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Multe e dati della patente, legittimo non ricordare chi era alla guida

3 novembre 2015


Multe e dati della patente, legittimo non ricordare chi era alla guida

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 novembre 2015



Comunicazione dei dati dell’effettivo conducente al momento dell’infrazione stradale: è legittimo dimenticare chi era alla guida dell’automobile.

Omessa comunicazione dei dati della patente dell’effettivo conducente: pronuncia coraggiosa, ma ben motivata, quella del Giudice di Pace di Campobasso [1] secondo il quale non esiste un obbligo, nel nostro ordinamento, di ricordare a chi il proprietario dell’auto ha affidato il proprio mezzo allorché lo stesso viene multato per qualche infrazione al codice della strada.

L’attuale normativa prevede che, nel notificare la multa al titolare del veicolo, questi abbia 60 giorni di tempo per comunicare chi era, al momento della violazione, l’effettivo conducente in modo tale da sottrarre i punti solo a quest’ultimo e non, invece, al primo. In particolare, il proprietario del veicolo a cui viene spedito un verbale di contestazione in cui è prevista la decurtazione dei punti dalla patente di guida, è invitato, entro 60 giorni dalla notifica del verbale stesso, a fornire i dati anagrafici e della patente di guida della persona che, al momento della commessa violazione, conduceva il veicolo. La comunicazione potrà essere effettuata mediante l’apposito modulo, dovrà essere sottoscritta dal conducente e:

– presentata agli uffici della Polizia Locale direttamente nei giorni di apertura al pubblico, anche da persona munita di delega (con fotocopia di documento di identità del delegante)

– oppure inviata da casella di posta elettronica certificata personale a quella della polizia locale.

Di fronte al difficile compito in cui si sono trovati sino ad oggi numerosi automobilisti, a cui è stato imposto di ricordare, anche a distanza di molto tempo, chi, in un determinato giorno e ora, era in possesso dell’automobile, la Cassazione ha obiettato che è sempre necessario fornire la dichiarazione alle autorità accertatrici e, soprattutto, che la semplice dimenticanza non è sufficiente ad evitare la seconda multa più elevata conseguente alla mancata comunicazione. Insomma, un vero e proprio obbligo di “ricordare” – magari tenendo un registro personale – a chi il mezzo viene dato in prestito.

Con la sentenza in commento, il giudice molisano ritiene tuttavia che l’obbligo di comunicare l’effettivo conducente al momento dell’infrazione può ritenersi ugualmente adempiuto anche qualora il proprietario del veicolo dichiari di non essere in grado di ricordare per via del “notevole lasso di tempo” trascorso tra la data di rilevazione della violazione e la successiva notifica. Nel caso di specie ad essere stata multata era un’auto aziendale, usata da tutto il personale della società: per cui era più che plausibile che il proprietario del mezzo – i titolari della società – non fossero in grado di ricordare l’effettivo conducente.

Attenzione: per evitare la multa conseguente all’omessa comunicazione, è sempre necessario fornire una dichiarazione, ma potrà essere negativa (… “non sono in grado di ricordare”…) e soprattutto ben motivata, eventualmente con corredo di documentazione a dimostrazione della veridicità delle affermazioni.

Sul punto, infatti, la decisione ricorda che la Corte costituzionale [2] ha affidato al Giudice di vagliare, di volta in volta, la condotta di chi, pur aderendo all’invito rivoltigli, abbia fornito una dichiarazione di contenuto negativo. Ne consegue – continua la decisione – che chi fornisce la dichiarazione, ma tuttavia in essa precisa di “non essere in grado di ricordare” non si sottrae all’invito e peraltro fornisce valide giustificazioni in merito al fatto di non essere in grado di fornire i dati richiesti, quando si è in presenza di un ampio lasso di tempo intercorso tra l’infrazione rilevata e la notifica del relativo verbale, specie quando ad utilizzare l’automobile sono più persone indistintamente.

