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Interventi per l’eliminazione delle barriere architettoniche

4 novembre 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 4 novembre 2015



Edilizia libera: gli interventi edilizi per i quali non è richiesto titolo abilitativo né alcuna comunicazione.

1 | Interventi per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati

 

La legge 9 gennaio 1989, n. 13 ha disposto che — a decorrere dal 10 agosto del 1989 — tutti i progetti relativi alla costruzione di nuovi edifici, ovvero alla ristrutturazione di interi edifici (compresi quelli di edilizia residenziale pubblica, sovvenzionata ed agevolata) dovessero essere redatti in osservanza di prescrizioni tecniche necessarie a garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici medesimi da parte dei portatori di handicap.

La fissazione in dettaglio di tali prescrizioni tecniche è attualmente contenuta nel D.M. del Ministro dei lavori pubblici 14-6-1989, n. 236, ma è demandata in avvenire — dall’art. 77, 2° comma, del T.U. n. 380/2001 — ad un decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

La normativa generale per la eliminazione delle barriere architettoniche è contenuta nel capo III del T.U. n. 380/2001 (articoli da 77 a 81).

Per la realizzazione di nuovi edifici e la ristrutturazione di interi edifici, la progettazione deve in ogni caso prevedere (art. 77, 3° comma):

– accorgimenti tecnici idonei alla installazione di meccanismi per l’accesso ai piani superiori, compresi i servoscala;

– idonei accessi alle parti comuni degli edifici ed alle singole unità immobiliari;

– almeno un accesso in piano, rampe prive di gradini o idonei mezzi di sollevamento;

– l’installazione, nel caso di immobili con più di tre livelli fuori terra, di un ascensore per ogni scala principale raggiungibile mediante rampe prive di gradini.

Le opere dirette ad eliminare le barriere architettoniche possono essere realizzate in deroga alle norme sulle distanze previste dai regolamenti edilizi, anche per i cortili e le chiostrine interni ai fabbricati o comuni o di uso comune a più fabbricati.

Devono rispettarsi, però, le distanze stabilite dagli artt. 873 e 907 cod. civ. nell’ipotesi in cui tra le opere da realizzare ed i fabbricati di altri proprietari non sia interposto alcuno spazio o alcuna area di proprietà o di uso comune (art. 79).

Nel regime delineato dalla legge n. 13/1989, l’esecuzione di interventi rivolti ad eliminare le barriere architettoniche non era generalmente soggetta a concessione edilizia né ad autorizzazione (art. 7, 1° comma, della legge n. 13/1989). Era richiesta, invece, l’autorizzazione di cui all’art. 48 della legge n. 457/1978 qualora essi fossero consistiti in rampe o ascensori esterni, ovvero in manufatti alteranti la sagoma dell’edificio (art. 7, 2° comma, della legge n. 13/1989). Le opere di quest’ultimo tipo, inoltre, potevano essere alternativamente precedute dalla denuncia di inizio dell’attività ai sensi dell’art. 2, comma 60, della legge 23-12-1996, n. 662.

Per le opere interne era sufficiente che l’interessato, contestualmente all’inizio dei lavori, presentasse al Comune «apposita relazione a firma di un professionista abilitato», mentre non era richiesto che in tale relazione venissero asseverate le opere da compiersi ed il rispetto delle norme di sicurezza e delle norme igienico-sanitarie vigenti (art. 7, 1° comma, legge n. 13/1989).

Alla domanda di autorizzazione ed alla comunicazione di inizio lavori interni dovevano essere allegati un certificato medico attestante l’handicap nonché una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà dalla quale risultassero l’ubicazione dell’abitazione del soggetto interessato e la descrizione delle difficoltà di accesso (art. 8, legge n. 13/1989).

In seguito all’entrata in vigore del T.U. n. 380/2001, gli interventi rivolti ad eliminare le barriere architettoniche negli edifici privati:

– possono essere eseguiti senza alcun titolo abilitativo (attività edilizia libera, ex art. 6, 1° comma, lett. b), purché non comportino la realizzazione di rampe o di ascensori esterni, ovvero di manufatti che alterino la sagoma dell’edificio. Vi è la necessità, infatti, di garantire il fondamentale requisito dell’accessibilità e vivibilità degli edifici a tutela della dignità della persona umana (la Corte Costituzionale — con la sentenza 10-5-1999, n. 167 — si è espressa nel senso della «accessibilità» degli edifici come requisito legale di tutti gli immobili);

– negli altri casi sono assoggettati, invece, a mera segnalazione certificata di inizio dell’attività (SCIA), purché non rientrino tra le tipologie che l’art. 10 riconduce al regime del permesso di costruire.

Alle domande ed alle comunicazioni dirette al competente ufficio comunale devono essere allegati certificato medico in carta libera attestante l’handicap e dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (ex art. 47 del D.P.R. n. 445/2000) dalla quale risultino l’ubicazione della propria abitazione nonché le difficoltà di accesso (art. 81 del T.U. n. 380/2001).

