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Tassabile il rimborso chilometrico per le trasferte dei dipendenti?

4 Novembre 2015 | Autore:
Tassabile il rimborso chilometrico per le trasferte dei dipendenti?

Per stabilire se il rimborso chilometrico rientra nel reddito di lavoro dipendente occorre verificare se la trasferta è avvenuta all’interno o all’esterno del Comune della sede di servizio e confrontare le distanze sede-località di missione e residenza del lavoratore-località di missione.

L’Agenzia delle Entrate [1] ha chiarito alcuni aspetti fiscali relativi al rimborso chilometrico corrisposto ai dipendenti che utilizzano il proprio veicolo per svolgere mansioni in trasferta, in un luogo che si trova all’interno o all’esterno del territorio comunale della sede di assegnazione (cosiddetta località di missione). È il caso, per esempio, di agenti assicurativi e rappresentanti commerciali.

In particolare, l’Agenzia ha specificato quando l’indennità chilometrica rientra nel reddito di lavoro dipendente e quando no. La distinzione è rilevante dal punto di vista fiscale in quanto ovviamente solo l’indennità rientrante nel reddito di lavoro è soggetta alle relative imposte.

In generale, tutte le somme che il datore di lavoro corrisponde al lavoratore, anche a titolo di rimborso spese, costituiscono per quest’ultimo reddito di lavoro dipendente, fatte salve le voci espressamente escluse dalla legge [2].

Le indennità o i rimborsi di spese per le trasferte nell’ambito del territorio comunale, concorrono a formare il reddito e sono dunque tassabili.

Il problema interpretativo si pone per le trasferte al di fuori del territorio comunale [3].

Ebbene l’Agenzia chiarisce che i rimborsi chilometrici erogati per l’espletamento della prestazione lavorativa in un Comune diverso da quello in cui è situata la sede di lavoro, sono esenti da imposizione fiscale, a condizione che, in sede di liquidazione, l’ammontare dell’indennità sia calcolato in base alle tabelle ACI, avuto riguardo alla percorrenza, al tipo di automezzo usato dal dipendente e al costo chilometrico ricostruito secondo il tipo di autovettura.

Invece, nell’ipotesi in cui la distanza percorsa dal dipendente per raggiungere, dalla propria residenza, la località di missione, risulti maggiore rispetto a quella calcolata dalla sede di servizio, con la conseguenza che al lavoratore viene erogato, in base alle tabelle ACI, un rimborso chilometrico di importo maggiore rispetto a quello calcolato dalla sede di servizio, la differenza è da considerarsi reddito ed è quindi soggetta a imposizione fiscale.

Dunque, riepilogando:

– il rimborso chilometrico per le trasferte all’interno del Comune concorre sempre a formare il reddito di lavoro dipendente ed è quindi soggetto alle imposte sui redditi;

– il rimborso chilometrico per le trasferte al di fuori del Comune non rientra nel reddito di lavoro ed è esente da imposte; tuttavia, rientra nel reddito imponibile, il rimborso corrispondente all’eventuale differenza tra i chilometri percorsi dalla sede di servizio alla località di missione e quelli percorsi dalla residenza del lavoratore alla località di missione.


note

[1] Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 92/E del 30 ottobre 2015.

[2] Art. 49 TUIR.

[3] Art. 51, c. 5, TUIR.

Autore immagine: 123rf com


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