Dunque, argomenta il giudice, “nulla può rimproverarsi a colui che in buona fede, a distanza di molto tempo dall’accertamento, non sia in grado di ricordare a chi aveva consentito l’uso della propria autovettura”. Ciò infatti costituisce di per sé una “valida esimente, attesa l’assenza di colpa come requisito dell’illecito amministrativo”. Per cui il proprietario dell’autovettura, non presente al momento della violazione, che “in buona fede”, non ricorda chi fosse alla guida, “non può soggiacere ad alcuna sanzione amministrativa commessa in conseguenza dell’azione di altri, sia essa dolosa o colposa, in quanto lo stesso proprietario ha adempiuto all’invito dell’autorità, inviando al Comando la dichiarazione” richiesta dal codice della strada [3].

Del resto, conclude il giudice di pace, il privato cittadino non ha alcun potere inquisitorio e investigativo (prerogativa dello Stato), né può rischiare una querela per falsa dichiarazione, o violare il diritto della legge sulla privacy, soprattutto quando determinate notizie le deve fornire dopo molti giorni dall’evento, non essendo stato presente alla commissione della violazione principale, come spesso può accadere.

note

[1] G.d.P. Campobasso sent. n. 307/2015 del 29.05.2015.

[2] C. Cost. sent. n. 165/2008.

[3] Art. 126 bis cod. str.

UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI CAMPOBASSO
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Giudice di Pace di Campobasso, dott. Alfonso Flora, nella pubblica udienza del 26/05/2015, ha pronunziato la seguente

