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News Premi ai dipendenti con benefits, sevizi e partecipazione agli utili

News Pubblicato il 25 ottobre 2015

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> News Pubblicato il 25 ottobre 2015

Dal 2016, previo accordo, possibile il pagamento in natura dei premi dei dipendenti.

D’ora innanzi i dipendenti potranno essere pagati, molto più facilmente, con beni, servizi o con partecipazione agli utili societari. I premi ai dipendenti con i benefits diventano, quindi, una realtà concreta anche per il nostro Paese.

Il mercato del lavoro, negli ultimi anni, è profondamente cambiato, dotandosi di nuovi strumenti e di un’elasticità che, sino a poco tempo fa, non era certamente ipotizzabile. Il Jobs Act, coi suoi decreti attuativi, è appunto la manifestazione ufficiale di questi cambiamenti: mutamenti che non sono ancora terminati, dato che, ad ogni normativa in attuazione della delega, si aggiungono ulteriori novità.

Una delle ultime innovazioni è la possibilità di sostituzione dei premi ai dipendenti in denaro con l’equivalente in beni e servizi. Certamente un risparmio per le aziende, che avranno la possibilità di detrarre dei costi in più, senza la corrispondente diminuzione della liquidità. Ma vediamo, più nel dettaglio, come funzionerà questa nuova possibilità, e quali saranno gli adempimenti necessari in merito.

 

Sgravi produttività 2016

Innanzitutto, per poter fruire delle agevolazioni, i premi ai dipendenti devono essere riconducibili alle azioni di welfare derivanti da contrattazione aziendale, alle erogazioni relative alla produttività o alla partecipazione agli utili aziendali.

Al posto delle erogazioni in denaro collegate a welfare, produttività o partecipazione, le aziende possono fornire beni o servizi.

In questo modo, gli extra avranno un regime di tassazione, per i dipendenti, ancora più favorevole rispetto alla tassazione sostitutiva del 10% prevista per le erogazioni in denaro: il Tuir ( Testo Unico Imposte sui Redditi), difatti, prevede l’esenzione dall’imponibile di diversi fringe benefits (tra i quali figurano i compensi in natura), nonché l’esenzione d’imposta, sino ad un tetto massimo, per i beni ed i servizi erogati ai dipendenti, i quali pertanto non concorreranno, entro il limite massimo, a formare il reddito di lavoro dipendente.

Per applicare il regime agevolato, tuttavia, le erogazioni devono essere effettuate in esecuzione di contratti collettivi aziendali o territoriali: questo è quanto stabilito dal nuovo Decreto di riordino dei contratti [1], che specifica, peraltro, che gli accordi debbano essere stipulati con le associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Non basterà, dunque, una rappresentanza sindacale qualsiasi, ma dovrà essere soddisfatto il requisito della rappresentatività a livello nazionale.

La sostituzione “denaro contro beni e servizi”, per fruire degli sgravi aggiuntivi, dovrà, in conclusione, oltre ad essere effettuata in applicazione di accordi collettivi con i sindacati comparativamente più rappresentativi, riferirsi a:

salari di produttività (premi legati a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione);

– forme di partecipazione agli utili dell’impresa;

piani di welfare aziendale.

Per valutare l’impatto della nuova agevolazione, bisognerà comunque vedere che cosa stabilirà il decreto che definirà i criteri per la verifica dei parametri di produttività: ove questi risultassero rigidi, è necessario che le aziende si muniscano di sistemi di monitoraggio delle performance, per verificare la rispondenza ai requisiti normativi per l’accesso agli incentivi.

note

[1] D.lgs. 81/2015.

Autore immagine: 123rf com


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