Diritto e Fisco | Articoli

Pensione di reversibilità separati e divorziati, a chi spetta?

31 ottobre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 ottobre 2015



Inps, pensione ai superstiti in caso di separazione e divorzio.

La pensione di reversibilità, o pensione ai superstiti, è una prestazione che l’Inps liquida ai congiunti dell’assicurato deceduto, che può essere   lavoratore o pensionato.

Il trattamento spetta al coniuge, fino a un determinato limite di reddito, ai figli, sino a 26 se studenti universitari, o senza limiti se inabili, e in mancanza, ai genitori over 65 senza pensione o ai fratelli ed alle sorelle inabili.

Reversibilità e secondo matrimonio

Il problema della spettanza dell’assegno sorge in caso di più matrimoni, poiché la pensione deve essere ripartita tra più coniugi: non ci si sposa più una volta sola, difatti, ormai sono sempre più frequenti le ipotesi che vedono una seconda famiglia, o una famiglia di fatto.

Nel caso di un nuovo matrimonio, il secondo coniuge ha, ovviamente, pari diritto al primo, in merito alla pensione di reversibilità: il trattamento, allora, deve essere diviso tra i due soggetti.

Reversibilità e separazione

Attenzione: non in tutti i casi il primo coniuge ha diritto all’assegno, ma solo laddove sia separato senza addebito e titolare di un assegno di mantenimento a carico del coniuge deceduto, sempre che quest’ultimo risulti assicurato all’Inps prima della sentenza di separazione.

 

Reversibilità e divorzio

Il coniuge divorziato, invece, avrà diritto alla pensione ai superstiti se titolare di assegno di divorzio, purchè l’ex coniuge deceduto risulti iscritto all’Inps prima della sentenza di divorzio. Inoltre, l’ex coniuge non deve aver contratto nuovo matrimonio: in questo caso, si perde il diritto alla pensione di reversibilità, ma viene liquidata, una tantum , una somma pari al trattamento percepito moltiplicato per 26 [1].

Reversibilità: ripartizione tra due coniugi

Nei casi in cui il lavoratore o pensionato deceduto abbia contratto un nuovo matrimonio, come poc’anzi esposto la pensione di reversibilità deve essere divisa tra i due coniugi: la ripartizione è effettuata dal giudice, su richiesta delle parti, con una sentenza motivata.

Il criterio fondamentale di ripartizione è quello temporale, ma la recente giurisprudenza ha affermato che non sia corretto basarsi solo su parametri matematici, e che vi sono delle situazioni che possono influire sulla determinazione della percentuale spettante.

Pertanto, anche se la legge [2] indica soltanto il criterio della durata del rapporto, come unico parametro, al criterio possono essere applicati dei correttivi basati sulla situazione di entrambi i coniugi.

Inoltre, la nozione di durata del rapporto non è univoca, e si presta a molteplici interpretazioni: secondo il vecchio indirizzo giurisprudenziale, si doveva far unicamente riferimento alla durata legale del matrimonio. La giurisprudenza più recente, tuttavia, considera e valuta altri elementi, purché collegati ai fini solidaristici della pensione di reversibilità, come la convivenza prematrimoniale e l’ammontare dell’assegno divorzile: è importante, difatti, che il giudice tuteli, tra le due posizioni contrastanti, quella del soggetto economicamente più debole.

Reversibilità al convivente

Pur avendo fatto la giurisprudenza dei passi avanti nella tutela delle situazioni di fatto, avendo riguardo anche al periodo di convivenza prematrimoniale, nessuna tutela è invece prevista per le convivenze che non si trasformano in matrimonio. Difatti, il convivente superstite non ha alcun titolo alla pensione. Ci si augura che tale previsione, prima o poi, sia corretta, anche e soprattutto considerando la situazione dei figli delle coppie di fatto: nel caso in cui muoia un genitore, avente un precedente matrimonio ed un figlio minore nato da una convivenza, la pensione ai superstiti andrà infatti divisa tra l’ex coniuge ed il figlio nato dalla nuova unione, lasciando quest’ultimo, non lavoratore, con un reddito molto esiguo, mentre risulta più tutelata la posizione dell’ex, che non vede ridursi la pensione anche se possiede un reddito non superiore a 3 volte il trattamento minimo.

note

[1] Inps Circ.84/2012.

[2] Art. 5, L.. 898/1970.

[3] Cass. Sent. 2920/2000.

Autore immagine: 123rf com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI