Diritto e Fisco | Editoriale

Inps, pensioni errate: disservizi e pasticci

1 novembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 novembre 2015



Disoccupazione, indennità e trattamenti erogati con ritardi biblici, pensioni errate, comunicazioni senza risposta dopo mesi, sono solo alcuni dei problemi che si presentano a chi ha a che fare con l’Inps.


Sull’efficienza della Pubblica Amministrazione italiana le discussioni sono all’ordine del giorno per tutti gli Enti, ma è con l’Inps che toccano il loro apice.

Disoccupazione e trattamenti che arrivano (quando arrivano) dopo mesi, domande che si perdono nel nulla, contestazioni d’irregolarità contributive per scostamenti, peraltro virtuali, di pochi centesimi…Questi sono soltanto alcuni dei problemi kafkiani che gli operatori del settore, come Consulenti del Lavoro, Commercialisti, Caf e Patronati, si trovano ad affrontare ogni giorno.

Con buona pace del presidente dell’Inps, Tito Boeri, che ha da poco affermato l’inutilità degli intermediari nei rapporti con l’Ente. Ma andiamo per ordine, e riassumiamo i principali inconvenienti davanti ai quali si trova chi, per i più disparati motivi, ha a che fare con l’Istituto.

Indennità di disoccupazione in ritardo

La nuova disoccupazione Naspi è operativa dal primo maggio 2015: a fine agosto 2015, delle domande pervenute 3 mesi prima ne era stata liquidata meno della metà. Questo, a detta dell’Ente, è accaduto per via del tardivo adeguamento delle procedure di calcolo delle indennità: sta di fatto che, ad oggi, i ritardi, per migliaia di italiani, sono ancora biblici. Il fatto non va certamente preso alla leggera, se si pensa che stiamo parlando di disoccupati, cioè di persone prive di reddito e delle loro famiglie, che spesso non hanno altri mezzi di sostentamento.

 

Pensioni errate

Una pensione su tre è sbagliata: questo il risultato di un’indagine risalente a circa due anni fa di Italia Lavoro. Oggi, purtroppo, la situazione non è migliorata, anzi, ci stiamo avvicinando alla soglia di una su due. Il problema è dovuto non solo alla non completa adeguatezza dei software di calcolo pensione, ma anche alla crescente complessità delle situazioni previdenziali, data la sempre più frequente presenza di contributi versati in gestioni diverse. Unendo poi il costante cambiamento dei coefficienti di rivalutazione, e la rilevanza crescente della quota contributiva della pensione, la “frittata” è fatta. Gli errori, però, sono quasi tutti a sfavore del cittadino: lungi dal voler insinuare un’intenzionalità in queste ulteriori penalizzazioni, l’unico rimedio è il calcolo certificato della pensione da parte di un professionista autonomo ed imparziale, poiché, per i motivi appena esposti, non è pienamente affidabile nemmeno il servizio di calcolo “la mia pensione”.

Comunicazioni perse nel cassetto previdenziale

Spesso, nello svolgimento di un’attività aziendale o professionale, si ha l’esigenza di interloquire con i funzionari dell’Inps: vuoi per la rateazione di una cartella, vuoi perché si contesta un pagamento già effettuato, o per altre motivazioni, lo scambio di comunicazioni dovrebbe essere all’ordine del giorno. Ma come si comunica con i funzionari Inps?

Chi vuole comunicare in via diretta, recandosi in sede di persona, deve prepararsi a perdere un’intera mattinata in fila. Tramite Contact center non è possibile, perché il servizio è chiuso da tempo, per aziende e consulenti.

Non resta che il tanto reclamizzato cassetto previdenziale: con risposte che, mediamente, arrivano dopo 30-60 giorni. Decisamente troppo, per un’azienda alla quale è stato inviato un ultimatum, con minaccia di perdita della regolarità contributiva (magari per scostamenti di pochi centesimi, come sempre più spesso accade). Insomma, non resta che armarsi di pazienza e fare la fila…Alla faccia della telematizzazione dei servizi!

I disservizi e le problematiche sono davvero numerosissime: non parliamo delle innumerevoli volte in cui il sito è fuori servizio e le procedure urgenti, come l’invio delle dichiarazioni mensili, sono completamente inutilizzabili (spesso e volentieri proprio nell’ultimo giorno per l’inoltro).

Ma, in definitiva, di chi è la colpa di tutto questo?

Certamente non dei dipendenti, che lavorano in condizioni d’emergenza, con un organico ridotto all’osso da anni, ma di chi pianifica l’organizzazione nel suo insieme. Bisogna dire grazie, dunque, a chi ci governa, che decide a cuor leggero di tagliare servizi essenziali, a discapito di lavoratori e cittadini.

Nel frattempo, però, domanderei al Presidente dell’Inps, ed ai tanti detrattori dei Consulenti e degli intermediari in genere, di riflettere: con un portale web e delle procedure talmente complicate e demenziali, è molto difficile, per un cittadino, cavarsela senza assistenza. Togliere di mezzo la categoria dei professionisti del settore comporterebbe, per l’Ente, una mole aggiuntiva di lavoro impossibile da gestire. Riconsideri dunque i rapporti con la categoria, nell’augurio dello svolgimento di una futura e pacifica collaborazione.

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Autore immagine: 123rf com

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