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Cane del vicino che abbaia: che fare contro i rumori molesti

3 novembre 2015


Cane del vicino che abbaia: che fare contro i rumori molesti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 novembre 2015



Denuncia per eccessivo rumore dall’abbaiare dell’animale, risarcimento del danno, Asl e ordinanza comunale: la tutela del condomino.

Il cane del vicino che abbaia e genera rumore è forse il problema più sentito all’interno dei condomini e di villette a schiera. La tutela che appresta la legge tende sempre a contemperare le esigenze dell’animale – al quale la giurisprudenza ha riconosciuto un vero e proprio “diritto ad abbaiare” – e quelle del riposo delle persone. Posto peraltro che all’interno dei condomini non si può più vietare di tenere animali in casa, vediamo allora cosa resta da fare a chi viene costantemente molestato dal latrato del cane altrui.

Animali in condominio

La presenza di animali nel condominio è generalmente tollerata per quanto riguarda la detenzione di animali domestici nei singoli appartamenti, in quanto ogni condomino può disporre e godere come meglio crede della propria proprietà esclusiva.

Le norme del regolamento poi non possono vietare di possedere o detenere animali domestici.

Tuttavia la presenza di un cane all’interno di una struttura condominiale non deve essere lesiva dei diritti degli altri condomini, sicché i proprietari dell’animale devono ridurre al minimo le occasioni di disturbo e prevenire le possibili cause di agitazione ed eccitazione dell’animale stesso, soprattutto nelle ore notturne; occorre, però, tenere presente che la natura del cane non può essere coartata al punto da impedirgli del tutto di abbaiare e che episodi saltuari di disturbo da parte dell’animale possono e devono essere tollerati dai vicini, in nome dei principi del vivere civile.

Il regolamento contrattuale

Il divieto di destinare i singoli locali di proprietà esclusiva alla detenzione di animali può essere contenuto nel regolamento di natura contrattuale. La detenzione di animali in un condominio, nelle singole proprietà esclusive, può, quindi essere vietata solo se il proprietario dell’immobile si sia contrattualmente obbligato a non detenere animali [1].

Nell’ipotesi di violazione di tale divieto il condominio può richiedere la cessazione della destinazione abusiva sia al conduttore che al proprietario locatore [2].

Solo ove esista una norma regolamentare di natura contrattuale che faccia divieto agli inquilini di tenere animali molesti il giudice può, con provvedimento d’urgenza ordinare l’allontanamento di animali molesti dal condominio, con divieto assoluto di ritorno nell’edificio condominiale. Sussistendo tale norma regolamentare non sono ulteriormente richiesti gli estremi della immissione rumorosa intollerabile [3].

La tutela civile: il risarcimento del danno

Non esiste una soglia di rumore in decibel oltre la quale scatta in automatico l’illecito e, quindi, il diritto al risarcimento. Né la legge stabilisce un orario entro il quale il rumore del cane si considera o meno consentito. Il codice [4] si limita a stabilire che l’immissione rumorosa (in questo caso l’abbaiare del cane) non deve superare la normale tollerabilità, da valutarsi in base al luogo. In una zona con poco rumore di fondo (si pensi all’aperta campagna) la soglia del rumore sarà più bassa rispetto a un centro urbano dove il traffico e i clacson delle auto verosimilmente potrebbero coprire i versi dell’animale. A stabilire quando venga superata la normale tollerabilità è il giudice, attraverso un proprio tecnico.

In tal caso, la sentenza può condannare il padrone dell’animale a insonorizzare l’appartamento e a far cessare i rumori. Sul “come” il giudice non dirà molto, anche perché in questi casi potrebbe essere richiesto l’intervento di educatori dell’animale. Di certo il collarino anti-abbaio è considerato contrario alla legge.

La responsabilità del proprietario dell’animale è oggettiva ossia anche se questi non ha alcuna colpa del rumore prodotto dal cane.

