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Precetto: per quanto tempo è efficace?

28 Settembre 2022
Precetto: per quanto tempo è efficace?

Termine di efficacia iniziale e finale, pignoramento ed esecuzione forzata, il caso dell’opposizione.

Il creditore che abbia ottenuto una sentenza o altro titolo per agire contro il debitore (per esempio assegni, cambiali, atti notarili) può avviare l’esecuzione forzata, ma deve prima notificare al debitore il cosiddetto atto di precetto. Una volta notificato il precetto, il creditore può procedere con pignoramento sui beni o crediti del debitore (pignoramento mobiliare, immobiliare o di crediti verso terzi) entro determinati termini. A quest’ultimo proposito, è bene sapere per quanto tempo è efficace il precetto.

Vediamo i termini di efficacia iniziale e finale del precetto ai quali devono prestare attenzione sia il creditore che il debitore destinatario.

Precetto: cos’è 

Il precetto è l’intimazione che il creditore deve necessariamente notificare personalmente al debitore prima di avviare il pignoramento (diversamente, l’esecuzione forzata sarebbe illegittima). Il precetto, per essere valido, deve contenere obbligatoriamente i seguenti elementi:

  • l’indicazione delle parti;
  • la data di notificazione del titolo esecutivo, se questa è fatta separatamente, o la trascrizione integrale del titolo stesso, come nel caso delle cambiali e degli assegni;
  • l’avvertimento che il debitore può, con l’ausilio di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice, porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi o proponendo agli stessi un piano del consumatore;
  • la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio della parte istante nel comune in cui ha sede il giudice competente per l’esecuzione;
  • la firma del difensore munito di procura.

Il precetto è soggetto a due termini di efficacia: uno “minimo” (prima del quale il pignoramento non può essere avviato) e uno “massimo” (oltre il quale il pignoramento è illegittimo perché tardivo). Esaminiamoli separatamente.

Precetto: qual è il termine minimo 

Il creditore deve indicare nel precetto il termine entro il quale il debitore deve adempiere, che (salvo casi particolari) non può essere inferiore a 10 giorni, o a 120 giorni in caso di precetto nei confronti di una Pubblica Amministrazione.

Se il creditore procedere in esecuzione forzata prima di tale termine l’esecuzione forzata è nulla e può essere oggetto di opposizione [1].

L’indicazione sul precetto di un termine più breve dei 10 giorni (o dei 120) o, del tutto, la mancata indicazione del termine non comporta la nullità del precetto [2], ma resta che, in ogni caso, il debitore deve adempiere entro e non oltre 10 giorni: quindi, la diversa indicazione fatta dal creditore viene automaticamente “sostituita” con il termine legale, che il creditore è comunque tenuto a rispettare, a pena di nullità dell’eventuale successiva esecuzione forzata.

Se ricorrono ragioni di urgenza o il pericolo di una ritardata esecuzione, il creditore può fare istanza al presidente del tribunale competente per l’esecuzione che valuta se autorizzare l’esecuzione immediata, eventualmente disponendo a carico del creditore il versamento di una cauzione.

In generale, l’autorizzazione è richiesta dopo la formazione del precetto e prima della notificazione dello stesso, tuttavia può essere rilasciata anche dopo la notificazione del precetto. L’autorizzazione è concessa con decreto scritto in calce al precetto e trascritto a cura dell’ufficiale giudiziario nella copia da notificarsi.

Precetto: qual è il termine massimo

Decorsi i 10 giorni dalla notifica del precetto (o meglio, dal ricevimento, da parte del debitore) il creditore può iniziare l’esecuzione: lo deve, però, fare entro il termine di 90 giorni dalla notificazione, altrimenti il precetto diventa inefficace.

Il creditore che vuole insistere nell’esecuzione deve quindi predisporre e notificare un nuovo atto di precetto.

Le spese del precetto inefficace (detto anche “perento”) restano a carico del creditore.

Termine precetto: cosa accade in caso di opposizione

Nel caso in cui il debitore proponga opposizione contro il precetto [3] il termine di efficacia del precetto rimane sospeso e riprende a decorrere dal momento della riassunzione del processo esecutivo, che deve avvenire (con ricorso) entro 6 mesi dalla comunicazione della sentenza di appello che rigetta l’opposizione.

L’opposizione all’atto di precetto sospende i termini di efficacia del precetto stesso, ma non la possibilità per il creditore di procedere a pignoramento: il creditore infatti è ugualmente libero di iniziare l’esecuzione forzata nonostante l’opposizione, salvo però che il giudice disponga la sospensione dell’esecuzione.

Le spese del precetto inefficace (detto anche “perento”) restano a carico dell’intimante, essendo applicabile, anche in questa ipotesi, il principio in base al quale le spese del processo estinto restano a carico delle parti che le hanno anticipate [4].


note

[1] Si tratta di opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 cod. proc. civ.

[2] Cass. sent. n. 55/2002.

[3] Sia che di opposizione all’esecuzione (art. 615 cod. proc. civ.) che agli atti esecutivi (art. 617 cod. proc. civ.)

[4] Cass. sent. n. 19876/2013, Cass. sent. n. 10572/2007.

Autore immagine: 123rf com


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