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Lo sai che? Canone Rai in bolletta: prova e presunzione di possesso della televisione

Lo sai che? Pubblicato il 29 ottobre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 ottobre 2015

La Rai non deve dimostrare il possesso della TV perché la nuova norma opera un’automatica presunzione di possesso.

La legge di Stabilità 2016 ha previsto il pagamento del canone Rai con la bolletta della luce, questo perché, in virtù della nuova norma, lo Stato presume il possesso di un televisore per tutti i contribuenti che hanno stipulato un contratto per la fornitura di energia elettrica.

Su questo punto sono però necessari due importanti chiarimenti, anche alla luce del dibattito che si sta aprendo sui forum e in rete.

A chi spetta la prova: alla Rai o al cittadino?

Grazie alla nuova norma, la Rai non dovrà più dimostrare, in un eventuale contenzioso, che il contribuente è titolare o possessore di un apparecchio televisivo. Sarà piuttosto il contrario: dovrà cioè il cittadino provare che, in casa propria, non vi è alcuna tv.

Tutto ruota intorno al concetto di presunzione: con questo termine si realizza quella che, in gergo tecnico, viene detta “inversione dell’onere della prova”. In buona sostanza il titolare della pretesa economica (in questo caso la Rai) è dispensato dalla prova, ma è sempre consentita la prova contraria.

Il testo della nuova norma è, infatti, abbastanza chiaro in tale senso. Non è più solo la presenza di un impianto atto alla captazione di onde elettriche a far scattare la presunzione di possesso della televisione.  La stessa presunzione –  recita la legge appena introdotta – sussiste in caso di esistenza di una utenza per la fornitura di energia elettrica ad uso domestico con residenza anagrafica presso il luogo di fornitura. Allo scopo di superare tale presunzione è ammessa solo l’autocertificazione sostitutiva, e nel caso di falsità della stessa scattano le sanzioni anche penali.

Non è sufficiente lo scontrino della tv

Il secondo chiarimento riguarda il presupposto di imposta. La norma, anche nella vecchia formulazione, riconduce l’obbligo di pagamento anche al semplice possesso e non solo alla titolarità. Per cui, volendo dimostrare che in casa l’apparecchio televisivo è stato acquistato da altro soggetto, esibendo la relativa fattura (si pensi alla televisione acquistata dal padre, che tuttavia abita in un’altra dimora) non si è dispensati dal pagamento del canone stesso, e questo perché comunque si fruisce dell’apparecchio.

Insomma, il concetto di “possesso” è sicuramente più ampio rispetto a quello di titolarità che, invece, spetta solo al soggetto acquirente.

Per comprendere meglio le implicazioni di quanto appena detto, si pensi al caso di un appartamento condiviso da tre studenti universitari, con un’unica televisione in soggiorno, acquistata da uno solo di loro. Per quanto possa apparire strano, in tale ipotesi a pagare il canone dovranno essere tutti e tre: ciascuno di essi, cioè, dovrà versare un autonomo canone Rai, a importo pieno, non potendo essere invece divisa tra loro la spesa. Solo dimostrando che l’apparecchio viene utilizzato in via esclusiva da uno degli studenti (che, per esempio, lo ha chiuso dentro la propria camera impedendone l’uso agli altri), gli altri due potranno evitare l’imposta.

note

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Mi sembra che questa legge abbia qualche contraddizione: se la tassa è sul possesso, chi ha 2 televisori dovrebbe pagare 2 canoni, mentre nel caso di 3 studenti universitari con un solo apparecchio di proprietà di uno di loro, solo quest’ultimo dovrebbe pagare il canone. Insomma la pretesa di far passare questa legge come una tassa sulla proprietà viene continuamente smentita dai contenuti. Nessun professionista in campo legale ha chiesto a chi di dovere di invalidare la legge?

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