SENTENZA

Nella causa civile iscritta al n. 444/2015 R.G.A.C. avente ad oggetto: Opposizione L. 689/81
TRA
Ce. S.R.L., in persona del legale rapp.te p.t., rappresentata e difesa dall’Avv. Mi.Ba. ed elettivamente domiciliata nel suo Studio in Campobasso alla piazza (…), giusta mandato a margine del ricorso
OPPONENTE
CONTRO
COMUNE DI VINCHIATURO, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall’Avv. Fr.Bu. ed elettivamente domiciliato in Campobasso al Viale (…), presso lo Studio dell’Avv. Da.Mo., giusta procura in calce alla comparsa di costituzione e risposta
OPPOSTO
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con atto depositato in data 30/03/2015 nella Cancelleria dello scrivente Ufficio, Ce. S.r.l. proponeva opposizione avverso il verbale di accertamento n. 238/V/2015 del 20/02/2015 elevato dalla Polizia Municipale di Vinchiaturo per violazione dell’art. 126 – bis, comma 2 del CdS.
A motivi l’opponente deduceva, tra l’altro, di aver correttamente adempiuto al suo obbligo, ovvero quello della comunicazione del conducente dell’autovettura, manifestando l’oggettiva impossibilità di fornire il nominativo della persona fisica che il giorno dell’accertamento dell’infrazione era alla guida del veicolo.
Chiedeva, pertanto, con istanza di sospensione, l’annullamento del provvedimento impugnato, con tutte le conseguenze di legge, anche in merito al pagamento delle spese di giudizio.
Disposta la comparizione delle parti ai sensi dell’art. 23, comma 2 della legge 689/81, il Comune di Vinchiaturo forniva la documentazione richiestagli, e nel costituirsi in giudizio con comparsa depositata il 25/05/2015 a mezzo dell’Avv. Fr.Bu. eccepiva l’infondatezza dell’opposizione chiedendone l’integrale rigetto.
Sulle rese conclusioni, all’udienza del 26/05/2015 il procedimento veniva deciso come da separato dispositivo.
Il ricorso va accolto per il motivo assorbente che di seguito si andrà a precisare.
Osserva il giudicante che nell’applicazione dell’art. 126 bis, comma 2 del CdS, emerge la necessità di distinguere il comportamento di chi si disinteressi della richiesta di comunicare i dati personali e della patente del conducente, non ottemperando così in alcun modo all’invito rivoltigli (contegno per ciò solo meritevole di sanzione), e la condotta di chi abbia fornito una dichiarazione sia pure di contenuto negativo.
La Corte Costituzionale, con sentenza del 20/5/2008 n. 165, ha in effetti demandato al Giudice comune di vagliare, di volta in volta, la condotta di chi, pur aderendo all’invito rivoltigli, abbia fornito una dichiarazione di contenuto negativo.
Nel caso in esame, la ricorrente, in ottemperanza a detto invito, ha fornito al Comune di Vinchiaturo una dichiarazione, affermando di non essere in grado di indicare con certezza il conducente del veicolo al momento dell’infrazione, atteso il notevole lasso di tempo intercorso dalla data di rilevazione dell’infrazione alla data di notifica della stessa, sottolineando altresì che la detta autovettura è intestata alla società e pertanto è a disposizione dell’intero nucleo aziendale, come risulta dalla missiva a/r versata in atti, indirizzata al Comune di Vinchiaturo – Servizio Polizia Municipale – spedita il 22/10/2014, ricevuta il successivo 27/10/2014 e quindi entro i termini di 60 gg. dalla notifica del verbale prodromico n. 952/V/2014, avvenuta il 20/10/2014.
Ne consegue che la ricorrente non si è sottratta all’invito e che le sue giustificazioni in merito al fatto di non essere in grado di fornire i dati richiesti, vanno ritenute valide e congrue, attesa la distanza di tempo intercorso tra l’infrazione rilevata e la notifica del relativo verbale, contenente, tra l’altro, la richiesta della comunicazione in parola. Nulla pertanto può rimproverarsi a colui che in buona fede, a distanza di tempo dall’accertamento, non sia in grado di ricordare a chi aveva consentito l’uso della propria autovettura. Detta circostanza è di per sé idonea a costituire valida esimente, attesa l’assenza di colpa come requisito dell’illecito amministrativo. Se effettivamente il proprietario dell’autovettura, non essendo stato presente al momento del compimento della violazione, in buona fede, non ricorda chi fosse alla guida dell’autovettura con la quale è stata commessa la presunta violazione al CdS, in base al suddetto principio non può soggiacere ad alcuna sanzione amministrativa commessa in conseguenza dell’azione di altri, sia essa dolosa o colposa, in quanto lo stesso proprietario ha adempiuto, come nel caso di specie, all’invito dell’autorità, inviando al Comando la dichiarazione ex art. 126 bis. Si osserva infine che il privato cittadino non può essere titolare del potere inquisitorio e investigativo (prerogativa dello Stato), né può rischiare una querela per falsa dichiarazione, o violare il diritto della legge sulla privacy, soprattutto quando determinate notizie le deve fornire dopo molti giorni dall’evento, non essendo stato presente alla commissione della violazione principale, come spesso può accadere.
Le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate coma da dispositivo. La presente sentenza deve essere dichiarata provvisoriamente esecutiva ai sensi dell’art. 282 c.p.c.
P.Q.M.
Il Giudice di Pace di Campobasso, dott. Alfonso Flora, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta dalla Ce. S.r.l. con ricorso depositato in data 30/03/2015, ogni contraria istanza, eccezione e deduzione disattese, così provvede:
1) accoglie il ricorso, e per l’effetto, annulla il verbale di accertamento n. 238/V/2015 del 20/02/2015 elevato dalla Polizia Municipale di Vinchiaturo e notificato in data 09/03/2015;
2) condanna il Comune di Vinchiaturo, in persona del Sindaco p.t., al pagamento in favore della ricorrente delle spese di giudizio che si liquidano in Euro 43,00 per esborsi ed Euro 200,00 per competenze, oltre rimb. forf. spese generali nella misura del 15%, IVA e CPA come per legge.
Così deciso in Campobasso il 26 maggio 2015.
Depositata in Cancelleria il 29 maggio 2015.

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1 Commento

  1. forse ho interpretato male le date ….. ma sembrerebbe che l’infrazione sia stata rilevata il 20/02/2015 ed il verbale notificato il 09/03/2015 ovvero poco più di 2 settimane dopo l’illecito ! e questo sarebbe il “notevole lasso di tempo” trascorso tra la data di rilevazione della violazione e la successiva notifica. ?!?!? Quindi se quel conducente avesse ucciso qualcuno …… liberi tutti ?!?

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