L’art. 78 del T.U. n. 380/2001 prevede che le innovazioni in oggetto, nonché la realizzazione di percorsi attrezzati e la installazione di dispositivi di segnalazione atti a favorire la mobilità dei ciechi all’interno degli edifici privati, negli stabili condominiali, possono essere approvate con le maggioranze ordinarie di cui all’art. 1136, 2° e 3° comma, cod. civ., fermo il disposto del secondo comma dell’art. 1120 cod. civ.

Ne consegue che, qualora gli interventi in questione ledano il «decoro architettonico» oppure integrino uno dei casi vietati di innovazione su edifici condominiali, le delibere adottate a maggioranza prevista dall’art. 1136, comma 2 e 3, cod. civ. sono nulle, ancorché perseguano lo scopo di innovare le parti comuni, onde favorire le esigenze di un condomino portatore di handicap.

Nel caso in cui il condominio rifiuti di assumere, o non assuma entro 30 giorni dalla richiesta fatta per iscritto, le relative deliberazioni, i portatori di handicap (ovvero chi ne esercita la tutela o la potestà) possono installare, a proprie spese, servoscala nonché strutture mobili e facilmente rimovibili e possono anche modificare l’ampiezza delle porte di accesso, al fine di rendere più agevole l’ingresso agli edifici, agli ascensori e alle rampe delle autorimesse.

Gli interventi diretti ad eliminare le barriere architettoniche devono essere realizzati, in ogni caso, nel rispetto delle norme antisismiche, di prevenzione degli incendi e degli infortuni.

Quanto alla normativa antisismica, in particolare, resta fermo l’obbligo del preavviso e dell’invio del progetto alle competenti autorità (a norma dell’art. 93 del T.U. n. 380/2001) ma non è richiesta l’autorizzazione di cui al successivo art. 94 (art. 84 del T.U. n. 380/2001).

2 | Interventi per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici pubblici e privati aperti al pubblico

L’art. 82 del T.U. n. 380/2001 stabilisce che tutte le opere edilizie, riguardanti edifici pubblici e privati aperti al pubblico, che siano suscettibili di limitare l’accessibilità e la visitabilità degli edifici medesimi da parte dei portatori di handicap, devono essere eseguite in conformità alle prescrizioni di cui:

– alla legge 30-3-1971, n. 118 e succ. modif.;

– al D.M. del Ministro dei lavori pubblici 14-6-1989, n. 236;

– al regolamento approvato con D.P.R. 24-7-1996, n. 503.

Il rilascio di permessi di costruire per le opere medesime è subordinato alla verifica (demandata all’ufficio tecnico comunale ovvero al tecnico incaricato dal Comune) della conformità del progetto alla normativa anzidetta.

È necessario allegare alla SCIA una documentazione grafica ed una dichiarazione di conformità alla normativa vigente in materia di accessibilità e superamento delle barriere architettoniche.

Tale dichiarazione deve accompagnarsi, altresì, ad ogni richiesta di modifica di destinazione d’uso.

Il rilascio del certificato di agibilità è subordinato all’accertamento dell’intervenuta realizzazione delle opere nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di eliminazione delle barriere architettoniche.

Tutte le opere realizzate negli edifici pubblici e privati aperti al pubblico in difformità delle disposizioni vigenti in materia di accessibilità e di eliminazione delle barriere architettoniche, ove le difformità siano tali da rendere impossibile l’utilizzazione da parte delle persone handicappate, sono dichiarate inagibili.

Il progettista, il direttore dei lavori, il responsabile tecnico degli accertamenti per l’agibilità o l’abitabilità ed il collaudatore, ciascuno per l’attività di propria competenza, sono direttamente responsabili e punibili con l’ammenda da 5.164 a 25.822 euro e con la sospensione dai rispettivi albi professionali per un periodo compreso da uno a sei mesi.

Qualora le innovazioni dirette ad eliminare le barriere architettoniche riguardino immobili assoggettati ai vincoli paesaggistici ed ambientali, è necessario il rilascio della autorizzazione paesaggistica.

L’autorizzazione può essere negata soltanto qualora non sia possibile realizzare le opere senza serio pregiudizio del bene tutelato ed il diniego deve essere motivato con la specificazione della natura e della serietà del pregiudizio, della sua rilevanza in rapporto al complesso in cui l’opera si colloca e con riferimento a tutte le alternative eventualmente prospettate dall’interessato (art. 4 della legge n. 13/1989).

Un procedimento analogo è fissato per gli immobili assoggettati a vincolo architettonico: in tali ipotesi la competente Sopraintendenza deve provvedere entro 120 -giorni dalla presentazione della domanda, anche impartendo, ove necessario, apposite prescrizioni (art. 5 della legge n. 13/1989).

Nei casi in cui le autorizzazioni di competenza delle autorità preposte alla tutela dei vincoli non possono essere concesse, il superamento delle barriere architettoniche può essere realizzato mediante opere provvisionali (come definite dall’art. 7 del D.P.R. 4-1-1956, n. 164) sulle quali sia stata acquisita l’approvazione delle predette autorità (art. 82, 2° comma, del T.U. n. 380/2001).

Diritto-Urbanistico

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