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Canone Rai in bolletta: la presunzione di possesso della televisione

23 Settembre 2022
Canone Rai in bolletta: la presunzione di possesso della televisione

La Rai non deve dimostrare il possesso della TV perché per legge è automatica la presunzione di possesso.

A partire dal 2016, il canone Rai è addebitato direttamente nella bolletta della luce dell’abitazione di residenza. L’addebito è automatico un quanto lo Stato presume il possesso di un televisore per tutti i contribuenti che hanno stipulato un contratto per la fornitura di energia elettrica per l’abitazione in cui risiedono.

Sono però necessari importanti chiarimenti per capire come funziona, in relazione al canone Rai in bolletta, la presunzione di possesso della televisione. La presunzione non si applica, infatti, a chiunque possieda un’utenza dell’energia elettrica e in ogni caso essa ammette la prova contraria (chiaramente in capo al contribuente).

Canone Rai: per quali bollette

Il canone Rai non è addebitato in tutte le bollette relative alla fornitura di energia elettrica, ma solo in quelle relative ad uso domestico residente. Infatti, la presunzione che il contribuente possegga almeno un televisore se ha un’utenza di energia elettrica, si applica soltanto alle utenze domestiche ad uso residenziale. Sono, quindi, escluse le utenze non domestiche (per esempio, negozi e uffici) e quelle domestiche ove il contribuente non abbia la residenza.

Canone Rai: a chi spetta la prova del possesso del televisore

La Rai non deve dimostrare, in un eventuale contenzioso, che il contribuente è titolare o possessore di un apparecchio televisivo. Sarà piuttosto il contrario: dovrà cioè il cittadino provare che, in casa propria, non vi è alcuna tv.

Tutto ruota intorno al concetto di presunzione: con questo termine si realizza quella che, in gergo tecnico, viene detta “inversione dell’onere della prova”. In buona sostanza il titolare della pretesa economica (in questo caso la Rai) è dispensato dalla prova, ma è sempre consentita la prova contraria.

Non è più solo la presenza di un impianto atto alla captazione di onde elettriche a far scattare la presunzione di possesso della televisione.  La stessa presunzione –  recita la legge appena introdotta – sussiste in caso di esistenza di una utenza per la fornitura di energia elettrica ad uso domestico con residenza anagrafica presso il luogo di fornitura. Allo scopo di superare tale presunzione è ammessa solo l’autocertificazione sostitutiva, e nel caso di falsità della stessa scattano le sanzioni anche penali.

Canone Rai: cos’è la dichiarazione sostitutiva

Chi non possiede alcun televisore presso l’abitazione di residenza, per evitare il pagamento del canone Rai, deve presentare un’apposita dichiarazione sostitutiva in cui attesta, sotto personale responsabilità, che in nessuna delle abitazioni dove è attivata l’utenza elettrica intestata è presente un apparecchio tv sia proprio che di un componente della famiglia anagrafica. La dichiarazione ha efficacia annuale.
Inoltre, con lo stesso modello di dichiarazione, è possibile segnalare che il canone è dovuto in relazione all’utenza elettrica intestata a un altro componente della stessa famiglia anagrafica. Difatti, per le persone facenti parte della stessa famiglia anagrafica, il canone è dovuto una sola volta.

Canone Rai: se la televisione è stata comprata da altri

La legge riconduce l’obbligo di pagamento del canone Rai anche al semplice possesso e non solo alla titolarità dell’apparecchio televisivo. Per cui, volendo dimostrare che in casa l’apparecchio televisivo è stato acquistato da altro soggetto, esibendo la relativa fattura (si pensi alla televisione acquistata dal padre, che tuttavia abita in un’altra dimora) non si è dispensati dal pagamento del canone stesso, e questo perché comunque si fruisce dell’apparecchio.

Insomma, il concetto di “possesso” è sicuramente più ampio rispetto a quello di titolarità che, invece, spetta solo al soggetto acquirente.

Per comprendere meglio le implicazioni di quanto appena detto, si pensi al caso di un appartamento condiviso da tre studenti universitari, con un’unica televisione in soggiorno, acquistata da uno solo di loro. Per quanto possa apparire strano, in tale ipotesi a pagare il canone dovranno essere tutti e tre: ciascuno di essi, cioè, dovrà versare un autonomo canone Rai, a importo pieno, non potendo essere invece divisa tra loro la spesa. Solo dimostrando che l’apparecchio viene utilizzato in via esclusiva da uno degli studenti (che, per esempio, lo ha chiuso dentro la propria camera impedendone l’uso agli altri), gli altri due potranno evitare l’imposta.


note

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. Mi sembra che questa legge abbia qualche contraddizione: se la tassa è sul possesso, chi ha 2 televisori dovrebbe pagare 2 canoni, mentre nel caso di 3 studenti universitari con un solo apparecchio di proprietà di uno di loro, solo quest’ultimo dovrebbe pagare il canone. Insomma la pretesa di far passare questa legge come una tassa sulla proprietà viene continuamente smentita dai contenuti. Nessun professionista in campo legale ha chiesto a chi di dovere di invalidare la legge?

  2. Resta sempre il fatto che mi si deve spiegare perché il MIO AMICO PASTORE – non di anime, ma proprio di PECORE -, incapace di usare la tecnologia moderna, che vive da eremita in un posto sperduto fra i boschi, debba essere obbligato con prepotenza e arroganza statale a pagare un canone per un apparecchio CHE NON POSSIEDE, perdipiù vivendo in un luogo DOVE IL SEGNALE TELEVISIVO NON ARRIVA NEMMENO ed è ASSENTE DA SEMPRE. L’Amico pastore, se vuole campare, deve mungere quotidianamente le pecore, non può mettersi a frequentare un corso d’informatica per imparare a inviare all’Ade, tra l’altro ANNUALMENTE, il modello di mancato possesso di apparecchio tv. TUTTO CIò è GROTTESCO, possibile solo in questa italietta dozzinale, sempre forte con i deboli e debole coi forti! E detto questo, onde evitare “rischi giudiziari” – non si sa mai…- , mi fermo qua! Puah!!!

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