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Atto di precetto su sentenza, decreto ingiuntivo, assegni o cambiali

4 novembre 2015


Atto di precetto su sentenza, decreto ingiuntivo, assegni o cambiali

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 novembre 2015



Cos’è il precetto, termini di efficacia, titolo esecutivo, notifica, cause di nullità.

 

Cos’è l’atto di precetto

L’atto di precetto è un atto che può redigere tanto il creditore quanto il suo avvocato (in tal caso è necessaria la procura) che consiste nell’intimazione di adempiere l’obbligo risultante dal titolo esecutivo (ossia la sentenza, un decreto ingiuntivo, un assegno, una cambiale). Con l’atto di precetto il creditore offre al debitore un ultimo termine per evitare le conseguenze negative del pignoramento: difatti viene intimato di adempiere entro un termine non inferiore a 10 giorni (salvo che il creditore si sia fatto rilasciare, dal Presidente del Tribunale, l’autorizzazione all’esecuzione immediata, anche prima dei dieci giorni, dando prova che altrimenti, subirebbe un grave e irreparabile danno). Nel precetto deve essere contenuto specificamente l’avvertimento, rivolto al debitore, che, nel caso in cui tale adempimento non avvenga, si procederà ad esecuzione forzata. Si tratta, in buona sostanza, di un ultimo avviso al fine di ottenere l’esecuzione spontanea della prestazione. Prima della notifica dell’atto di precetto non può essere avviata l’esecuzione forzata: per cui alcun pignoramento può iniziare se prima non sono decorsi almeno 10 giorni dal ricevimento del precetto.

Il titolo esecutivo: presupposto del precetto

L’atto di precetto presuppone che il creditore abbia tra le mani un titolo esecutivo: si tratta, cioè, di:

– una sentenza anche di primo grado o su cui pende appello (solo un apposito provvedimento del giudice di secondo grado potrebbe temporaneamente sospendere l’efficacia esecutiva della sentenza);

– un decreto ingiuntivo che non è stato opposto nei 40 giorni dalla notifica o per il quale è stata ottenuta la provvisoria esecuzione da parte del giudice che ha emesso il decreto (avviene, per esempio, in caso di crediti del condominio) o per il quale, nel corso del giudizio di opposizione, il giudice abbia autorizzato la provvisoria esecuzione;

– un contratto o qualsiasi altro atto ricevuto da un notaio o altro pubblico ufficiale (si parla, a riguardo, di atto pubblico): tipico è il caso del mutuo sottoscritto con la banca che, quindi, in caso di mancato pagamento alle scadenze prestabilite, autorizza l’istituto di credito a procedere direttamente ad esecuzione forzata, previa notifica del precetto;

– una scrittura privata autenticata;

– un assegno per massimo sei mesi dalla data di emissione: l’assegno bancario (o postale) postdatato o in bianco, non può essere titolo esecutivo in quanto contrario a norme imperative;

– una cambiale per massimo tre anni dalla sua scadenza: la cambiale tratta è titolo esecutivo solo in caso di accettazione del trattario.

La notifica del titolo esecutivo

Il creditore che voglia procedere con il pignoramento deve quindi notificare al debitore prima il titolo esecutivo a cui è stata apposta la formula esecutiva, avvalendosi dell’ufficiale giudiziario. Successivamente alla notifica del titolo, va notificato il precetto. La notifica del precetto però può anche essere contestuale a quella del titolo esecutivo, come ad esempio in caso di sentenza provvisoriamente esecutiva o di decreto ingiuntivo sempre provvisoriamente esecutivo. Nel caso di assegni e cambiali, non potendo essere notificato il titolo con un autonomo atto (in quanto l’originale resta sempre nelle mani del creditore), si avrà solo la notifica del precetto in cui viene “trascritto” (ossia copiato) il contenuto dell’assegno o della cambiale.

Se il titolo è una sentenza si effettua di regola una doppia notifica:

– una alla parte personalmente: ciò è condizione per poter procedere ad esecuzione forzata; in pratica, perché possa essere avviato un pignoramento, la notifica del titolo esecutivo e del precetto deve essere fatta non all’avvocato ma al suo cliente, salvo il caso di morte del debitore. Se ci sono più debitori il creditore deve consegnare tante copie autentiche del titolo e tanti atti di precetto quanti sono i debitori. La notifica può essere fatta anche ad opera dell’avvocato mediante PEC, se l’indirizzo PEC del destinatario risulta dai pubblici registri, o a mezzo del servizio postale;

– una al suo avvocato-procuratore costituito ai fini del decorso del termine di 30 giorni per appellare o 60 giorni per ricorrere in Cassazione.

