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Gli interventi di manutenzione ordinaria

4 novembre 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 4 novembre 2015



Edilizia libera: gli interventi edilizi per i quali non è richiesto titolo abilitativo né alcuna comunicazione.

L’art. 6, 1° comma, lett. a), del T.U. n. 380/2001 esonera dalla necessità di qualsiasi titolo abilitativo la manutenzione ordinaria degli immobili, cioè quegli interventi correnti eseguiti per mantenere in buono stato gli immobili medesimi, con esclusione delle modifiche sia alla destinazione che allo stato dei locali, nonché degli interventi sulle strutture portanti e divisorie.

L’art. 3, 1° comma, lett. a), del T.U. n. 380/2001 definisce interventi di manutenzione ordinaria quelli «che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti».

Conseguentemente (ed a titolo esemplificativo) vanno ricompresi tra le opere di manutenzione ordinaria:

– la sostituzione dei manti di copertura dei tetti e delle pavimentazioni delle terrazze, senza alterazione alcuna all’aspetto ed alle caratteristiche originarie;

– la impermeabilizzazione di tetti e terrazze, senza alterazioni alle caratteristiche originarie;

– gli interventi per intonaci, pitturazione e rivestimenti interni;

– la sostituzione e riparazione di infissi interni ed esterni con altri di identiche caratteristiche;

– la sostituzione dei pavimenti;

– la sostituzione e l’adeguamento degli impianti idrici, elettrici, di riscaldamento, purchè non comportino alterazione dei locali, aperture fisse nelle facciate o modifiche ai volumi tecnici;

– la riparazione delle opere fognanti private.

Si tratta, in sostanza, di interventi finalizzati a conservare l’immobile in buono stato, mantenendolo — nel breve periodo — idoneo all’uso cui è adibito.

Per quanto riguarda l’edilizia industriale, le caratteristiche delle opere di manutenzione ordinaria hanno trovano specificazione nella circolare n. 1918, emanata dal Ministero dei lavori pubblici in data 16-11-1977, nella parte che di seguito si trascrive:

«È appena il caso di rilevare che le opere di ordinaria manutenzione non possono non avere ampiezza e caratteristiche diverse in relazione al tipo di “edificio o struttura” sul quale vengono effettuate: la manutenzione di un edificio residenziale, ovviamente, comporterà interventi diversi da quelli necessari per una struttura a carattere commerciale o per un impianto industriale.

Ritiene, comunque, questo Ministero — con riferimento agli impianti industriali — che possano considerarsi opere di ordinaria manutenzione e come tali, essere escluse dall’obbligo della concessione, gli interventi intesi ad assicurare la funzionalità dell’impianto ed il suo adeguamento tecnologico; sempreché tali interventi, in rapporto alle dimensioni dello stabilimento, non ne modifichino le caratteristiche complessive, siano interne al suo perimetro e non incidano sulle sue strutture e sul suo aspetto.

Le opere in questione, inoltre, non debbono:

– compromettere aspetti ambientali e paesaggistici;

– comportare aumenti di densità (che, come è noto, in materia industriale va espressa in termini di addetti);

– determinare implicazioni sul territorio in termini di traffico;

– richiedere nuove opere di urbanizzazione e, più in generale, di infrastrutturazione;

– determinare alcun pregiudizio di natura igienica ovvero effetti inquinanti;

– essere, comunque, in contrasto con specifiche norme di regolamento edilizio o di attuazione dei piani regolatori in materia di altezze, distacchi, rapporti tra superficie scoperta e coperta ecc.

A titolo di esemplificazione, si indicano, qui di seguito, alcune opere che possono rientrare nella “categoria” di quelle di ordinaria manutenzione degli impianti industriali:

1)- costruzioni che non prevedono e non sono idonee alla presenza di manodopera, realizzate con lo scopo di proteggere determinati apparecchi o sistemi, quali:

– cabine per trasformatori o per interruttori elettrici;

– cabine per valvole di intercettazione fluidi, site sopra o sotto il livello di campagna;

– cabine per stazioni di trasmissioni dati e comandi, per gruppi di riduzione, purché al servizio dell’impianto;

2)- sistemi per la canalizzazione dei fluidi mediante tubazioni, fognature ecc., realizzati all’interno dello stabilimento stesso;

3)- serbatoi per lo stoccaggio e la movimentazione dei prodotti e relative opere;

4)- opere a carattere precario o facilmente amovibili:

– baracche ad elementi componibili, in legno, metallo o conglomerato armato;

– ricoveri protetti realizzati con palloni di plastica pressurizzata;

– garitte;

– chioschi per l’operatore di pese a bilico, per posti telefonici distaccati, per quadri di comando di apparecchiature non presidiate;

– opere relative a lavori eseguiti all’interno di locali chiusi;

– installazioni di pali porta tubi in metallo e conglomerato armato, semplici e composti;

– passerelle di sostegni in metallo o conglomerato armato per l’attraversamento delle strade interne con tubazioni di processo e servizi;

– trincee a cielo aperto, destinate a raccogliere tubazioni di processo e servizi, nonché canalizzazioni fognanti aperte e relative vasche di trattamento e decantazione;

– basamenti, incastellature di sostegno e apparecchiature all’aperto per la modifica e il miglioramento di impianti esistenti;

10)- separazione di aree interne allo stabilimento realizzate mediante muretti e rete ovvero in muratura;

11)- attrezzature semifisse per carico e scarico da autobotti e ferrocisterne (bracci di scarichi e pensiline) nonché da navi (bracci di sostegno manichette);

12)- attrezzature per la movimentazione di materie prime e prodotti alla rinfusa ed in confezione, quali nastri trasportatori, elevatori a tazze ecc.;

13)- tettoie di protezione dei mezzi meccanici;

14)- canne fumarie ed altri sistemi di addizione e di abbattimento».

Diritto-Urbanistico

note

Autore immagine: 123rf com


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