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Coppie gay: non trascrivibile il matrimonio celebrato all’estero. Ma…

16 marzo 2012


Coppie gay: non trascrivibile il matrimonio celebrato all’estero. Ma…

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 marzo 2012



La Cassazione dice no alla trascrizione in Italia dei matrimoni tra gay celebrati all’estero, ma apre la porta a una nuova era…

In Italia le coppie omosessuali non possono contrarre matrimonio. Qualcuno aveva allora pensato di sposarsi in un altro paese europeo (l’Olanda, per esempio) dove questo è possibile, per poi chiedere la trascrizione dell’atto nel nostro Stato. La Corte di Cassazione però ha negato tale possibilità [1], perché non prevista dalla legge; tuttavia, nella motivazione della sentenza, ha tirato una bacchettata al Parlamento e alla Corte Costituzionale, invitandole a sanare tale discriminazione.

Ricorda infatti la Cassazione che la Convenzione sui diritti fondamentali dell’Unione Europea – cui l’Italia aderisce e che pertanto è obbligatoria nel nostro Paese [2] – accorda ai gay il diritto a una vita familiare e di coppia. La stessa Corte di Giustizia Europea ha più volte chiarito che la diversità di sesso degli sposi non è più un presupposto fondamentale per la validità del matrimonio.

Pertanto, anche la nostra giurisprudenza si è dovuta e si deve adeguare a trattare le coppie omosessuali secondo par condicio rispetto a quelle etero. È lo stesso principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione che lo richiede.

Del resto, il concetto di “matrimonio” non è definito nella Costituzione, né nel codice civile o nelle leggi speciali: il che deve indurre a considerare l’istituto nella evoluzione sostanziale che ha avuto nell’ambito del costume sociale.

Così i la Suprema Corte da un lato invita il Parlamento a individuare le forme di tutela più pregnanti da riconoscere alle coppie omosessuali [3]; dall’altro incalza i gay a chiedere rinvii alla Corte Costituzionale affinché garantisca, in relazione “a ipotesi particolari”, trattamenti omogenei a prescindere dall’orientamento sessuale delle coppie.

 

 

note

[1] Cass. sent. n. 4184 del 15 marzo 2012.

[2] In realtà, la giurisprudenza non riconosce alla Convenzione sui diritti dell’uomo un carattere tipicamente obbligatorio all’interno degli Stati UE aderenti.

[3] Dando attuazione alle Risoluzioni del Parlamento europeo dell’8 febbraio 1994, del 16 marzo 2000, del 14 luglio 2001 e del 4 settembre 2003 sul tema dei diritti degli omosessuali e delle unioni tra gli stesi, rivolte agli Stati Membri dell’Unione Europea.

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