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Visita di controllo del medico dell’Inps: se non sei a casa

25 ottobre 2015


Visita di controllo del medico dell’Inps: se non sei a casa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 ottobre 2015



Obbligo di reperibilità per il lavoratore dipendente in malattia: conseguenze per l’assenza dal domicilio indicato nel certificato medico.

Lavoratore in malattia: la reperibilità nei confronti del medico dell’Inps, per la cosiddetta visita fiscale o di controllo, è un vero e proprio obbligo per il dipendente che, in mancanza di valide ragioni, potrà incorrere non solo in conseguenze di tipo economico sulla retribuzione, ma anche disciplinari, sino al licenziamento. Vediamo, dunque, in questa sintetica scheda, cosa succede se il medico fiscale non trova il malato a casa e quest’ultimo non è in grado di fornire valide ragioni (v. dopo).

Se il lavoratore è assente alla visita di controllo domiciliare, effettuata dal “medico fiscale” dell’Inps presso l’indirizzo indicato nel certificato medico:

– avvisa il dipendente dell’obbligo di presentarsi il giorno successivo (se festivo, si considera il primo giorno lavorativo) alla visita di controllo ambulatoriale, salvo che il malato non debba riprendere l’attività lavorativa (si tratta del caso in cui la visita fiscale intervenga proprio l’ultimo giorno). Tale invito può essere consegnato a persona di famiglia eventualmente presente nell’abitazione del lavoratore;

– nello tesso tempo, comunica l’assenza del lavoratore all’INPS che, a sua volta, avvisa il datore di lavoro per gli opportuni provvedimenti.

Se il lavoratore non si reca neanche alla visita ambulatoriale, l’INPS ne dà comunicazione al datore di lavoro, invitando il lavoratore a fornire giustificazioni entro 10 giorni.

La semplice assenza ingiustificata del lavoratore dal domicilio indicato nel certificato medico come luogo per svolgere la visita di controllo, comporta la perdita del trattamento di malattia, con modalità differenti a seconda del momento in cui si è verificata l’assenza:

Prima visita: scatta la perdita totale di qualsiasi trattamento economico per i primi 10 giorni di malattia;

Seconda visita (si può trattare della visita medica ambulatoriale o di quella domiciliare): in questo caso, alla precedente sanzione viene aggiunta anche una riduzione del 50% del trattamento economico per il residuo periodo;

 

Terza visita l’erogazione dell’indennità economica previdenziale a carico INPS viene interrotta da quel momento e fino al termine del periodo di malattia.

Ad essere sanzionata è la semplice assenza dal domicilio, a prescindere dall’effettività della malattia. Per esempio, verrebbe comunque punito il dipendente che, pur malato, non si faccia trovare a casa. Anzi, addirittura in tali casi il comportamento potrebbe essere considerato ancora più grave perché il dipendente – in spregio al proprio obbligo di fedeltà con l’azienda – avrebbe pregiudicato una rapida convalescenza (si pensi al malato di polmonite che, comunque, vada in giro a fare acquisti).

Neanche la presenza del lavoratore alla visita ambulatoriale del giorno dopo potrebbe sanare la precedente violazione: si tratta, infatti, di due obblighi distinti, sicché il rispetto del secondo non sana l’inadempienza del primo.

Che succede se il lavoratore arriva all’ultimo minuto prima che il medico fiscale se ne sia andato? In questi casi, si può procedere ugualmente alla visita di controllo, tuttavia bisogna distinguere due diverse situazioni [1]:

– se il lavoratore si trovava presso una pertinenza della propria abitazione (cantina, garage, ecc.), l’iniziale irreperibilità non è qualificabile come una vera e propria assenza e il medico deve annotare la circostanza sul referto già redatto. Da ciò si può intuire che non è fatto divieto al malato di assentarsi dall’appartamento per recarsi, per esempio, in soffitta o in un’altra pertinenza se c’è altra persona di famiglia ad aprire la porta di casa, per non far andare via il medico;

– se il lavoratore proveniva da un luogo esterno al domicilio, si è allora in presenza di un’assenza sanzionabile anche se il medico ha potuto comunque effettuare la visita di controllo. Nel referto deve essere annotata l’esatta provenienza del lavoratore ai fini dell’irrogazione della sanzione.

