Professionisti La giurisprudenza sullo stato di adottabilità del minore

Professionisti Pubblicato il 29 ottobre 2015

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Accertamento della situazione di abbandono del minore, dichiarazione dello stato di adottabilità del minore.

Nel procedimento per la dichiarazione dello stato di adottabilità di un minore, le relazioni degli assistenti sociali e degli psicologi, ancorché non asseverate da giuramento, costituiscono, nel quadro dei rapporti informativi, degli accertamenti e delle indagini da compiere in via sommaria e secondo il rito camerale, indizi sui quali il giudice può fondare il suo convincimento e la cui valutazione non comporta violazione dei diritti di difesa dei genitori, atteso che questi ultimi, nel successivo giudizio di opposizione alla dichiarazione di adottabilità, hanno il diritto di prendere cognizione di dette relazioni, nonché di controdedurre e di offrire prova contraria (Cass. civ. Sez. VI, 8-1-2011, n. 232).

Nel procedimento per la dichiarazione di adottabilità dei minori, le modalità di audizione del minore, la cui mancanza può costituire causa di nullità della procedura, sono stabilite dal giudice, il quale, secondo la sua prudente valutazione, può anche disporre a tal fine una consulenza tecnica (Cass. civ., Sez. VI, 24-7-2013, n. 17992).

In tema di dichiarazione dello stato di adottabilità, non è sufficiente la mera dichiarazione di disponibilità proveniente da un parente (nella specie, la zia materna) di tenere con sé il minore in sostituzione dei genitori, essendo altresì necessaria, ai fini dell’adozione, l’esistenza di pregressi rapporti con il minore (Cass. civ., Sez. VI, 24-6-2013, n. 15755).

Il principio del contradditorio trova piena applicazione nel processo per la dichiarazione dello stato di adottabilità, pur esplicandosi con modalità diverse; invero, con riferimento alle relazioni degli istituti e operatori specializzati di aggiornamento all’autorità giudiziaria delle condizioni psico-fisiche del minore, allegate agli atti del processo, il contraddittorio consiste nella facoltà di tutte le parti di esaminarle, estrarne copia e svolgere deduzioni o richieste di approfondimenti ovvero accertamenti ulteriori, riguardando il disposto di cui all’art. 10, secondo comma, legge 4 maggio n. 1983, n. 184 – che prevede il diritto delle parti di partecipare a tutti gli atti istruttori – solo gli accertamenti disposti dal giudice nel corso del processo (Cass. civ., Sez. I, 6-2-2013, n. 2780).

In tema di dichiarazione di stato di adottabilità del minore, ai fini dell’accertamento della situazione di abbandono, la dichiarata disponibilità di uno dei parenti entro il quarto grado (nella specie, i nonni) ad occuparsi dello stesso non è sufficiente, di per sé, ad escludere detta situazione, dovendo la stessa essere suffragata da elementi oggettivi che la rendano credibile (Cass. civ., Sez. I, 16-7-2014, n. 16280; tratta da Ipsoa).

La facoltà di chiedere la sospensione del procedimento abbreviato per la dichiarazione di adottabilità del minore non riconosciuto alla nascita e un termine per provvedere al riconoscimento, prevista in capo a chi si affermi genitore biologico dall’art. 11, secondo comma, della legge 4 maggio 1983, n. 184, non è preventivamente rinunciabile, né è soggetta a decadenza, in quanto la richiesta può intervenire fino alla definizione del procedimento di primo grado, dovendo poi il tribunale per i minorenni valutare, nell’interesse preminente del minore alla sua famiglia di origine, il requisito del perdurante rapporto del genitore biologico con il figlio alla luce delle peculiarità del caso, valorizzando la disponibilità, la capacità e le competenze del genitore biologico, quali connesse alla responsabilità del ruolo (Cass. civ., Sez. I, 7-2-2014, n. 2802; tratta da Ipsoa).

In materia di dichiarazione di adottabilità, l’art. 14 della legge 4 maggio 1983, n. 184 disciplina una particolare ipotesi di sospensione del procedimento rimessa alla mera discrezionalità del giudice ed utilizzabile, ove la sospensione si riveli utile nell’interesse del minore, quando, dalle indagini effettuate, emergano elementi contrari all’adozione. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto legittima l’omessa sospensione di un procedimento in cui la richiesta di intermediazione per il rimpatrio dei minori, da parte dell’autorità consolare dello Stato di origine, era pervenuta solo in fase decisoria, senza l’effettuazione di alcuna previa indagine sulla nonna materna, dichiaratasi disponibile alla loro accoglienza) (Cass. civ., Sez. I, 19-3-2014, n. 6295; tratta da Ipsoa).

Ai fini dell’accertamento della situazione di abbandono del minore la non immediatezza del riconoscimento materno conseguente all’opzione per l’anonimato può configurare indizio di abbandono ma non integra la condizione sufficiente per l’adottabilità, sicché il riconoscimento della madre ben può intervenire prima dell’intervenuta dichiarazione di adottabilità (Cass. civ., Sez. I, 7-2-2014, n. 2802; tratta da Ipsoa).

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