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Accertamento da redditometro valido anche senza motivazione

28 Ottobre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 Ottobre 2015



Sufficiente il possesso di determinati beni o la fruizione di servizi per desumere il reddito del contribuente.

 

Pienamente valido l’avviso di accertamento che contiene solo gli indici di capacità contributiva, sebbene non motivato; il contribuente potrebbe invocare, a propria difesa, il fatto che le spese più alte siano state sostenute dal coniuge ma, in tal caso, dovrebbe documentarlo di in modo specifico. È quanto stabilito dalla Cassazione con una recentissima sentenza [1].

Vediamo, nel dettaglio, come funziona l’accertamento da redditometro, e come ci si può difendere, alla luce delle ultime pronunce giurisprudenziali.

Accertamento da redditometro

L’accertamento è il procedimento utilizzato dall’Agenzia delle Entrate per determinare imponibile e imposta del contribuente. Può essere di diversi tipi:

accertamento analitico: è l’accertamento mediante il quale l’Amministrazione Finanziaria ricostruisce l’imponibile considerando le singole componenti di reddito; è utilizzato quando si conoscono già le fonti di reddito del contribuente;

accertamento sintetico: è l’accertamento mediante il quale l’Amministrazione Finanziaria ricostruisce l’imponibile partendo da elementi e circostanze di fatto certi, ma non dalle singole componenti di reddito; è ammesso solo se il reddito accertabile si discosta di oltre un quarto da quello dichiarato.

L’accertamento ai fini Irpef detto “da redditometro” è un accertamento di tipo sintetico, che ha lo scopo di determinare il vero reddito del contribuente basandosi su indici di capacità contributiva.

Gli indici di ricchezza sono costituiti dal possesso di determinati beni (fabbricati, natanti, autoveicoli, cavalli) o dalla fruizione di determinati servizi (vacanze, iscrizioni a club, collaboratori familiari): i beni ed i servizi “incriminati” compaiono in un’apposita tabella [2], alla quale il Fisco fa riferimento. Da questi indici l’Agenzia delle Entrate quantifica il reddito, utilizzando i coefficienti stabiliti dalla normativa.

In pratica, laddove il tenore di vita che appare dalle spese per beni e servizi non sia compatibile col reddito del contribuente, scatta l’accertamento fiscale, e viene determinato quello che, secondo l’Amministrazione Finanziaria, è il reddito reale.

Accertamento non motivato

Se l’accertamento si basa su dati e certi e incontestabili, come il possesso di beni costituenti indicatori della capacità contributiva, l’Agenzia delle Entrate non è costretta a motivare i criteri adottati in concreto per determinare il reddito.

La sottrazione all’obbligo di motivazione, confermata dall’ultima sentenza della Cassazione poc’anzi citata, è giustificata poiché l’atto si fonda su parametri prestabiliti. Pertanto, l’Agenzia è dispensata da fornire ulteriori prove, oltre agli indicatori su cui l’accertamento si è basato.

Difendersi dall’accertamento da redditometro

Contro l’accertamento da redditometro, una volta dimostrati gli indicatori di “ricchezza” da parte del fisco, è il contribuente a dover dimostrare che il reddito presunto non corrisponde a quello reale.

Ad esempio, provando, con documentazione alla mano, che è stato un altro soggetto ad effettuare i pagamenti, oppure che il reddito aggiuntivo deriva da somme non imponibili o esenti.

Nel caso in cui non si disponga di prove contrarie, nulla si potrà eccepire contro l’accertamento.


note

[1] Cass. Sent. 20649/2015.

[2] Tab. All. D.M. 10/09/1992.

Autore immagine: 123rf com


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