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Minori: procedimento per la dichiarazione dello stato di adottabilità

29 ottobre 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 29 ottobre 2015



L’attività istruttoria del Tribunale per i minorenni, i provvedimenti provvisori e urgenti ai sensi dell’art. 10, co. 3, L. 184/1983, i casi di sospensione della procedura di adottabilità.

Il procedimento per l’accertamento e l’eventuale dichiarazione dello stato di abbandono è regolamentato dagli articoli 9 e seguenti della L. adoz. (184/1983), come modificata prima nel 2001 dalla L. n. 149, poi nel 2013, dal D.Lgs. 154/2013.

L’articolo 9 si occupa, in primo luogo, delle segnalazioni dello stato di abbandono che possono essere effettuate da chiunque sia a conoscenza di una condizione abbandonica.

Tuttavia, mentre i privati hanno la facoltà, non l’obbligo di segnalare, i pubblici ufficiali, gli incaricati di pubblico servizio e gli esercenti un servizio di pubblica utilità, hanno l’obbligo di riferire al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni del luogo ove si trova il minore, delle situazioni di abbandono di cui siano venuti a conoscenza nel corso della loro attività.

La segnalazione dell’ipotizzata condizione di abbandono non determina né per il privato, né per i soggetti che sono obbligati alla segnalazione, lo svolgimento di particolari indagini volte ad avere la certezza o, almeno la probabilità, della condizione di abbandono.

È necessario che la condizione del minore appaia, in modo non palesemente infondato, a rischio.

La segnalazione, infatti, sia pur in modo succinto, deve contenere la descrizione della situazione in cui il minore si trova e che fa ritenere sussistente il pericolo dell’abbandono morale e materiale.

Il secondo comma dell’articolo 9 prevede l’obbligo per le comunità di tipo familiare di trasmettere, semestralmente, alla Procura presso il Tribunale per i minorenni del luogo ove hanno sede, l’elenco dei minori collocati presso di loro; elenco che deve essere accompagnato, per ogni singolo minore, da una scheda personale da cui si evinca il luogo di residenza dei genitori, i rapporti che sono intrattenuti con gli stessi e con la famiglia allargata, nonché la condizione psicologica del minore.

Tale scheda ha lo scopo di consentire alla Procura di monitorare ogni singolo minore collocato in casa famiglia così da poter valutare, previa istruttoria, se sussistono i presupposti per la richiesta dello stato di abbandono con la conseguente dichiarazione di adottabilità.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni ha il compito, con cadenza semestrale, di effettuare ispezioni presso le case famiglia proprio al fine di verificare se, per alcuni minori, siano sussistenti le condizioni di abbandono e le stesse non siano state debitamente segnalate.

L’omessa segnalazione della condizione di abbandono da parte dei soggetti che sono tenuti a provvedervi determina, poi, l’applicazione di sanzioni penali ai sensi dell’articolo 70 della legge in esame .

Legittimato a proporre ricorso al Tribunale per i minorenni è il Procuratore della Repubblica. L’art. 9 della legge 184 cit. (così come modificato dalla citata legge n. 149 nel 2001) esclude sia che il ricorso possa essere proposto dai servizi sociali o dalle forze dell’ordine, o dalla scuola, sia che il Tribunale per i minorenni possa, di propria iniziativa, aprire una procedura sullo stato di abbandono.

Lo scopo della riforma del 2001 è stato dunque quello di conferire assoluta terzietà al giudice e di rendere la procedura in questione esperibile solo attraverso l’atto formale del ricorso.

Di recente la Cassazione (sent. 19203/2014) ha affermato che il parere espresso dal pubblico ministero nell’ambito di una procedura sulla responsabilità genitoriale può assumere la valenza di ricorso quando sia espressa la chiara volontà di richiedere l’apertura di una procedura di adottabilità.

Il ricorso deve essere motivato e, perché possa procedersi ad un ricorso motivato, è necessario che la Procura, prima di avviare la procedura, abbia assunto tutti gli elementi necessari a far ritenere che vi sia l’effettiva sussistenza della condizione di abbandono.

