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Lo sai che? La musica d’ambiente, in sala d’attesa del professionista, non si paga

Lo sai che? Pubblicato il 21 marzo 2012

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> Lo sai che? Pubblicato il 21 marzo 2012

La diffusione di musica nella sala d’attesa di un professionista (un dentista, per esempio) non richiede il pagamento del compenso in favore dei produttori fonografici.

Qualche tempo fa, il Tribunale di Milano [1] aveva stabilito che l’ambulatorio dentistico non costituisce “luogo aperto al pubblico” e la musica in sottofondo ivi eventualmente trasmessa (quella che dovrebbe servire per distrarre i pazienti in sala d’attesa) non dà diritto all’erogazione di un tributo (cosiddetto equo compenso) in favore di artisti e produttori discografici.

È vero infatti che le direttive comunitarie [2] e la legge italiana sul diritto d’autore stabiliscono che l’utilizzazione, in luoghi pubblici, di musica registrata è subordinata all’autorizzazione e pagamento degli artisti e produttori (cosiddetti diritti connessi). Ma, in quell’occasione, il giudice aveva precisato che “il pubblico rilevante è quello che volontariamente sceglie un luogo per ascoltare musica, non certo i clienti di uno studio dentistico, che vi si recano per cure, in orari prestabiliti dal medico e che solo occasionalmente si ritrovano ascoltatori di brani musicali”.

Nessun compenso, dunque, doveva essere corrisposto per la cosiddetta “musica d’ambiente“.

La società consortile dei fonografici (SCF) aveva fatto appello contro la sentenza e la Corte di secondo grado, a sua volta, aveva rinviato la questione interpretativa alla Corte di Giustizia Europea. Quest’ultima, infine, risolvendo la diatriba in modo definitivo [3], ha in ultimo confermato quanto già deciso dal Tribunale di Milano.

Il principio, ovviamente, esposto per la sala d’attesa del dentista, è valido per qualsiasi altro studio professionistico.

Secondo la Corte Europea, nel caso di clienti di un dentista, si ha una pluralità di persone scarsamente consistente, se non persino insignificante, dal momento che l’insieme di pazienti simultaneamente presenti nel suo studio è, in generale, alquanto ristretto.

Peraltro, sostengono i giudici, la diffusione di programmi radio non ha lo scopo di aumentare la clientela del professionista, il quale non trae così utili economici dalla musica d’ambiente.

“Un dentista che diffonde fonogrammi in presenza dei suoi pazienti quale musica di sottofondo, non può ragionevolmente aspettarsi un ampliamento, unicamente in virtù di tale diffusione, della clientela del proprio studio, né aumentare il prezzo delle cure prestate. Ne consegue che siffatta diffusione non è idonea, di per sé, ad incidere sugli introiti di tale professionista”.

“I clienti di un dentista, infatti, si recano presso uno studio medico dentistico unicamente allo scopo di essere curati, giacché una diffusione di fonogrammi non è minimamente collegata alla prassi delle cure dentistiche. È in modo fortuito e indipendentemente dalla loro volontà che detti clienti godono dell’accesso a taluni fonogrammi (…). Ne deriva che una diffusione del genere non riveste carattere lucrativo…”.

[1] Trib. Milano, sent. n. 2177 del 18.02.2009.

[2] Direttive comunitarie (92/100/CEE e 2001/29/CE.

[3] Corte Giust. Europea sent. del 15.03.2012, nella causa C-135/10.

 

note

[1] Trib. Milano, sent. n. 2177 del 18.02.2009.

[2] Direttive comunitarie (92/100/CEE e 2001/29/CE.

[3] Corte Giust. Europea sent. del 15.03.2012, nella causa C-135/10.


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3 Commenti

  1. buongiorno mi chiamo coelli alberto sono parrucchiere ,essendo gestore di un negozio devo pagare i diritti siae e ncf e a mio avviso ci sono delle analogia con uno studio professionale in quanto la musica (rdio) non genera maggiori aflussi di clientela

  2. Salve sono un parrucchiere della provincia di Verona , da anni pago la siae e ora sono proprio stanco poiché credo sia uno dei tanti carrozzoni italiani ; quest’anno ho deciso di non pagare ! a quali sanzioni o procedimenti civili vado incontro, ci sono dei precedenti oltre quello del dentista da voi menzionato? Grazie per la vostra attenzione

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