era, quindi, la prima delle attività sotto accusa (si pensi alle tante pagine “Studio legale Marmocchio”, “Consulenza legale matrimoniale”, ecc.), in quanto il dominio (www.facebook.com) appartiene alla società di Mark Zuckerberg.

Ecco dunque la prima parte della norma [1] che viene cancellata:

L’avvocato può utilizzare, a fini informativi, esclusivamente i siti web con domini propri senza reindirizzamento, direttamente riconducibili a sé, allo studio legale associato o alla società di avvocati alla quale partecipi, previa comunicazione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza della forma e del contenuto del sito stesso.

 

Fortunatamente non è tutto. Ad essere oggetto di abrogazione è anche il successivo comma [2], quello che stabilisce che:

 

L’avvocato è responsabile del contenuto e della sicurezza del proprio sito, che non può contenere riferimenti commerciali e pubblicitari sia mediante l’indicazione diretta che mediante strumenti di collegamento interni o esterni al sito.

La norma è stata utilizzata per vietare agli avvocati di farsi pubblicità utilizzando il sistema di Google Adwords (in realtà, nei fatti, pochi sono stati gli studi che sono stati rispettosi del divieto in questo anno di vigenza) o qualsiasi altra forma esterna. Si pensi al sistema “Amica card”, o a “Groupon” che, invece, da oggi saranno completamente liberi: si tratta di piattaforme che garantiscono sconti ai propri iscritti, in modo da promuovere – nello stesso tempo – le attività degli inserzionisti. Ivi compresi, evidentemente, gli avvocati. Così, ora, quando si digiterà una ricerca su Google, con parole chiave come “matrimonio, divorzio, avvocato, cosa fare?” ben potrà apparire la pubblicità dello studio del professionista “Mario Rossi”, esperto in diritto matrimoniale, con il link al suo studio legale. Così come sarà possibile, per gli iscritti a Groupon di partecipare all’offerta della settimana, promossa dallo studio “Mario Bianchi”, che mira a far conoscere la qualità dei propri servizi.

In ultimo, con la modifica in commento non ci saranno più dubbi sulla possibilità, per gli avvocati, di inserire sul proprio blog, sito, portale, ecc. i codici di Google AdSense o altre concessionarie pubblicitarie e guadagnare attraverso i banner pubblicitari immessi (automaticamente) da terzi nelle proprie pagine.

Insomma, il sito internet dell’avvocato potrà essere anche un mezzo di guadagno fisso e stabile per quest’ultimo se saprà movimentarlo con pubblicazioni interessanti e di richiamo per i lettori. Da che cosa proverranno i primi introiti? Dalla pubblicità fornita dai principali circuiti di affiliazione. Il più usato in assoluto, come detto, è Google AdSense ma ce ne sono tantissimi altri (Ted’s, Zanox, Tradedoubler, JuiceAdv, ClickAdv, Banzai). Sono sistemi che fanno “girare” annunci pubblicitari sul blog e pagano con diversi meccanismi. Il più semplice è il pay-per-click, che registra quanti lettori del blog cliccano sull’inserzione e paga al raggiungimento di una certa soglia.

Se volessimo tracciare una media, si può dire che un sito riesce a portare a casa due euro ogni mille pagine sfogliate, che equivalgono a circa 500 visitatori. Un blog da mille visitatori al giorno, quindi, svilupperà circa cento euro al mese. Che sono già tantissimi, contando che la maggior parte dei blog non supera le trecento visite al giorno.

È evidente, quindi, che per guadagnare abbastanza ci vorrebbero centinaia di migliaia di visite al giorno, che solo i grandi siti di notizie riescono a generare.

note

[1] Art. 35 co. 9

[2] Art. 35 co. 10

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Salve, siccome non trovo notizia della modifica sul sito del CNF… è già ufficiale? Si sa quando è stata approvata (seduta, delibera..) e in che termini entra in vigore??

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