A tal proposito, un elemento essenziale di conoscenza per il P.M. è l’inchiesta sociale dei servizi sociali che, come autorevole dottrina ha sottolineato, deve:

– «dare atto degli interventi assistenziali sino a quel momento eventualmente attuati sul nucleo indicandone il tempo, la durata e l’esito;

riportare notizie verificate, che il servizio ha personalmente constatato o può provare, e non delle supposizioni (es. «ci sono sospetti che la madre si prostituisca») o dei giudizi di valore non circostanziati («la casa è disordinata»)

– parlare soprattutto del bambino, dei suoi problemi e della sua interazione con le figure adulte di riferimento (alcune relazioni sono dedicate prevalentemente alle figure adulte, mentre oggetto di valutazione è il pregiudizio che corre il bambino per effetto di trascuratezza, maltrattamenti o genitorialità inadeguata);

– evidenziare se e come il comportamento degli adulti sia la causa della sofferenza del bambino;

– proporre, per quanto possibile e quando ciò sia necessario, progetti che coinvolgono la rete di protezione familiare e sociale che sta intorno al minore;

– essere esauriente; si può omettere l’indicazione di elementi non aventi valore probatorio, come i nominativi e gli indirizzi della famiglia affidataria, il luogo dove la madre si è rifugiata col figlio, quando c’è il rischio che un genitore, venendo a conoscenza di questi dati, possa maltrattare l’altro genitore o il figlio;

– quando si tratta di figlio di ignoti occorre dare atto che la madre è stata informata del diritto a chiedere termine per provvedere al riconoscimento e riferire se vi abbia rinunciato; è essenziale altresì che venga indicata la zona di residenza della madre e la sua nazionalità» .

Ricevuto il ricorso, il Tribunale per i minorenni deve aprire immediatamente la procedura che, dopo la riforma del 2001, ha natura contenziosa e il Presidente, o un giudice da lui delegato, deve acquisire, ove gli elementi forniti dal P.M. con il suo ricorso non appaiono già esaustivi, immediate indagini sulla condizione del minore.

Dette indagini possono essere svolte sia dai servizi sociali sia dagli organi di polizia e nulla esclude che siano attivati, contemporaneamente, entrambi gli organismi.

Contestualmente, ma in realtà in omaggio al principio del contraddittorio, il Tribunale deve, prima di effettuare ulteriori indagini sulla condizione del minore, informare i genitori, o in assenza di questi, i parenti entro il quarto grado che abbiano rapporti significativi con il minore.

Peraltro, si è già sopra detto, ma va qui ricordato, che i rapporti significativi devono rivestire il carattere dell’attualità non avendo alcuna rilevanza rapporti pregressi che poi si sono diradati fino a perdere consistenza.

Poiché, infatti, lo scopo della norma è quello di consentire alle parti di poter efficacemente esperire le proprie difese, la comunicazione del Tribunale deve contenere l’indicazione della facoltà di nominare un proprio difensore, in assenza del cui esercizio sarà nominato un difensore di ufficio, e deve avere allegato il ricorso del Pubblico Ministero al fine di consentire alle parti di venire a conoscenza delle concrete contestazioni che gli sono mosse.

La Cassazione, intervenuta in proposito con sentenza 7281/2010, ha specificato che il diritto ad essere assistito da un difensore vale anche per il minore che è pienamente parte del processo.

Questo, infatti, che è rappresentato dal tutore o da un curatore speciale, ha il diritto a difendere i suoi interessi. Pertanto, in assenza della nomina di un difensore da parte del tutore o del curatore speciale, il Presidente del Tribunale dovrà disporre la nomina di un difensore di ufficio anche per il minore. È evidente poi che il difensore di ufficio, sia in riferimento ai genitori o parenti entro il quarto grado, sia in riferimento al minore, eserciterà il suo ufficio solo se i soggetti indicati non hanno provveduto alla nomina di un proprio difensore di fiducia.

L’avviso di comparizione, nel caso del minore, deve essere notificato al tutore, ove già nominato, ovvero al curatore speciale che il Tribunale dovrà provvedere a nominare prima di fissare l’udienza di cui all’articolo 12 L. adoz.

L’avviso, poi, deve contenere l’indicazione che le parti possono partecipare a tutti gli accertamenti disposti dal Tribunale, possono presentare istanze anche istruttorie e prendere visione ed estrarre copia degli atti contenuti nel fascicolo, previa autorizzazione del giudice.

Quest’ultima disposizione ha fugato ogni dubbio, sorto prima della riforma, sulla secretabilità di alcuni atti o di parte di essi.

Tutto ciò che viene depositato in atti o utilizzato dal P.M. per il suo ricorso deve essere messo, integralmente, a disposizione delle parti. Da ciò deriva che se, per i più diversi motivi, (si pensi alla concomitanza di indagini penali), non si vuole che alcuni atti o considerazioni dei servizi vengano a conoscenza dei genitori non devono essere utilizzati nell’ambito della procedura in esame.