La sanzione

L’assenza del lavoratore durante le fasce orarie di reperibilità configura un’inadempienza, non solo verso l’INPS, ma anche nei confronti del datore di lavoro, che ha interesse a ricevere regolarmente la prestazione lavorativa e perciò a controllare l’effettiva sussistenza della causa che impedisce tale prestazione.

Il lavoratore può essere sanzionato anche con il licenziamento per giusta causa, ma il provvedimento deve essere valutato caso per caso, in relazione alla gravità dell’inadempienza specifica. In ogni caso, come anticipato poc’anzi, la sanzione scatta a prescindere dalla sussistenza o meno dello stato di malattia in quanto l’illecito punito è proprio quello della irreperibilità.

In ogni caso, le sanzioni disciplinari devono essere proporzionate al comportamento tenuto complessivamente dal lavoratore nel corso dell’intero rapporto di lavoro. Ad esempio, è illegittimo il licenziamento irrogato ad una lavoratrice, affetta da sindrome ansioso-depressiva, che si sia recata in spiaggia. In questo caso la breve assenza non assume rilevanza, in mancanza di altri elementi che ne evidenzino l’influenza negativa sia sullo stato di salute sia sull’assetto funzionale del rapporto di lavoro [2].

Il licenziamento può scattare anche se non espressamente previsto, come sanzione per la mancata reperibilità, nel codice disciplinare: infatti il potere di recedere dal rapporto per giusta causa o per giustificato motivo deriva direttamente dalla legge.

Se il contratto collettivo prevede l’obbligo per il lavoratore in malattia di comunicare al datore di lavoro l’allontanamento dal proprio domicilio durante le fasce orarie di reperibilità, il lavoratore assente al momento della visita domiciliare che non abbia effettuato tale comunicazione può essere sanzionato disciplinarmente anche se l’assenza è dovuta ad un giustificato motivo [3].

Come contestare la dichiarazione di irreperibilità?

Se il medico certifica l’impossibilità di eseguire il controllo per l’assenza del lavoratore dal domicilio, a quest’ultimo è sempre consentito difendersi; in particolare egli può:

– fornire la prova contraria, dimostrando di essere stato, invece, presente nel luogo indicato dal certificato medico. Si pensi, per esempio, al caso in cui il medico abbia sbagliato campanello. Non è considerata una valida giustificazione il fatto che il citofono non funzionasse o che il malato non abbia sentito bussare, anche se affetto da ipoacusia (leggi: “Visita fiscale: se il citofono non funziona o non senti il medico bussare”);

– fornire la prova di una giusta causa che lo abbia tenuto lontano, per ragioni eccezionali, dal domicilio (per conoscere quali sono i “giustificati motivi” da fornire al datore di lavoro, in caso di assenza, leggi: “Visita medica di controllo dell’Inps per malattia: le giustificazioni”).

Le sanzioni non vengono comminate nelle seguenti ipotesi:

ricovero ospedaliero: il lavoratore, dunque, potrebbe dare prova che, nel momento in cui è arrivato il medico fiscale, questi si era invece recato in ospedale per un ricovero;

periodi già accertati da precedente visita di controllo;

– assenza dovuta a giustificato motivo. Secondo l’Inps [4] il giustificato motivo ricorre nelle seguenti ipotesi:

a- forza maggiore;

b- situazioni che abbiano reso imprescindibile ed indifferibile la presenza del lavoratore altrove;

c- concomitanza di visite, prestazioni e accertamenti specialistici quando si dimostri che le stesse non potevano essere effettuate in ore diverse da quelle corrispondenti alle fasce orarie di reperibilità [5].

