Professionisti L’ascolto del minore

Professionisti Pubblicato il 31 ottobre 2015

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L’ascolto del minore da parte del Tribunale per i minorenni prima della declaratoria dello stato di adottabilità.

A sancire l’obbligo dell’ascolto del minore sono, in primo luogo, le convenzioni internazionali, quella dell’ONU del 1989 e quella Europea sui diritti del fanciullo del 1996.

Quella dell’ONU, in particolare, all’articolo 12, stabilisce: «Le Parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente, su ogni questione che lo interessa, la propria opinione, da considerare debitamente in relazione all’età e al grado di maturità del soggetto. Al fanciullo si deve, quindi, riconoscere il diritto di essere ascoltato, nel corso delle procedure giudiziarie o amministrative che lo riguardano, personalmente o per mezzo di un rappresentante od organismo appropriati, compatibilmente con le disposizioni dell’ordinamento nazionale».

La Convenzione Europea, poi, stabilisce non solo che i minori, personalmente o a mezzo di altre persone od organismi, debbano essere informate e autorizzati a partecipare alle procedure che li riguardano (art. 1 co. 2), ma determina anche le procedure ove tale principio deve essere applicato e, tra queste, le controversie in materia familiare.

L’articolo 3, infine, precisa: «Ad un fanciullo considerato dalla legge interna come avente sufficiente capacità di comprensione, in caso di procedure che lo riguardano davanti ad una autorità giudiziaria, sono garantiti i seguenti diritti, di cui egli stesso può chiedere il riconoscimento:

– ricevere tutte le informazioni pertinenti;

– essere consultato ed esprimere la propria opinione;

– essere informato sulle possibili conseguenze dell’attuazione dei suoi desideri e sulle possibili conseguenze di ogni decisione».

Tenendo conto di quanto affermato, in particolare dalla Convenzione di Strasburgo, tutti i più recenti regolamenti dell’Unione Europea affermano che il minore sia informato delle procedure che lo riguardano e degli effetti delle stesse e che, una volta ascoltato, la sua opinione sia tenuta in considerazione nell’adozione dei provvedimenti conseguenti.

La Cassazione, con sentenza 3-7-1997, n. 6899 aveva affermato che l’ascolto del minore previsto dalla legge sull’adozione, prima della novella del 2001, obbligatoria per i minori utradodicenni e facoltativa per i minori al di sotto di quella età, rappresentava l’attribuzione di un ruolo preminente alla personalità e alla volontà del minore.

Tenendo conto dell’evoluzione culturale sul punto, delle normative ultranazionali e di quanto affermato dalla giurisprudenza, la legge del 2001 ha previsto l’ascolto del minore in ben nove punti: rendendola obbligatoria per i minori che abbiano compiuto i dodici anni e facoltativa, tenendo conto della sua capacità di discernimento, per i minori di età inferiore.

L’ascolto del minore è previsto per:

– l’adozione di provvedimenti nel suo interesse (art. 4, co. 6; art. 10, L. 184/1983);

– la dichiarazione dello stato di adottabilità (art. 15 L. 184/1983);

– l’affidamento preadottivo in relazione alla coppia prescelta (art. 22 L. 184/1983);

– la revoca dell’affidamento preadottivo (art. 23 L. 184/1983);

– l’adozione in generale e in relazione alla coppia prescelta (rispettivamente, artt. 7 e 25 L. 184/1983);

– l’adozione in casi particolari (art. 45 L. 184/1983);

– la revoca dell’adozione in casi particolari (art. 52 L. 184/1983);

– i provvedimenti da adottare in caso di revoca dell’affidamento preadottivo nell’adozione internazionale (art. 35 L. 184/1983).

Detto ciò, è opportuno ricordare che «l’ascolto del minore non è assimilabile né all’interrogatorio né alla testimonianza che «costituiscono mezzi di prova tipici»; l’interrogatorio e la testimonianza hanno come contenuto degli eventi mentre l’ascolto costituisce manifestazione specialmente di opinioni ed emozioni. Nell’interrogatorio e nella testimonianza non è rilevante ciò che chi li rende vuole o desidera, l’ascolto è, invece, uno strumento per raccogliere le opinioni di una persona» .

Proprio perché l’ascolto comporta l’acquisizione di opinioni ed emozioni, il minore dovrà essere ascoltato senza mai perdere di vista la sua condizione psicologica, la facilità di suggestione e la sua maturità.

«Il giudice, quindi, non solo dovrà evitare domande che orientano la risposta anche attraverso la ripetizione della stessa domanda (spesso il bambino alla ripetizione della domanda da risposta diversa ritenendo di aver sbagliato nella prima risposta), ma dovrà avvalersi della collaborazione di professionalità adeguate per l’audizione. Si pensi d’altra parte che in tema di audizione protetta in materia penale è espressamente previsto l’intervento di uno psicologo» .