Detto ciò, occorre poi sottolineare che, mentre l’articolo 11 della legge 184 citata disciplina la procedura per la dichiarazione dello stato di adottabilità in assenza di genitori o parenti entro il quarto grado che abbiano rapporti significativi con il minore, e di cui si dirà in seguito, l’articolo 12 della legge disciplina la procedura da seguirsi in presenza dei soggetti indicati.

Ricevuto il ricorso e verificata l’esistenza di genitori o parenti entro il quarto grado, con decreto motivato devono essere invitati a comparire fissando un’apposita udienza.

La norma stabilisce che la comparizione deve essere fissata dinanzi al Presidente o a giudice da lui delegato. In alcuni Tribunali, poi, nello spirito di giurisdizionalizzazione del procedimento, è invalso l’uso di fissare la convocazione dinanzi al collegio.

Va notato che, poi, l’articolo 12 cit. richiede che la comparizione delle parti sia fissata nel decreto con un congruo termine.

La dizione utilizzata, che lascia ampi margini di discrezionalità, deve essere interpretata, a nostro avviso, analizzando, caso per caso, le condizioni del minore e la possibilità per le parti di articolare, efficacemente, le proprie difese. Quindi, dal momento della notifica del decreto, deve concedersi alle parti, tenendo conto di dati reali, almeno un termine di dieci giorni.

Nel caso in cui i genitori e i parenti entro il quarto grado risultino irreperibili o non sia nota la residenza o il domicilio o la dimora, il tribunale deve effettuare, tramite gli organi di polizia, nuove ricerche e, quindi, procedere ai sensi degli articoli 140 e 143 del codice civile .

Qualora si apprenda che i genitori o i parenti entro il quarto grado con rapporti significativi con il minore risiedano fuori dalla circoscrizione del Tribunale per i minorenni procedente, è possibile fissare la loro comparizione dinanzi al Tribunale per i minorenni nella cui circoscrizione ricade la residenza. In caso di residenza all’estero è possibile delegare l’autorità consolare.

Deve ritenersi che, in questo caso, il Tribunale abbia l’obbligo di trasmettere all’autorità consolare delegata per la comparizione delle parti, copia del fascicolo del procedimento. Ciò al fine di non vanificare il diritto di difesa che, diversamente, diverrebbe estremamente oneroso, mettendo i genitori e i parenti entro il quarto grado nella concreta possibilità di prendere visione e conoscenza delle contestazioni che vengono mosse.

Nel corso dell’udienza di comparizione, i genitori e i parenti entro il quarto grado vengono ascoltati, alla presenza del loro difensore e, nel caso di convocazione dinanzi al collegio, del pubblico ministero, esponendo le loro ragioni di contrasto agli appunti loro mossi con il ricorso.

Nulla esclude che, nel tempo che intercorre tra la notifica dell’udienza di comparizione e l’udienza stessa, possano essere depositate proprie memorie.

Nel corso dell’udienza di comparizione possono, poi, disporsi ulteriori accertamenti istruttori: dall’audizione di informatori, all’affidamento di incarichi peritali, sopralluoghi e tutto quanto possa essere ritenuto utile dal collegio per l’accertamento della sussistenza o meno dello stato di abbandono.

L’assunzione delle prove ammesse, normalmente è delegata ad uno dei giudici componenti il collegio che, a sua volta, può avvalersi della collaborazione o della sub delega ad uno dei componenti privati.

Le prove saranno assunte nel corso di udienze alle quali può prendere parte sia il pubblico ministero sia il difensore del minore, dei genitori o dei parenti entro il quarto grado.

Esaurita la fase dell’ascolto dei genitori o l’assunzione di ulteriori accertamenti ove ritenuti necessari, il Tribunale può impartire, ai genitori o ai parenti entro il quarto grado, con provvedimento motivato, prescrizioni idonee a garantire l’assistenza morale e materiale del minore, la sua istruzione ed educazione. Scopo delle prescrizioni è tentare di creare le condizioni perché il minore si trovi a vivere in un ambiente familiare consono alla sua armonica crescita.

Le prescrizioni eventualmente imposte, proprio perché volte a creare un idoneo ambiente familiare, altro non sono che la specificazione di quei doveri di cui all’art. 147 c.c. (doveri verso i figli) che sono stati trascurati o disattesi dai genitori.

Ovviamente deve trattarsi di prescrizioni che è possibile siano ottemperate dai genitori o dai parenti entro il quarto grado e che, quindi, devono tenere conto, come più volte ricordato, della realtà concreta con cui ci si confronta e non con un bambino o una famiglia ideale o idealizzata dal giudice o dal collegio.

Le prescrizioni, comunque adattate alla realtà concreta, devono, però, garantire quell’assistenza morale e materiale che è l’elemento minimo indispensabile perché il minore possa continuare a vivere nella sua famiglia di origine.