Non si salva dalla sanzione il lavoratore che abbia comunicato in anticipo la propria assenza al datore di lavoro o all’INPS: egli è comunque tenuto a fornire la documentazione per giustificare la propria assenza alla visita domiciliare [6].

L’elenco delle valide motivazioni indicate dall’Inps come esonero dall’obbligo della reperibilità non si considera tassativo, per cui i tribunali hanno elaborato una loro definizione di giusta causa: secondo i giudici si considera tale ogni serio e fondato motivo che rende plausibile l’allontanamento del lavoratore dal proprio domicilio.

note

[1] Mess. INPS n. 13385 del 21.10.1999.

[2] Cass. sent. n. 21621/2010.

[3] Cass. sent. n. 1481/2000

[4] INPS circolare n. 183 dell’8.08.1984.

[5] Cass. sent. n. 3921 del 20.02.2007.

[6] INPS circolare n. 147 del 15.07.1996.

Autore immagine: 123rf com


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7 Commenti

  1. Salve, vorrei solamente aggiungere che dichiarare che il medico abbia sbagliato campanello o appartamento non e’ affatto cosa facile. Infatti oltre a dover dimostrare l’assenza si dovrebbe sporgere querela di parte per falso in atto pubblico del dottore…Salve

  2. Buongiorno vorrei sapere se la giustificazione nel giorno che sono arrivati gli ispettori del medico di base e valida per l’imps? grazie

  3. buogiorno ,vorrei sapere , se un lavoratore è assente alla prima visita fiscale , l’imps comunica al datore di lavoro tale assenza .
    Quanto tempo ha il datore di lavoro per comunicare al dipendente ,che deve giustificare la mancata presenza alla visita fiscale?
    Grazie

  4. ho ricevuto l’esito di visita medica di controllo da parte dell’INPS per un dipendente, il documento cita questo:
    Esito: visita non effettuata.
    Cosa vuol dire che non è stata eseguita o che non è stato possibile eseguirla a causa dell’assenza del dipendente?

    Grazie

  5. Buongiorno, gli orari di visita previsti dal mio medico d base sono a giorni alterni o dalle 16 alle 19 o dalle 9.30 alle 12.30. Poichè il medico non si trova nel mio comune di residenza (per questioni logistiche l’ho tenuto nei pressi della precedente residenza, nonchè vicino al lavoro) ed impiego circa un’ora ad andare e tornare dallo studio medico, pertanto prima di recarmici per una visita, avviso sempre il datore di lavoro. Per l’ultima visita avvenuta oggi ho avvisato tramite e-mail l’ufficio preposto che non ci sarei stata per la mattinata (essendo l’orario odierno dalle 9.30 alle 12.30) e di contro mi è stato richiesto, sempre dal datore di lavoro, un giustificativo del medico che indicasse che non avrei potuto fare la visita in orari differenti da quelli di reperibilità. Il mio medico non ha raccolto la richiesta fornendomi “solo” il giustificativo per il tempo passato in studio più la stampa generica degli orari di visita dello studio. Secondo voi i documenti forniti all’azienda, sono contestabili? Inoltre posso mantenere il medico di base fuori provincia (il medico è consapevole della mia residenza e non ha mai sollevato problemi e i miei documenti sanitari sono allineati alla residenza)? E in ultimo, è lecito che l’azienda (Assicurazione) mi chieda tali giustificazioni a priori? Non dovrebbero essere richieste a posteriori in caso di visita effettiva con riscontrata reperibilità? Grazie.

  6. ritengo di avere subito una grande ingiustizia in quanto dopo una caduta e dopo un periodo di immobilita mi è peggiorata asma e devo usare il respiratore con cpap quel giorno non avevo dormito tutta notte e mi sono addormentata di giorno alle 12 ,05 bussò il medico fiscale e io non lo sentii ma i datori di lavoro vogliono applicare la sanzione disciplinare compromettendo tanto della mia famiglia in quanto ho la 104 e assisto mia madre anziana nulla tenente come posso difendermi ?

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