Professionisti Garanzie dell’accordo o del piano del consumatore

Professionisti Pubblicato il 27 ottobre 2015

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Sovraindebitamento: l’accordo e il piano del consumatore disciplinati dalla L. 3/2012 dopo la riforma.

La L. 3/2012, rubricata “Procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio”, prevede tre procedimenti di composizione delle crisi da sovraindebitamento:

– l’accordo con i creditori

– il piano del consumatore

– la liquidazione del patrimonio del debitore.

Mentre la prima e l’ultima delle procedure possono essere attivate sia dagli imprenditori, individuali e collettivi, non assoggettabili alle procedure concorsuali (ma più in generale anche da coloro che esercitano professionalmente attività produttive non imprenditoriali, benché la legge non ne faccia espressamente menzione), sia dai consumatori, la seconda è riservata in via esclusiva a questi ultimi.

L’elemento di maggior differenza fra le due procedure è costituito dal diverso trattamento al quale sono sottoposti i creditori:

– l’accordo non può essere omologato se non vi abbiano aderito, direttamente o mediante silenzio-assenso, tanti creditori che rappresentino almeno il 60% del valore dei crediti aventi diritto di voto;

– il consenso del ceto creditizio è assolutamente irrilevante al fine dell’omologazione del piano del consumatore (l’impressione complessiva è quella di una normativa tutta sbilanciata a favore di quest’ultimo).

Quanto alla situazione dei creditori rispetto all’omologazione del piano spicca il mancato richiamo al principio della par condicio. In ogni caso, tanto il piano quanto la proposta di accordo devono essere idonei ad assicurare:

a) il regolare pagamento dei crediti impignorabili;

b) il pagamento integrale, ancorché dilazionato, dei tributi costituenti risorse proprie dell’Unione europea, dell’Iva e delle ritenute operate e non versate;

c) il soddisfacimento, anche parziale, dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, purché previsto in misura non inferiore a quella realizzabile in caso di liquidazione dei beni o dei diritti sui quali insiste la causa di prelazione, tenendo conto del valore di mercato, come attestato dall’organismo di composizione della crisi, e della collocazione preferenziale del credito.

Proprio dalla considerazione del trattamento a cui sono assoggettati questi ultimi crediti inizia a emergere il disfavore che il legislatore riserva ai creditori del consumatore rispetto al piano, il quale può anche prevedere una moratoria fino a un anno dall’omologazione per il pagamento dei crediti con prelazione, senza alcuna apparente giustificazione, dal momento che non vi è alcun interesse — se non quello dello stesso debitore — a conservare intatto un patrimonio improduttivo.

Singolarmente, invece, nessuna analoga moratoria può essere contemplata nella proposta di accordo con i creditori, se non quando essa sia stata formulata da un imprenditore (non da un consumatore, dunque, né da un professionista) o preveda la prosecuzione dell’attività di impresa; e ciò, anche se la liquidazione mediante alienazione di un’azienda integra, ancorché non operativa, potrebbe produrre un migliore soddisfacimento per i crediti.

Nulla è detto, poi, in ordine al trattamento dei creditori chirografari e, particolarmente, al rispetto del principio della par condicio fra costoro, ai fini della determinazione del contenuto dell’accordo e del piano; anzi, la circostanza che in ambedue le fattispecie sia consentita la suddivisione dei creditori in classi parrebbe proprio preordinata a consentire un soddisfacimento differenziato per ciascuna classe.

Tuttavia, a differenza di quanto avviene per il concordato preventivo e fallimentare, non vengono precisati né i criteri secondo i quali le classi devono essere formate, né la funzione che svolgono nell’ambito del procedimento.

Il vuoto normativo su questi aspetti solleva uno fra gli interrogativi di più ardua soluzione concernenti la normativa in esame.

Da un lato, vi è chi, muovendo dalla natura indiscutibilmente concorsuale dell’accordo con i creditori e del piano del consumatore, ne deduce che il contenuto di ambedue dovrebbe essere predisposto nel rispetto del principio della parità di trattamento fra i creditori, anche se esso non è espressamente richiamato dalla legge. Di conseguenza, si dovrebbe anche ritenere che, se si opta per la suddivisione dei creditori in classi, queste debbano essere formate da crediti aventi la stessa natura giuridica e che siano espressione di interessi economici omogenei, per i quali deve ovviamente essere proposto il medesimo livello di soddisfacimento.

Di contro vi è chi sostiene che il silenzio della legge lasci assoluta libertà nella predisposizione del programma di composizione della crisi, cosicché — salvo quanto è previsto espressamente per alcune categorie di crediti: i crediti impignorabili, tributari, assistiti da cause di prelazione — i creditori non dovrebbero essere soddisfatti secondo la regola del concorso, potendo essere contemplate condizioni differenti per ciascuno, a prescindere dall’inserimento o meno in specifiche e differenti categorie o classi.

In assenza di posizioni definitive su tale problema non può che darsi una lettura estensiva delle norme vigenti, improntata al favor nei confronti del consumatore, che connota in genere tutta la disciplina in questione.

Contenuto dell’accordo o del piano del consumatore

L’art. 8 L. 3/2012 prevede che la proposta di accordo o di piano del consumatore prevede la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei crediti futuri.

Nei casi in cui i beni e i redditi del debitore non siano sufficienti a garantire la fattibilità dell’accordo o del piano del consumatore, la proposta deve essere sottoscritta da uno o più terzi che consentono il conferimento, anche in garanzia, di redditi o beni sufficienti per assicurarne l’attuabilità.

Nella proposta di accordo sono indicate eventuali limitazioni all’accesso al mercato del credito al consumo, all’utilizzo degli strumenti di pagamento elettronico a credito e alla sottoscrizione di strumenti creditizi e finanziari.

Con riferimento alla proposta di accordo o di piano del consumatore presentata da parte di chi svolge attività d’impresa, possono prestare garanzie patrimoniali i consorzi fidi autorizzati dalla Banca d’Italia nonché gli intermediari finanziari iscritti all’albo assoggettati al controllo della Banca d’Italia.

Le associazioni antiracket e antiusura iscritte nell’albo tenuto presso il Ministero dell’interno possono destinare contributi per la chiusura di precedenti esposizioni debitorie nel percorso di recupero da sovraindebitamento così come definito e disciplinato dalla presente legge. Il rimborso di tali contributi è regolato all’interno della proposta di accordo o di piano del consumatore.

La proposta di accordo con continuazione dell’attività d’impresa e il piano del consumatore possono prevedere una moratoria fino a un anno dall’omologazione per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, salvo che sia prevista la liquidazione dei beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione.

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