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Somma di denaro prestata: come chiedere la restituzione

3 novembre 2015


Somma di denaro prestata: come chiedere la restituzione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 novembre 2015



Un amico mi ha chiesto in prestito una somma di denaro: come posso cautelarmi in anticipo e cosa potrei fare qualora questi non restituisca l’importo?

Il contratto con cui un soggetto presta una somma di denaro a un altro è chiamato mutuo; si tratta di un accordo contrattuale che non è di esclusiva pertinenza delle banche. Anzi, se la banca si cautela attraverso la stipula di un atto pubblico notarile, la legge non impone forme particolari per la sottoscrizione di un mutuo e ben si può concludere l’accordo firmando una scrittura privata o, addirittura, oralmente.

È sempre bene però stilare l’accordo per iscritto in modo tale da precostituirsi la prova nel caso di mancato pagamento da parte del debitore.

Qualora si volesse aumentare la soglia delle garanzie, si potrebbe pensare di registrare il contratto, ottenendo così la cosiddetta data certa ed evitando ulteriori possibili contestazioni in merito ai tempi.

Si consiglia, per la redazione del contratto, di rivolgersi a un professionista esperto e di non affidarsi a moduli scaricati da internet.

È opportuno inserire nel contratto una data, anche indicativa, entro la quale la somma dovrà essere restituita. In mancanza di data, il creditore potrebbe (in teoria) richiedere la restituzione del denaro in qualsiasi momento, mentre la controparte potrebbe ricorrere al giudice affinché fissi un termine congruo per la restituzione della prestazione.

Il contratto vero e proprio potrebbe essere anche sostituito con una dichiarazione del debitore in cui lo stesso ammetta di aver ricevuto, in una determinata data, l’importo oggetto di mutuo e si impegni a restituirlo entro la scadenza convenuta. In tal caso, il documento potrà essere firmato solo dal mutuatario (si tratta, cioè, di una dichiarazione unilaterale che costituisce un riconoscimento del debito). Nella sostanza cambia davvero poco: in entrambi i casi, infatti, il creditore potrà giovarsi di un documento scritto che comprova il suo diritto di credito.

Di norma si usa farsi rilasciare un titolo a garanzia del futuro pagamento: una cambiale o un assegno postdatato. A differenza di quanto comunemente si crede, in generale l’assegno postdatato non costituisce illecito, ma poiché esso può essere riscosso dal creditore in qualsiasi momento, salvo regolarizzazione del bollo, la giurisprudenza ritiene nullo l’accordo con cui viene consegnato un assegno postdatato in funzione di garanzia (leggi a riguardo “Assegno postdatato: se a garanzia, il contratto è nullo”).

La forma scritta del contratto di mutuo è funzionale anche ad un altro importante scopo: con un documento sottoscritto da entrambe le parti o dal solo debitore, infatti, in caso di inadempimento da parte di quest’ultimo, è possibile evitare la causa ordinaria e agire direttamente con un decreto ingiuntivo (più economico e celere). Se non opposto entro 40 giorni dalla sua notifica, il decreto ingiuntivo consente al creditore il diritto di procedere direttamente in esecuzione forzata, previa notifica dell’atto di precetto.

Qualora invece il creditore non sia stato accorto nel farsi firmare una scrittura privata o una promessa unilaterale di pagamento, potrebbe sempre agire in un momento successivo, facendosi firmare un’ammissione di debito, ossia un documento con cui il soggetto mutuatario ammetta di essere debitore di una determinata somma di denaro e si impegni a restituirla entro un termine prefissato. Tale scrittura, al pari del contratto o della dichiarazione unilaterale, costituisce un documento valido per ottenere il decreto ingiuntivo.

Se il debitore non paga

Qualora, alla scadenza convenuta, il debitore si sia reso inadempiente, tutto ciò che si può fare, purtroppo, è solo azionare la via giudiziale e chiedere un decreto ingiuntivo i cui costi variano a seconda dell’importo fatto valere (si considera il contributo unificato corrispondente allo scaglione relativo al valore della controversia, ridotto della metà).

Ottenuto il decreto ingiuntivo, esso va notificato alla controparte che ha 40 giorni di tempo per decidere se opporlo o meno. Nel primo caso, si instaura una vera e propria causa. Nel secondo caso, invece, il creditore sarà libero di agire in esecuzione forzata, nella speranza che il debitore abbia beni intestati. Prima dell’esecuzione forzata, al debitore deve essere notificato l’atto di precetto con cui gli si intima di pagare entro 10 giorni.

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Autore immagine: 123rf com

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2 Commenti

  1. Salve!ho fatto un prestito ad un amico di 1000 euro,purtroppo non riesco a rintracciarlo in nessun modo.Non ho prove del prestito effettuato ne un contratto scritto!come posso fare?

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