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Pensione e part time: quanto influisce lo stipendio negli ultimi anni?

29 ottobre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 ottobre 2015



Tra 6 anni mi pensionerò, con diritto al calcolo retributivo sino al 2011: mi hanno proposto di passare al part time per questi ultimi anni, mi conviene o la pensione si riduce?

Per chi usufruisce del calcolo retributivo, per una quota della pensione, l’effettuazione del part time negli ultimi anni può risultare notevolmente penalizzante: paradossalmente, per chi ha una retribuzione media notevolmente più alta rispetto ai futuri stipendi part time prospettati, può essere più conveniente non lavorare (laddove sia ovviamente possibile), piuttosto che lavorare con retribuzione ridotta.

Tuttavia, la convenienza deve essere valutata in base ai seguenti parametri:

– diritto del contribuente al calcolo col metodo retributivo sino al 31 dicembre 1995 o al 31 dicembre del 2011;

– differenza tra ultima retribuzione media e nuovi stipendi part time;

– numero di anni mancanti alla pensione da lavorare con orario ridotto.

 

Part time, di quanto si riduce la pensione?

Avere un orario di lavoro ridotto negli ultimi anni di lavoro comporta dei nuovi versamenti esigui al Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti (FPLD), o alle gestioni sostitutive o esonerative dello stesso, che abbassano la quota retributiva della pensione: il calo riguarda dunque solo tale parte del trattamento (quella spettante, per intenderci, sino al 2011, per chi possiede più di 18 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995, o sino al 1995, per chi alla stessa data possiede meno di 18 anni di contributi).

Soprattutto per chi ha diritto al calcolo retributivo sino al 2011, la quota retributiva costituisce una parte molto consistente della futura pensione: il calo della pensione dovuto al part time, pertanto, è più marcato proprio per questi soggetti. Questo, in quanto il trattamento, calcolandosi in base alla media degli ultimi 5 e 10 anni di lavoro, per la quota retributiva, e non sulla media degli ultimi 5 o 10 anni precedenti al 2011, risulterebbe notevolmente abbassato, in base alle nuove retribuzioni, che entrerebbero a far parte della media degli ultimi stipendi. L’incremento della quota C, la quota contributiva, che comprende i contributi versati dal gennaio 2012 in poi, non riuscirebbe comunque a compensare la penalizzazione della quota retributiva cagionata dal part time, poiché risulterebbe a sua volta troppo esigua in base ai pochi anni versati ed alla retribuzione.

Il ragionamento è altrettanto valido per chi ha diritto al calcolo col metodo misto, cioè retributivo sino al 1995, ma ovviamente la penalizzazione avverrebbe in misura minore.

Per quantificare la riduzione della pensione, comunque, bisogna confrontare gli importi relativi al part time con la media degli stipendi dell’ultimo quinquennio (rilevante per la quota A retributiva) e dell’ultimo decennio (rilevante per la quota B retributiva): qualora lo stipendio ridotto dal tempo parziale risulti notevolmente più basso rispetto alla media degli ultimi stipendi percepiti, si subirebbe sicuramente un notevole danno economico nella misura della futura pensione.

Part time senza penalizzazioni per la pensione

Ad ogni modo, per valutare se accettare un part time o meno, negli ultimi anni di lavoro, bisognerà aver riguardo anche agli anni mancanti al pensionamento: con la Legge di Stabilità 2016, difatti, è stata introdotta la possibilità, per chi abbia compiuto 63 anni, di domandare il part time senza alcuna penalizzazione sulla pensione, grazie al versamento dei contributi in misura intera da parte del datore di lavoro. In pratica, i lavoratori ai quali manchino circa 3 anni alla percezione della pensione possono ridurre l’orario di lavoro senza vedersi ridotto l’assegno pensionistico ( e con una piccola integrazione alla retribuzione: un part time al 50%, ad esempio, avrà diritto ai contributi al 100%, ed allo stipendio al 65%, rispetto a un full time).

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