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Quanto salirà la bolletta della luce col canone Rai?

26 ottobre 2015


Quanto salirà la bolletta della luce col canone Rai?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 ottobre 2015



Legge di Stabilità 2016: così il canone Rai farà rincarare la bolletta; il voto del referendum del 1995 tradito e l’abuso di posizione dominante.

A partire dal prossimo febbraio 2016, le bollette della luce saranno più salate: nell’arco dell’anno si pagherà 100 euro in più che saranno versati – stando all’ultima versione della legge di Stabilità, così corretta all’ultimo minuto – tutti in un’unica soluzione con la bolletta di febbraio 2016. La soluzione non piace alle associazioni di tutela dei consumatori che avevano preferito la prima versione, ossia un canone spalmato in sei bimestralità, con un aggravio, quindi, sulla singola fattura, di circa 16,66 euro, ossia di un sesto di 100 euro. Sul punto,sarà decisivo il confronto in Parlamento per decidere quale delle due modalità reggerà l’esame dei rappresentanti del popolo. La seconda soluzione si presta, peraltro, a risolvere più facilmente il caso di passaggio di compagnia elettrica in corso dell’anno.

È questo uno degli effetti del nuovo procedimento di riscossione del Canone Rai voluto dalla legge di Stabilità per il 2016 e che entrerà in vigore già dal prossimo anno. In buona sostanza, i contribuenti (perché tali sono considerati i soggetti tenuti al pagamento del canone, trattandosi di una vera e propria imposta) dovranno pagare 100 euro in un’unica soluzione.

È ancora incerto se, oltre al balzello per il canone Rai, ci sarà anche un’ulteriore maggiorazione dovuta per il compenso che la società di fornitura dell’energia elettrica potrebbe chiedere per l’attività di riscossione e intermediazione, che non rientra tra le proprie tipiche attività. Il Governo ha assicurato che non saranno dovute ulteriori somme, ma c’è da scommettere che in Parlamento la questione sarà oggetto di accanita battaglia e, alla fine, qualcosa potrebbe uscire a titolo di rimborso spese.

La nuova norma presume, in automatico, che tutti i titolari di un contratto di energia elettrica posseggano anche un televisore. Tuttavia, se così non dovesse essere, l’utente (in questo caso “non contribuente”) potrebbe sempre presentare una dichiarazione all’Agenzia delle Entrate chiedendo lo scorporo del canone dalla bolletta. Per maggiori informazioni leggi: “Canone RAI, contratto della luce intestato ad altri: la dichiarazione per non pagare”.

La volontà degli italiani non è stata rispettata

Forse l’aspetto più grave collegato alla nuova modalità di riscossione del canone Rai è la totale indifferenza del Governo (di questo, ma anche di quelli passati) nei confronti della volontà popolare che, con referendum dell’11 giugno 1995, aveva detto “sì” alla privatizzazione della Rai. Gli italiani favorevoli a una tv pubblica, ma amministrata e finanziata secondo logiche privatistiche, erano stati quasi 14 milioni (il 54,90% dei votanti), a fronte invece degli 11milioni contrari (il 45,10% dei votanti). Insomma, il voto doveva dire addio al canone Rai e a qualsiasi altra imposta, per aprire la strada a sistemi di remunerazione simili a quelli delle altre tv private (vedi, per esempio, la pubblicità).

Peraltro, proprio perché finanziata non solo con la pubblicità ma anche con le imposte, la Rai compie ormai da decine di anni un abuso di posizione dominante nei confronti delle concorrenti rivali, le quali non possono accedere ad alcun sostegno pubblico mediante tassazione, ma devono fare “tutto da sé” e, nel caso di emittenti private locali, si tratta di costi spesso insostenibili. Evidentemente è opinione dei nostri politici e amministratori che alla Rai tutto sia dovuto, e se qualcuno si permette a farle i conti in tasca, contestando le spese milionarie di ospiti “d’eccezione” subisce pure una dura censura.

Scopo, inoltre, del referendum del ’95 era svincolare la Rai dal controllo parlamentare, che di fatto si sostituisce a quello dell’Iri, l’azionista unico. Invece il Parlamento ha approvato una legge sui criteri di scelta del Cda Rai, ma non s’è fatto cenno della possibilità di privatizzarla.

In definitiva, il risultato del referendum è stato totalmente tradito e, anzi, oggi, con l’enforcement della “riscossione coattiva” del canone Rai – pena la segnalazione all’Agenzia delle Entrate – c’è da pensare che l’esecutivo non voglia proprio andare incontro a quello che gli italiani avevano deciso ben 20 anni fa. Per quanto a diversi politici questa privatizzazione non vada proprio giù, il rispetto della volontà popolare – almeno in un regime democratico – dovrebbe essere al primo posto.

Mancano soldi alla Rai? Di ridurre e razionalizzare le spese non se ne parla, aumentiamo le tasse anche senza il minimo pudore civico e, soprattutto, complichiamo la vita agli italiani. Che da oggi saranno alle prese con nuove problematiche per non pagare due volte la stessa imposta sulla seconda casa o nel caso di immobile dato in affitto.

Ma così è. Se vi pare…

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