Il Tribunale deve stabilire accertamenti periodici in relazione all’adempimento delle prescrizioni che, secondo la norma, può eseguire direttamente, attraverso il giudice tutelare, o i servizi sociali. In realtà, deve ritenersi che è bene avvalersi dei servizi per i controlli, ciò in quanto si tratta di una struttura presente sul territorio e che, nell’ambito dei suoi istituzionali compiti assistenziali, può e deve seguire il nucleo familiare sostenendolo in questo percorso di recupero della capacità genitoriale che è stato tracciato dal Tribunale.

Ove necessario, il Tribunale può chiedere al P.M. di avviare le procedure previste per la corresponsione degli alimenti.

L’ultimo comma dell’articolo 12 prevede che il Presidente del Tribunale o il giudice delegato, sempre dopo aver ascoltato i genitori e i parenti entro il quarto grado, può disporre, ove d’uopo, provvedimenti temporanei ai sensi del comma terzo dell’articolo 10.

Il richiamo all’articolo 10 della legge in esame deve intendersi anche con riferimento alla necessaria procedura di convalida di cui al quinto comma del medesimo articolo.

Tale interpretazione appare più garantista in quanto, sebbene i provvedimenti siano adottati nell’ambito di una procedura che ha già comportato l’audizione delle parti e dei loro difensori, l’intervento del collegio serve ad offrire alla decisione adottata il sostegno di un’analisi più approfondita ed articolata.

Naturalmente, ove il tribunale abbia adottato nella forma collegiale i provvedimenti ex art. 10, la convalida è superata dal rito prescelto.

I provvedimenti provvisori e urgenti ai sensi dell’art. 10, co. 3, L. 184/1983

 

Il terzo comma dell’articolo 10 L. adoz. prevede che il Tribunale, in ogni momento del procedimento, e fino all’affidamento preadottivo, possa adottare provvedimenti provvisori nell’interesse del minore.

Il contenuto dei provvedimenti è di assoluta ampiezza e va dalla sospensione dell’esercizio della responsabilità genitoriale, al collocamento in casa famiglia, dalla nomina di un tutore alla sospensione dello stesso.

In definitiva, ogni intervento che possa essere valutato utile dal Tribunale per dare immediata tutela al minore può essere immediatamente adottato.

Si tratta di provvedimenti a carattere provvisorio che possono essere modificati o revocati in qualsiasi momento e che, in ogni caso, cessano di avere efficacia all’atto dell’affidamento preadottivo.

La Cassazione, già prima della riforma del 2001, aveva peraltro più volte evidenziato che i provvedimenti in esame sono privi del carattere della decisorietà perché hanno una funzione meramente cautelare e provvisoria.

La mancanza di decisorietà, che esclude la possibilità di ricorso per Cassazione, non esclude il reclamo dinanzi alla sezione minorenni della Corte d’Appello nel consueto termine di dieci giorni dalla comunicazione del provvedimento.

Sono due le ipotesi procedurali previste dall’articolo in esame: una urgente, nel corso della quale i provvedimenti possono essere assunti dal Presidente del Tribunale o da un giudice delegato, e una ordinaria, ove i provvedimenti sono assunti dal collegio.

Nel primo caso, il Presidente del Tribunale o il giudice delegato, sulla base degli atti a sua disposizione o di quanto emerso nel corso del procedimento, ove in caso di ritardo nell’assunzione del provvedimento possa ravvisarsi un pericolo per gli interessi del minore, può assumere i provvedimenti di cui si è detto sopra che perdono efficacia se non sono convalidati dal tribunale in composizione collegiale.

L’udienza di convalida deve seguire le regole che sono previste dal quinto comma dell’articolo 10 che, a nostro parere, devono essere utilizzate anche per l’assunzione dei provvedimenti provvisori adottati dal collegio. La procedura collegiale prevede che l’udienza debba tenersi alla presenza del pubblico ministero e che debbano essere convocate e sentite tutte le parti interessate.

Per queste devono intendersi i genitori e i parenti entro il quarto grado che abbiano avuto rapporti significativi con il minore di cui si è già detto sopra.

La novità rappresentata dalla lontana novella del 2001 è stata l’obbligo di audizione del minore che abbia compiuto i dodici anni e di quello, anche di età inferiore, che abbia capacità di discernimento .

La norma prevede, ancora, che il collegio può assumere ogni ulteriore utile informazione per formare il suo convincimento.

All’esito dell’udienza, in camera di consiglio, assumerà le proprie determinazioni.

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Autore immagine: 123rf com


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