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I messaggi tra dipendenti non sono causa di licenziamento

6 Luglio 2016 | Autore:
I messaggi tra dipendenti non sono causa di licenziamento

Non è licenziamento per giusta causa quello causato da messaggi in mailing list chiuse, anche se con il messaggio si istiga alla rivolta sindacale. 

I messaggi scambiati tra dipendenti, inseriti in una mailing list chiusa – ad esempio quella appartenente al sindacato – non possono costituire di per se stessi giusta causa di licenziamento, perché costituiscono corrispondenza epistolare privata, dunque sono tutelate in quanto comunicazioni di natura personale.

Lo stabilisce la Corte di Appello di Milano [1] che afferma come il fatto che i destinatari siano molti (ma non in numero “indistinto”) non costituisce motivo valido perchè venga meno il carattere privato della comunicazione e la conseguente inviolabilità della stessa [2]. Il principio era stato peraltro già affermato in precedenza da una comunicazione dell’Antitrust, secondo cui i messaggi che circolano attraverso mailing list e newsgroup protetti da una password di accesso o, comunque, delimitati agli aderenti a una community, devono considerarsi corrispondenza privata.

Vediamo i dettagli.

Illegittimo il licenziamento basato su comunicazioni private: il caso di specie.

Il caso di specie è relativo al provvedimento di licenziamentoper giusta causa” emesso nei confronti  di un  pilota che avrebbe istigato i colleghi alla protesta sindacale. Questo, secondo i datori di lavoro, nell’avere arrecato turbativa al regolare svolgimento dell’attività di volo, avrebbe generato danni in capo all’azienda. A ciò si doveva aggiungere il fatto che in tali comunicazioni il dipendente avrebbe usato espressioni denigratorie e minacciose nei confronti di altri piloti.

Secondo la compagnia aerea il fatto che fosse stato proprio un atro dei piloti appartenenti alla mailing a segnalare questo comportamento, implicava che non ci fosse una violazione del gruppo chiuso e che quindi tali comunicazioni potessero essere utilizzate ai fini del licenziamento.

I giudici hanno tuttavia ritenuto che la maggior parte delle comunicazioni provenienti dalla mailing list ristretta agli aderenti del sindacato non potesse essere utilizzata per valutare la validità del licenziamento.

Sarebbero stati utilizzabili nell’ambito del giudizio solo due messaggi con specifici apprezzamenti negativi nei confronti di un altro pilota inserito nella mailing list, in quanto quest’ultimo aveva a sua volta promosso una causa risarcitoria per mobbing nei confronti della compagnia aerea.

Licenziamento illegittimo se la mail è in un gruppo privato

La Corte d’appello ha dunque stabilito l’illegittimità del licenziamento, confermando quanto definito dal primo grado di giudizio.

La mailing list nella quale sono stati diffusi i messaggi è difatti un gruppo chiuso all’interno del quale le comunicazioni sono private e dunque tutelate e non sottoponibili a sanzione.


note

[1] Corte Appello Milano, sent. n. 439/2016.

[2] Cos. art. 15.

Autore immagine: 123rf.com


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