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Lo sai che? Il protesto: ecco come funziona

Lo sai che? Pubblicato il 9 novembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 novembre 2015

Protesto: cos’è e quali sono le conseguenze e i possibili rimedi.

Il protesto è l’atto con il quale viene dichiarato, da parte di un notaio oppure da un ufficiale giudiziario oppure ancora da un segretario comunale, il mancato pagamento della somma indicata nell’assegno o la mancata accettazione della cambiale (cosiddetti titoli di credito).

I titoli di credito utilizzabili per effettuare pagamenti sono:

1) la tratta o cambiale in senso stretto [1] che contiene l’ordine che una persona dà ad un’altra di pagare ad un terzo una somma di danaro.

2) il vaglia cambiario o pagherò cambiario che contiene la promessa fatta da una persona di pagare una somma di denaro ad una determinata scadenza.

3) l’assegno bancario, circolare o postale,  [2] che, invece, costituisce un mezzo e non uno strumento di pagamento.

Se questi titoli di credito non vengono onorati alla scadenza, consegue il protesto che costituisce l’atto pubblico con cui viene constatata la mancata accettazione della cambiale o il mancato pagamento dell’assegno bancario e/o postale.

Tuttavia per iniziare l’esecuzione forzata nei confronti del debitore principale, il protesto non è affatto necessario. Esso serve piuttosto per dimostrare che il debitore principale non vuole pagare, per poter agire nei confronti dei giratari del titolo. Ma poiché il debitore principale sa benissimo che non sta pagamento, non ha alcun senso dimostrarglielo attraverso l’elevazione del protesto. Nei confronti quindi dell’obbligato principale si può intraprendere direttamente l’azione esecutiva.

Termini per il protesto

Per le cambiali con scadenza a vista il protesto va elevato entro 1 anno dalla data di emissione mentre per quelle con scadenza determinata entro uno dei due giorni feriali successivi alla scadenza.

Per gli assegni bancari il protesto deve essere chiesto entro termini assai brevi e cioè 8 giorni (se è pagabile nello stesso Comune; cd. “assegno su piazza”), 15 giorni (se pagabile in un Comune diverso; cd. “assegno fuori piazza”), 20 giorni (se è pagabile in un Paese diverso ma nello stesso continente di emissione), 60 giorni (se Paese di altro continente).

Per l’assegno circolare, il termine per il protesto è di trenta giorni dall’emissione del titolo.

 

Conseguenze

Per tutelare chi abbia rapporti economici con il protestato, il protesto è oggetto di pubblicità. Tale pubblicità si realizza attraverso l’iscrizione nel Registro informatico dei protesti. Tale registro pubblico, aggiornato mensilmente, viene tenuto dalla Camera di Commercio competente per territorio.

I pubblici ufficiali abilitati alla levata del protesto devono infatti inviare alla Camera di Commercio competente per territorio, l’elenco dei protesti per mancato pagamento di cambiali accettate, di vaglia cambiari e di assegni bancari nonché l’elenco dei protesti per mancata accettazione di cambiali, entro il giorno successivo alla fine di ogni mese.

Il protesto oltre alla funzione di rendere possibile l’azione di regresso (ad esempio contro il girante o l’avallante) produce gli effetti di interruzione della prescrizione del debito.

Conseguenze

Per quanto riguarda gli assegni bancari va inoltre evidenziato che chiunque emetta un assegno poi protestato, viene iscritto presso la CAI, ossia la Centrale di Allarme Interbancaria. Tale iscrizione comporta l’interdizione ad emettere assegni per un periodo di 6 mesi.

Qualora si provveda nei sessanta giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione del titolo a pagare l’assegno comprensivo della penale (10% dell’importo facciale) e degli interessi calcolati al tasso legale vigente viene evitata l’iscrizione alla CAI.

Rimedi

Occorre intanto distinguere il caso in cui il protesto riguardi una cambiale o un assegno.

Nel primo caso, il debitore, che entro un anno dal protesto abbia eseguito il pagamento di una cambiale tratta o di un vaglia cambiario, può chiedere la cancellazione dal registro presentando un’istanza alla Camera di Commercio che ha pubblicato il protesto.

È possibile ottenere la cancellazione dal registro anche nel caso in cui il pagamento venga effettuato oltre un anno dal protesto. In questo caso è necessario preliminarmente ottenere la riabilitazione.

La richiesta di riabilitazione va presentata al Presidente del Tribunale della provincia di residenza.

Nel caso degli assegni abbiamo 60 giorni per coprirne la somma ed evitare l’inserimento del nostro nome nella lista della Centrale di Allarme interbancaria (CAI).

La normativa vigente non prevede l’immediata cancellazione del protesto a seguito del pagamento. Infatti è necessario presentare un’istanza di riabilitazione al Presidente del Tribunale della provincia di residenza. Dopo di ciò si dovrà presentare all’ufficio protesti un’istanza per ottenere la cancellazione dal registro informatico protesti. Per poter ottenere tale riabilitazione è necessario che sia trascorso almeno un anno dalla “levata del protesto” e il debitore deve non aver subito un ulteriore protesto.

Passati 5 anni dal precedente termine il Protesto è automaticamente cancellato in base alle disposizioni di legge.

Si può evitare il protesto?

La legge consente che il girante, il traente o l’avallante del titolo esecutivo possano concordare con il giratario di evitare il protesto, sin dal momento del rilascio del titolo. In tal caso la cambiale o l’assegno può essere emesso o girato con la clausola “senza spese” o “senza protesto” e il portatore a cui il debitore principale rifiuti il pagamento può rivolgersi direttamente verso gli obbligati di regresso. Per maggiori informazioni leggi “Come evitare il protesto dell’assegno“.

note

[1] Regio decreto 14 dicembre 1933 n. 1669.

[2] Regio decreto 21 dicembre 1933 n. 1736.


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