La tutela penale: la querela

Qualora il rumore dia fastidio non a uno o più soggetti specifici (per esempio i vicini del piano di sopra e di sotto), ma a un gruppo di persone più ampio e non identificabile (per esempio: il quartiere, le abitazioni circostanti, ecc.), può scattare anche il procedimento penale a carico del padrone del quadrupede per il reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone [5]. Tale illecito penale è procedibile d’ufficio, quindi anche se nessuno si lamenti e sporga querela.

Il codice penale punisce “chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone”. Perché sia integrata la suddetta contravvenzione occorre che i rumori investano la generalità delle persone e che inoltre sia superata la soglia della normale tollerabilità. È necessaria la prova del superamento dei limiti della normale tollerabilità di emissioni sonore e della percettibilità delle emissioni stesse da parte di un numero illimitato di persone, a prescindere dal fatto che in concreto tali persone siano state effettivamente disturbate. Con riguardo ai cani, il fatto di rilievo penale è quello di non impedire agli animali non già di “abbaiare“, ma di farlo in maniera smodata e in orari tali da disturbare una collettività indeterminata di persone (ad esempio, gli abitanti dell’intero condominio) [6].

Se l’episodio è suscettibile di ripresentarsi in futuro per via delle abitudini di vita del padrone (si pensi al cane che abbaia quando resta solo in casa perché il proprietario è al lavoro) ci possono essere gli estremi per chiedere il sequestro dell’animale.

L’ASL o il sindaco

Se il problema del vicino è solo il rumore, è inutile chiamare l’Asl o il Sindaco. Infatti la prima ha poteri di intervento solo se il recinto dove si trovano gli animali rende insalubre l’aria per i vicini (si pensi alle esalazioni degli escrementi); il secondo invece non può intervenire con una propria ordinanza, posto che si tratta di materia che non interessa la pubblica amministrazione ma i rapporti tra vicinato.

Quanto ai cattivi odori, in tal caso potrebbe scattare anche il reato di getto pericoloso di cose a condizione che la situazione ambientale sia divenuta intollerabile.

Il comportamento del padrone del cane

Il padrone del cane deve fare la sua parte, tenendo un comportamento tale da non aumentare il rischio di latrati. Così, per esempio, dovrà evitare di lasciare solo l’animale, specie durante la notte, dovrà evitare le cause di eccitazione e di nervosismo dell’animale stesso, ecc.

Occorre, però, tenere presente che la natura del cane non può essere coartata al punto da impedirgli del tutto di abbaiare e che episodi saltuari di disturbo da parte dell’animale possono e devono essere tollerati dai vicini, in nome dei principi del vivere civile.

Perché il cane abbaia

Alcuni esperti hanno evidenziato le principali cause per cui il cane abbaia sono:

– l’ansia da solitudine

– se arrivano ospiti a casa: il cane fa la guardia

– bisogno di giocare

– manifestare un bisogno (per es. fame o sete)

– nervosismo.

Per chi è in affitto

Secondo la Cassazione [7], l’inquilino che è in affitto e viene disturbato dall’abbaiare del cane del vicino può chiedere la risoluzione anticipata della locazione, adducendo come causa proprio l’invivibilità dell’appartamento per via dei suddetti rumori. Al proprietario di casa, che non potrà far nulla per evitare la disdetta, non resta che rivalersi contro il padrone del cane.

Modelli di lettera di diffida e di querela

Per sapere come scrivere la diffida al vicino o la querela vai all’articolo “Se il cane del vicino abbaia“.

note

[1] Trib. Piacenza sent. n. 354 del 10.04.2001.

[2] Cass. sent. n. 3705/2011.

[3] Trib. Salerno sent. del 23.3.2004.

[4] Art. 844 cod. civ.

[5] Art. 659 cod. pen.

[6] Cass. sent. n. 35234/2001.

[7] Cass. sent. n. 12291/14 del 30.05.2014.

Autore immagine: 123rf com

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