Tech | Editoriale

I rischi del cloud server

15 ottobre 2011


I rischi del cloud server

> Tech Pubblicato il 15 ottobre 2011



Necessaria una maggiore protezione dei dati personali contro i rischi connessi ai cloud servers sfruttati da pc, smartphone e tablet.

Il Garante della Privacy auspica una bussola per il “pollinico elettronico”.

Toni severi usati da Francesco Pizzetti, presidente dell’Autorità Garante per la Privacy, nell’annuale “Relazione sulla situazione della protezione dei dati personali”, presentata pochi giorni fa alle Camere.

L’autorità mette in guardia sui rischi che si possono correre con gli smartphone e le loro applicazioni “geo-localizzanti”, i tablet e i pc che sfruttano i nuovi cloud server, ossia quei sistemi che non hanno, al loro interno, un disco rigido e consentendo agli utenti di salvare i files in rete, con potenzialità praticamente infinite, ma che, nello stesso tempo, comportano la dislocazione dei dati nelle parti più diverse del pianeta.

C’è bisogno, secondo il Presidente, di una informativa dettagliata sui rischi della navigazione, come avviene per esempio nel campo dei medicinali. Quello che manca è la consapevolezza dei pericoli in cui ci si può imbattere navigando… a vista! Siamo tanti Pollicino che lasciano dietro di sé tanti sassolini, tracce del nostro passaggio che possono essere lette da chiunque.

L’informativa deve interessare soprattutto i giovani, che sono più a contatto con le nuove tecnologie rispetto agli altri utenti. “Il rischio – dice Pizzetti – è che da potenziali cacciatori si diventi allo stesso tempo delle probabili prede”.

Il gran numero di dati e informazioni contenuti nei cloud server – dalle rubriche telefoniche all’agenda, dalle foto alle annotazioni – possono essere conosciuti, trattati, conservati da terzi, soggetti dei quali il Garante non ha consapevolezza né controllo.

I controlli però non devono comportare bavagli, tiene a sottolineare Pizzetti. Ed è questa, la nuova sfida del legislatore.

Infine si è anche parlato dei limiti del nuovo Registro delle Opposizioni, che sarebbe dovuto servire a porre un freno alle continue invasioni della privacy dei consumatori. Sembra che questo registro non garantisca la protezione sperata. I limiti più evidenti sono quelli dell’individuazione della responsabilità di fronte ai trattamenti: responsabilità che si perde fra imprese, intermediarie e call center vari. Per questo motivo, prima che il Registro sia utilizzabile anche per il telemarketing (individuata come la forma più aggressiva di pubblicità), è necessaria un’azione di revisione.

Insomma, le zone inesplorate di questa giungla senza regole sono diverse, ma non per questo bisogna disperare. Basta avere una buona bussola!

di LUIGI GARGANO


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