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Lo sai che? Il bonifico dal conto corrente in favore del parente è revocabile

Lo sai che? Pubblicato il 1 novembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 novembre 2015

Un creditore potrebbe fare un pignoramento del mio conto corrente su cui dispongo di una somma consistente: potrei evitare che tali soldi vengano pignorati se facessi un bonifico in favore di mia moglie con cui sono in separazione dei beni o di mio figlio?

Entro 10 giorni dalla notifica del pignoramento del conto corrente, la banca deve inviare, tramite raccomandata o PEC, al creditore procedente la dichiarazione di possedere cose appartenenti al debitore, specificando di quali cose o di quali somme è debitore o si trova in possesso e quando ne deve eseguire il pagamento o la consegna. Regole speciali sono dettate per il caso di mancato invio, da parte della banca, di tale comunicazione [1].

Dunque, la banca si limita a fornire al creditore procedente solo l’indicazione del saldo sul conto corrente, specificando se, all’atto del pignoramento, esso è attivo e a quanto ammonta il relativo deposito (specificherà, cioè, la somma che è presente sul c/c).

Se invece il saldo dovesse essere “zero” o negativo, la banca si limiterà a dichiarare di non essere debitrice del soggetto esecutato e, quindi, di non possedere somme a quest’ultimo spettanti; l’esecuzione, allora, si chiuderebbe immediatamente, con liberazione del conto corrente pignorato.

È chiaro che, stando così la procedura, il creditore non è posto inizialmente nella condizione di conoscere eventuali bonifici in uscita dal conto (ivi compresi storni di somme in favore di parenti) per il semplice fatto di aver avviato un pignoramento. Tuttavia, egli potrebbe essere venuto a conoscenza di una diversa consistenza del conto per altre ragioni, ad esempio a seguito di interrogazione dell’anagrafe dei conti correnti, ove sia stato evidenziato come, prima del pignoramento, il conto presentasse un differente saldo attivo. È chiaro, in questo caso, che il creditore dovrebbe comunque procurarsi la prova di quanto affermato. Tuttavia, una volta raggiunta la dimostrazione documentale, potrebbe agire nei confronti del debitore pignorato con un’azione, cosiddetta revocatoria, volta a rendere inefficace il bonifico, a qualsiasi titolo esso sia avvenuto e poter pignorare la somma fuoriuscita dal conto [2]. Tale azione è consentita per qualsiasi tipo di atto del debitore volto a svuotare il proprio patrimonio in danno di eventuali creditori: quindi tanto nel caso di vendita, di donazione, di costituzione di fondo patrimoniale, di trust o di qualsiasi altro atto che, sebbene formalmente lecito, nasconda un intento fraudolento. È opportuno tuttavia precisare che:

– se il bonifico è avvenuto senza nulla ottenere in cambio, quindi a mero scopo di liberalità (donazione), il creditore sarà facilitato nell’esercizio dell’azione revocatoria, dovendo solo dimostrare al giudice che il debitore ha agito in malafede, ossia che questi non abbia altri beni aggredibili (per esempio, dando prova che il conto corrente è stato sostanzialmente svuotato, tanto da impedirgli di ottenere soddisfazione per l’interezza del proprio credito);

– se il bonifico, invece, è avvenuto in adempimento di un’obbligazione del debitore (a titolo oneroso), come per esempio nel caso di acquisto di un prodotto e relativo pagamento, per poter esperire l’azione revocatoria il creditore non dovrà solo dimostrare la mala fede del debitore, ma anche la consapevolezza di ciò da parte del terzo (che, così, abbia sostanzialmente partecipato all’intento fraudolento): compito di certo tutt’altro che agevole.

L’azione revocatoria deve essere avviata entro non oltre cinque anni dall’atto stesso: quindi, non deve essere decorso più di un quinquennio dal bonifico bancario contestato.

note

[1] In caso di mancato invio della dichiarazione, il creditore procedente lo deve dichiarare in udienza e il giudice, con ordinanza, fissa un’udienza successiva. L’ordinanza è notificata alla banca almeno 10 giorni prima della nuova udienza. Se questi non compare alla nuova udienza o, comparendo, rifiuta di fare la dichiarazione, il credito pignorato o il possesso del bene di appartenenza del debitore, nei termini indicati dal creditore, si considera non contestato ai fini del procedimento in corso e dell’esecuzione fondata sul provvedimento di assegnazione e il giudice provvede all’assegnazione o alla vendita della somma.

[2] Art. 2901 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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