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Eredità: quando il coniuge eredita tutto

27 Luglio 2022 | Autore:
Eredità: quando il coniuge eredita tutto

Chi non ha figli né ascendenti, può lasciare tutta l’eredità al coniuge ma, se muore senza testamento, spetta una quota anche a fratelli e sorelle.

Una volta deceduto un familiare, l’individuazione degli eredi e delle quote a ciascuno spettanti sull’eredità, è fortemente condizionata dalla presenza o meno di un testamento. A seconda dei casi, può accadere che subentrino nel patrimonio del defunto, fratelli e sorelle, nipoti o parenti più lontani, così come esistono ipotesi in cui tutta l’eredità viene devoluta ad un solo soggetto. Vediamo quando il coniuge eredita tutto e quando, invece, anche altri familiari hanno diritto ad una quota dell’eredità.

Il testamento può prevedere come unico erede il coniuge solo se non ci sono figli né ascendenti. I fratelli e le sorelle del defunto hanno diritto ad una quota di eredità quando così prevede espressamente una disposizione testamentaria oppure quando il soggetto muore senza lasciare testamento.

Per verificare i diritti del coniuge e dei fratelli, in assenza di figli del defunto, occorre distinguere tra successione con testamento e successione senza testamento.

Eredità coniuge: successione con testamento

La legge lascia piena libertà nella devoluzione dell’eredità tramite testamento purché vengano rispettate le cosiddette quote di legittima, riservate ad alcuni familiari particolarmente stretti e cioè: coniuge, figli e genitori.

Tali soggetti, definiti eredi legittimari, hanno diritto per legge ad una quota dell’eredità e possono impugnare il testamento se questa viene lesa.

Ovviamente, se il testatore decide di lasciare tutto al coniuge e non ci sono né figli né genitori, non si pone alcun problema di possibile lesione di legittima. L’eredità, in assenza di ulteriori eredi legittimari, può essere devoluta interamente al coniuge.

Difatti, in caso di successione testamentaria, i fratelli e le sorelle del defunto non hanno alcun diritto sull’eredità e, se esclusi dal testamento, non possono impugnarlo per lesione di legittima. Il testatore può liberamente decidere di non devolvergli alcuna quota in quanto essi non vengono inclusi dalla legge tra gli eredi legittimari.

Eredità coniuge: successione senza testamento

Diversa l’ipotesi in cui il soggetto muore senza lasciare testamento. In questo caso, infatti, la legge prevede che l’eredità venga divisa tra il coniuge e i figli. Se però mancano i figli e vi sono fratelli o sorelle del defunto, l’eredità spetta per 2/3 al coniuge superstite e per la restante parte ai fratelli e sorelle (ed eventualmente ai genitori).

Se manca il testamento, il coniuge non può ereditare tutto ma concorre (nei limiti indicati dalla legge) con i fratelli, le sorelle e gli ascendenti del defunto. Le quote individuate dalla legge sono le seguenti:

  • coniuge e un figlio: 1/2 al coniuge e 1/2 al figlio
  • coniuge e due o più figli: 1/3 al coniuge e 2/3 ai figli
  • coniuge e ascendenti o fratelli/sorelle del defunto: 2/3 al coniuge e 1/3 ad ascendenti o fratelli/sorelle

Se, invece, il defunto muore senza lasciare coniuge, le quote ereditarie sono per legge così distribuite:

  • un solo figlio: eredita tutto per intero
  • più figli: ereditano tutto in parti uguali
  • solo ascendenti: 1/2 linea paterna – 1/2 linea materna
  • solo fratelli e sorelle: 1/1 ripartito in parti uguali.

Dunque, in sintesi, se si decide di fare testamento, in assenza di figli e genitori, si può lasciare liberamente tutto al coniuge, senza che i fratelli possano vantare alcuna pretesa sull’eredità.

Se però, il testamento non viene redatto, è la legge a regolare la successione ereditaria. Di conseguenza, il coniuge diventerà erede per 2/3 e i fratelli e sorelle per la parte residua.

Quali diritti ha il coniuge separato 

La separazione coniugale non determina, a differenza del divorzio, la cessazione degli effetti civili del matrimonio. Di conseguenza, il coniuge separato ha gli stessi diritti successori spettanti al coniuge non separato.

Fa eccezione il caso in cui al coniuge sia stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato: in tale ipotesi, egli ha diritto soltanto ad un assegno vitalizio se al momento dell’apertura della successione godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto. L’assegno è commisurato alle sostanze ereditarie e alla qualità e al numero degli eredi legittimi, e non è comunque di entità superiore a quella della prestazione alimentare goduta. Lo stesso vale quando la separazione sia stata addebitata ad entrambi i coniugi.

Il coniuge divorziato, invece, cessa di essere erede legittimario e, pertanto, non ha alcun diritto sull’eredità, salvo che il defunto non gli abbia lasciato beni o diritti mediante testamento (nell’ambito della quota disponibile).


note

Autore immagine: 123rf com


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