La doppia notifica non è necessaria se la parte si è costituita personalmente o se è rimasta contumace.

Termine di efficacia del precetto

Il creditore che ha notificato il precetto può iniziare l’esecuzione entro massimo 90 giorni dalla notificazione del precetto, altrimenti il precetto diventa inefficace (in gergo tecnico si dice che il precetto va “perento”). Questo non vuol dire, però, che il creditore perde il diritto ad agire in esecuzione forzata: egli deve solo redigere e notificare un nuovo atto di precetto. Insomma, ogni 90 giorni è necessaria la notifica di un nuovo precetto.
In caso di opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi il termine di efficacia del precetto rimane sospeso e riprende a decorrere dal momento della riassunzione del processo esecutivo, che deve avvenire (con ricorso) entro 6 mesi dalla comunicazione della sentenza di appello che rigetta l’opposizione. L’opposizione all’atto di precetto sospende i termini di efficacia del precetto stesso, ma non l’esecuzione forzata, che prosegue ugualmente salvo che il giudice ne disponga la sospensione in apposita udienza.

Nullità del precetto

La notifica dell’atto di precetto, senza la precedente o contemporanea notifica del titolo esecutivo è nulla.

Il precetto è altresì nullo se mancano i seguenti elementi considerati essenziali:

– l’indicazione relativa alla parte istante e alla parte obbligata: per la persona fisica si tratta di nome, cognome e residenza (o anche domicilio o dimora) indicazione eventuale della persona che la rappresenta o la assiste; per la società, l’associazione o il diverso ente si tratta dell’indicazione della ragione o denominazione o della ditta, con l’indicazione anche generica dell’organo o ufficio che ne ha la rappresentanza;

– la data di notificazione del titolo esecutivo, se avvenuta prima della notificazione del precetto nonché la data in cui il titolo esecutivo è stato munito della formula esecutiva;

– la trascrizione integrale del titolo esecutivo, solo nei casi in cui è richiesta dalla legge (scritture private autenticate, cambiale, assegno, accordi di mediazione, accordi di negoziazione assistita da uno o più avvocati);

– se viene intimato il pagamento di una somma di denaro, l’indicazione dell’esatto importo richiesto;

– se viene intimata la restituzione di determinati beni o l’obbligo di effettuare una determinata prestazione, la descrizione sommaria dei beni oggetto dell’esecuzione o della prestazione intimata;

– la sottoscrizione. Come detto, di regola il precetto è sottoscritto dall’avvocato che lo ha predisposto tanto nell’originale quanto nella copia. Il difensore indica inoltre il proprio codice fiscale ed il numero di fax. Il creditore può però firmarlo personalmente, senza l’ausilio del difensore;

–  a partire dall’entrata in vigore della riforma del processo esecutivo del 2015, l’atto di precetto deve contenere l’ulteriore avvertimento che il debitore può, con l’ausilio di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice, porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi o proponendo loro un piano del consumatore. La mancanza di questo avvertimento comporta la nullità del precetto.

Non è ritenuta causa di nullità l’assenza dell’avvertimento che, in mancanza di adempimento, si procederà all’esecuzione forzata.

Se il debitore muore

Se il debitore muore dopo la notifica del titolo esecutivo e del precetto, non è necessario effettuare una nuova notifica agli eredi che abbiano accettato l’eredità, o ai chiamati all’eredità che siano in possesso dei beni ereditari.

Se il debitore muore prima della notifica del titolo esecutivo e del precetto, la notifica può essere fatta, purché entro un anno dalla morte, collettivamente ed impersonalmente agli eredi (quali che siano) all’ultimo domicilio del defunto. Nel caso invece fosse stato notificato il titolo esecutivo ma non l’atto di precetto, questo può essere notificato agli eredi dopo 10 giorni dalla notifica del titolo esecutivo.

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Autore immagine: 123rf com

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