Proprio in riferimento alla condizione psicologica, è necessario chiarire cosa debba intendersi per capacità di discernimento trattandosi di un elemento che è richiesto dal legislatore ai fini dell’ascolto del minore che non abbia compiuto i dodici anni.

Secondo la psicologia, la capacità di discernimento si determina quando il soggetto minore acquisisce la capacità di formarsi una opinione autonoma in riferimento alle questioni che lo riguardano.

Questa condizione, in generale, si determina tra i sette e gli otto anni. Naturalmente, l’acquisizione della capacità di discernimento e, quindi, di formarsi una propria opinione sulle questioni che lo riguardano, non rende il minore dominus assoluto delle scelte che devono compiersi nell’ambito di un procedimento.

Quanto viene affermato dal minore nel corso del procedimento che lo riguarda deve sempre essere sottoposto a verifica al fine di comprendere, per quanto possibile, quali siano le ragioni che lo inducono ad esprimere una determinata opinione. Ragioni che non sempre sono legate alla ricerca di un proprio benessere quanto, piuttosto, al venire incontro alle esigenze dell’adulto che il bambino crede di poter soddisfare.

Autorevole dottrina ha in proposito commentato che «Ascoltare in maniera adeguata il minore significa in realtà non tanto chiedergli un parere ed una indicazione su che fare, quanto cercare di comprendere le sue esigenze e le modalità con cui si pone di fronte agli eventi» .

Va, infine, dette che altra autorevole dottrina ha evidenziato come «sarebbe stato necessario chiarire, in qualche modo, il concetto di «discernimento» (capacità di distinguere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto; capacità di ravvisare e perseguire i propri personali interessi; capacità di considerazione globale degli interessi in gioco), al fine di renderne apprezzabile la sussistenza nel singolo fanciullo. E non sarebbe stato certo fuor di luogo qualche indicazione di preferenza riguardo i singoli criteri utilizzabili per verificare la sussistenza della capacità di discernimento».

La giurisprudenza sull’ascolto del minore

Nella disciplina dell’adozione dettata dalla legge n. 184 del 1983, l’esigenza di ascoltare il minore è dettata dalla necessità di attribuire rilievo alla sua volontà in relazione a provvedimenti che trovano la loro ragion d’essere nel suo interesse.(Nella specie, la C.S. ha ritenuto soddisfatta tale esigenza in una ipotesi in cui, a seguito del rinvio della stessa Cassazione, che aveva annullato per carenza di motivazione la decisione di merito, la quale aveva dichiarato lo stato di adottabilità di un minore infradodicenne, tra l’altro, senza che questi venisse sentito personalmente, la nuova sentenza, adeguatamente motivata sul punto della sussistenza dello stato di abbandono del minore, era stata emessa dopo che, nel corso dell’audizione protetta dello stesso, gli era stato semplicemente domandato se egli si trovasse a proprio agio ed intendesse rimanere nella famiglia nella quale era attualmente inserito, e non se avesse voluto ritrovare la sua famiglia biologica, in considerazione dell’interesse alla stabilità familiare ed affettiva del minore stesso, indispensabile nella fase adolescenziale) (Cass. civ., Sez. I, 26-7-2000, n. 9802).

Nella disciplina dell’adozione dettata dalla legge n. 184 del 1983, come modificata dalla legge n. 176 del 1991 che ha ratificato e reso esecutiva in Italia la convenzione sui diritti del fanciullo di New York del 20 novembre 1989, l’esigenza di ascoltare il minore – nella duplice previsione, obbligatoria per gli ultradodicenni e facoltativa per gli infradodicenni – costituisce una costante (vedi artt. 7 e 25 per la dichiarazione di adozione, 10 e 15 in tema di adottabilità, 22 e 23 in tema di affidamento preadottivo) intesa ad attribuire rilievo alla personalità e alla volontà del minore in relazione a provvedimenti che nel suo interesse trovano la loro ragion d’essere. Pertanto, la necessità o l’opportunità di procedere a un nuovo ascolto del minore che sia già stato udito, rientra nella discrezionalità del giudice di merito, il cui mancato utilizzo non è censurabile in Cassazione sotto l’aspetto della violazione di legge (Cass. civ., Sez. I, 21-3-2003, n. 4124).

In tema di dichiarazione dello stato di adottabilità, l’audizione del minore ultradodicenne non è un adempimento formale, che una volta espletato non ha necessità di essere rinnovato, ma costituisce una caratteristica strutturale del procedimento, diretta ad accertare le circostanze rilevanti al fine di determinare quale sia l’interesse del minore ed a raccoglierne opinioni e bisogni in merito alla vicenda in cui è coinvolto. Ne consegue che, proseguendo un siffatto accertamento in grado di appello, anche il giudice del gravame può esercitare tale ordinaria facoltà istruttoria (…..) (Cass. civ., 11-9-2014, n. 19202; tratta da Italgiure).

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