Diritto e Fisco | Editoriale

L’AGCM ordina ai provider i “filtri” contro le truffe. Meglio liberi o protetti?

5 Aprile 2012 | Autore:
L’AGCM ordina ai provider i “filtri” contro le truffe. Meglio liberi o protetti?

L’AGCOM e i  filtri alla rete: il provvedimento di blocco di Private Outlet.

È dello scorso 6 marzo il provvedimento con cui l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha ordinato a tutti i provider italiani di bloccare l’accesso al sito della società Private Outlet S.r.l. perché ritenuta responsabile di frodi online ai danni dei consumatori.

In poche parole, senza alcun processo, ma solo sulla base di un’istruttoria dell’Authority, effettuata dopo le segnalazioni degli acquirenti truffati, si vuole impedire agli utenti connessi a Internet di accedere all’indirizzo IP della Private Outlet. Una misura cautelare, volta a evitare il perpetrarsi di ulteriori illeciti.

Come c’era da aspettarsi, la reazione (aprioristica) della rete è stata di indignazione. Il problema ruota sempre intorno al concetto di un procedimento, quello amministrativo davanti all’Authority, che non garantirebbe alcuna certezza di difesa. Difesa che, invece, solo il contraddittorio davanti a un giudice terzo e imparziale consente.

Prima di domandarsi se, nell’ottica di tutelare il mercato, si debba preferire la tutela dei consumatori inesperti e spesso sprovveduti, o piuttosto la libertà della rete, bisogna chiedersi innanzitutto se l’AGCM abbia agito correttamente.

Il Codice del Consumo accorda all’Autorità Garante il potere di disporre, con provvedimento motivato, la sospensione provvisoria delle pratiche commerciali scorrette, solo nei casi di particolare urgenza.

Secondo l’autorevole parere del collega Guido Scorza, l’Authority sarebbe andata ben oltre i propri poteri. Essa infatti, nell’impedire l’accesso al sito della Private Outlet S.r.l., non solo ne avrebbe bloccato la pratica commerciale scorretta, ma anche qualsiasi altro tipo di attività commerciale (quindi, anche quelle eventualmente lecite), decretando di fatto la chiusura dell’e-Store.

Tuttavia, se è vero che la venditrice si sarebbe comportata sempre e sistematicamente in modo illegittimo (almeno secondo le accuse mossele), è anche vero che solo imponendole la “chiusura dei battenti” si poteva realizzare la “sospensione della pratica commerciale scorretta”, per come consentito all’Authority dal Codice del Consumo.

Insomma, prima di parlare di presunto eccesso di potere da parte del Garante, bisognerebbe verificare se solo alcuni o la generalità dei comportamenti tenuti dalla società venditrice era di natura fraudolenta.

Oltre a ciò, c’è un dato che non bisogna dimenticare e che potrebbe portare a dissentire dall’opinione dell’avv. Scorza: le frodi online sono divenute ormai di tale facilità e frequenza da non consentire più alla polizia postale di stare dietro alle migliaia di segnalazioni. Così, l’impossibilità di porre un argine al fenomeno, attraverso i consueti sistemi giudiziali – quelli che ossequiano quel principio del nostro Stato “di diritto” che si chiama “garantismo” – rischia di frustrare l’esigenza di una più adeguata tutela del mercato e dei “poveri” consumatori.

Affermare, come ritiene l’avv. Guido Scorza, che, impedire l’accesso a un sito internet “solo” per tutelare i consumatori è una “scorciatoia liberticida”, che lede il mercato, non mi sembra corretto.

Piuttosto è il contrario: un web dove i consumatori sono sicuri della serietà delle loro controparti, sicuri di non essere truffati, che le loro carte di credito non verranno clonate, sicuri ancora che le garanzie dei prodotti saranno onorate e la merce spedita al loro domicilio, non può che incentivare gli scambi, giammai frenarli.

Un mercato selvaggio, invece, genera sfiducia e limita le transazioni. È del resto il principio della borsa: laddove c’è maggiore incertezza, i titoli crollano. Solo le borse serie, con una forte autorità di controllo, riescono a segnare andamenti positivi.

Che senso ha, dunque, parlare di “garanzie costituzionali irrinunciabili”, in un moderno Stato di diritto, se tra di esse vi è non solo la tutela dell’iniziativa economica privata e quella all’informazione (da cui quella a una rete libera), ma anche la tutela delle parti deboli, che in questo caso sono i consumatori?

Fuor di dubbio che l’Authority si muova più celermente e con maggiore disinvoltura rispetto ai nostri tribunali. Fuor di dubbio anche che, in determinati casi, solo un intervento tempestivo impedisce il perpetrarsi delle maggiori frodi online – le quali, in genere, si consumano nell’arco di pochi mesi (con buona pace del maltolto, ormai nascosto in qualche isola del Pacifico). Non c’è infine neanche bisogno di ricordare il fallimento dei tribunali italiani, coi loro tempi impossibili, tali da rendere inutile e illogico qualsiasi tipo di intervento giudiziale.

Tutelare la rete vuol dire soprattutto tutelare l’insieme degli utenti che la compongono: un “insieme” costituito da consumatori, gente che compra e che vende, e che ha fatto del web il nuovo “mercato”.

Ecco perché, piuttosto che arroccarsi su posizioni ideologiche, credo che si debba invece lavorare nel ben delineare i poteri dell’AGCM, garantendo sì un pronto intervento, ma pur sempre nel rispetto delle libertà fondamentali.

In questo senso, onde evitare il solito discorso all’italiana, di un’Amministrazione che prima sbaglia e poi fa pagare il cittadino, bisognerebbe imporre all’Authority, dopo l’uso della “coercizione”, di richiedere al giudice un provvedimento di convalida del proprio operato. Bisogna insomma evitare di lasciare al cittadino l’onere (materiale, ma anche e soprattutto economico) di impugnare, eventualmente e successivamente, l’atto (illegittimo) della amministrazione.

È storia vecchia, infatti, che spesso i cittadini, sfiduciati, evitino di proporre ricorso contro la Pubblica Amministrazione, per via dei tempi, dei costi e della poca fiducia negli esiti.

Insomma: dare la possibilità all’AGCM di operare, ma sotto un costante controllo.

 



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

1 Commento

  1. Qualora fosse possibile sono daccordo di affermare cosi come suggerisce l’avv,Angelo Greco di ” dare la possibilità all’AGCM di operare, ma sotto un costante controllo.” E anche noi consumatori non facciamo sempre finta di non sapere e di prendere le” fregature”, a volte sono convinta che ne siamo consapevoli!!

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube