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Adozione minori: sospensione della procedura di adottabilità

29 Ottobre 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 29 Ottobre 2015



Il procedimento per la dichiarazione dello stato di adottabilità dopo l’abbandono; la sospensione della procedura.

Dopo aver visto il procedimento per la dichiarazione dello stato di adottabilità, le ipotesi nelle quali, per le ragioni che vedremo, si può far luogo alla sospensione del suddetto giudizio di adottabilità sono tre.

La prima ipotesi considerata dalla legge è quella in cui non risulti l’esistenza di genitori che abbiano riconosciuto il minore o la cui paternità o maternità sia stata dichiarata giudizialmente e può essere richiesta la sospensione della procedura di dichiarazione dello stato di adottabilità da parte di chi, affermando di essere uno dei genitori, chiede termine per provvedere al riconoscimento (art. 11, co. 2, L. 184/1983, come modif. dal D.Lgs. 154/2013); la sospensione può essere disposta dal Tribunale per un periodo massimo di due mesi.

La seconda ipotesi è quella di non riconoscibilità per difetto di età del genitore e la procedura é rinviata, anche d’ufficio, fino al compimento del sedicesimo anno di età del genitore: il genitore, al raggiungimento della predetta età, può, tuttavia, chiedere ulteriore sospensione per due mesi. Analoga ulteriore sospensione può essere chiesta dal genitore non sedicenne che sia stato autorizzato al riconoscimento dal tribunale ai sensi dell’art. 250 c.c. (art. 11, co. 3, L. 184/1983, come modif. dal D.Lgs. 154/2013).

I meccanismi descritti scattano, in entrambe le ipotesi appena considerate, sempre che:

a) il minore sia assistito dal genitore o dai parenti entro il quarto grado (che abbiano rapporti significativi con il minore) o in altro modo conveniente;

b) permanga, comunque, un rapporto con il genitore.

Si è detto, a proposito del figlio dell’infrasedicenne che, se lo si dichiarasse automaticamente in stato di abbandono, lo si sottrarrebbe al genitore biologico e ciò in violazione del primo comma dell’art. 30 Cost. che, al solo fatto della procreazione (e senza riferimento ad una qualsiasi età dei genitori), collega il diritto-dovere di mantenere, istruire ed educare i figli.

Il Tribunale, qualora sospenda o rinvii la procedura, nomina, se necessario, un tutore al minore (art. 11, co. 4, L. adoz.). Il riconoscimento può intervenire mentre decorrono i termini concessi dal Tribunale per i minorenni: in tale evenienza, ove non sussista abbandono morale e materiale, deve dichiararsi chiusa la procedura (art. 11, co. 5, L. 184/1983).

Come ben può vedersi, non è determinante il riconoscimento: esso è, piuttosto, un elemento necessario ma non sufficiente, dal momento che deve essere accompagnato dall’insussistenza dello stato di abbandono.

Trascorsi i termini, senza che intervenga il riconoscimento, si provvede, senza altra formalità di procedura, alla pronuncia dello stato di adottabilità (art. 11, co. 5, ultima parte, L. 184 cit.).

Il Tribunale per i minorenni, a norma del sesto comma dell’art. 11 della legge in esame informa, in ogni caso e anche a mezzo dei servizi sociali, entrambi i presunti genitori se possibile, o comunque quello reperibile, del fatto che si possono avvalere della facoltà di chiedere la sospensione o il rinvio del procedimento.

Secondo la miglior dottrina, questa informazione deve essere data ai genitori che mantengono un rapporto con il minore, non essendovi motivo per sollecitare iniziative dilatorie da parte di genitori che già hanno dato abbondante prova del loro disinteresse per i propri figli .

Per completezza va poi detto che è la Convenzione di Strasburgo, sull’adozione dei minori, a stabilire che «il consenso della madre all’adozione del figlio non potrà essere accettato che allo spirare del termine prescritto dalla legge e che non potrà essere inferiore a sei settimane o, ove non sia specificato un termine, nel momento in cui, a giudizio dell’autorità competente, la madre si sarà sufficientemente ristabilita dalle conseguenze del parto». In questo periodo, però, il neonato deve essere assistito dal genitore biologico o da parenti entro il quarto grado. È stato detto che, per la madre che deve operare il riconoscimento, il lasciarla tranquilla senza pressioni onde farla riflettere meglio, può significare per il bambino una lunga fase di incertezza e, magari, un abbandono tardivo e più traumatico. Pure, viceversa, si è fatto notare che una fretta eccessiva nella dichiarazione di adottabilità potrebbe ingiustamente precludere fondate speranze di ripresa dello spirito genitoriale del genitore.

Opportunamente la legge limita, quindi, a due mesi il periodo di sospensione, periodo che bene si concilia con il diritto ad una famiglia del bambino privo di genitori e con le esigenze della madre.

La terza ipotesi di sospensione è quella per la dichiarazione di paternità o maternità. Difatti, il riconoscimento è privo di efficacia se interviene dopo la dichiarazione di adottabilità e l’affidamento preadottivo (art. 11, ult. co., L. adoz.).

Sul punto riteniamo, tuttavia, necessario fornire alcune precisazioni:

– l’inefficacia del riconoscimento e la sospensione del giudizio per la dichiarazione giudiziale della paternità o della maternità si verificano solo dopo che è stato disposto l’affidamento preadottivo: la norma è, certamente, mal congegnata ma essa sarebbe, addirittura, incomprensibile ove si pensasse che, intervenuta la dichiarazione di adottabilità, si verificherebbero le conseguenze richiamate;

riconoscimento inefficace significa riconoscimento valido, ma con effetti sospesi: esso prenderà vigore qualora, a norma dell’art. 23 L. 184 cit., l’affidamento preadottivo venga revocato dal Tribunale per i minorenni con decreto camerale motivato; nel caso intervenga l’adozione, invece, il riconoscimento diverrà retroattivamente inammissibile ;

rispetto all’estinzione del giudizio per la dichiarazione di paternità o di maternità, una volta che sia intervenuta adozione definitiva, si è osservato che: «attendere una dichiarazione giudiziale di paternità o maternità per provvedere nell’interesse del minore allorché lo stesso sia privo di assistenza morale e materiale sarebbe perdita di tempo» .

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