Diritto e Fisco | Articoli

Dove e come fare la spesa: vendita diretta e prodotti biologici

6 novembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 novembre 2015



Acquisto non collettivo: i prodotti biologici, distribuzione organizzata o vendita diretta, la Grande distribuzione organizzata, il produttore.

La sensibilità verso produzioni biologiche e sostenibili è cresciuta negli anni, il numero dei GAS ha raggiunto proporzioni forse inaspettate e così il mare di consumatori consapevoli è arrivato a condizionare l’orientamento del mercato, tant’è che molte catene della grande distribuzione si sono attrezzate con una o più marche di prodotti trasformati biologici, oltre che di ortofrutta biologica. È cresciuta l’offerta di detersivi a basso contenuto di tensioattivi e si è diffuso l’utilizzo di imballaggi riciclati. È quindi diventato possibile fare una spesa più sostenibile anche nei negozi e nei grandi centri commerciali che offrono una grande disponibilità di prodotti ed un risparmio di tempo. In questi casi le certificazioni realizzate da enti terzi sono l’unico strumento a tutela del consumatore.

Distribuzione organizzata o vendita diretta?

La G.D.O. Grande Distribuzione Organizzata ha però dei limiti per la realizzazione della nostra spesa ideale. Se facilmente troveremo frutti fuori stagione, difficilmente troveremo l’enorme varietà orticola e frutticola coltivata di cui sono detentori principali gli agricoltori locali. La tendenza della grande distribuzione è quella di soddisfare il gusto dominante, per questo l’offerta spesso non coincide con quella di maggiore

prossimità. La GDO è in grado di garantire ai propri clienti una grande varietà di prodotti a prezzi contenuti. Generalmente le aziende che rifornisco la GDO hanno dimensioni medio grandi e sono pertanto in grado di ammortizzare meglio i costi di produzione (ad esempio il costo di un macchinario è più facilmente ammortizzabile su una superficie aziendale di 100 ettari piuttosto che su una superficie di 2 ettari soltanto). È difficile per i piccoli produttori garantire costanza nella fornitura e standard qualitativi certi, requisiti indispensabili per arrivare sui banchi dei supermercati. Uno dei criteri su cui si basa la scelta dei prodotti nella GDO è quello estetico: i frutti esposti devono essere adeguati a determinati standard (l’ortofrutta viene scelta e classificata in prima e seconda categoria, sulla base di caratteristiche quali dimensione e peso).

Può succedere quindi che una buona percentuale del prodotto fornito da una azienda biologica venga rifiutato perché non ritenuto adeguato agli standard di grandezza ed uniformità. La vendita diretta, al contrario, può garantire al produttore che gli venga riconosciuto il valore intrinseco dei suoi prodotti e non solo quello estetico. Un altro limite della GDO riguarda la confezione dei prodotti ortofrutticoli biologici (parzialmente in cartone, ma soprattutto con pellicola trasparente e altri materiali plastici): la vendita sfusa di prodotti bio nei supermercati non è consentita, per garantire i consumatori dal rischio di mischiare prodotti biologici e convenzionali.

Negozio… sfuso

Una novità interessante per la spesa sostenibile sono i negozi che propongono la vendita di moltissimi prodotti sfusi (dalla pasta al riso soffiato, dal miele al vino, dalle lenticchie alle caramelle, dal detersivo al latte detergente), con un’ampia scelta di prodotti biologici e una attenzione particolare alla riduzione degli imballaggi.

 

Direttamente dal produttore

Se possiamo/vogliamo dedicare un po’ di tempo alla scoperta delle realtà produttive del nostro territorio, anche come consumatore singolo è possibile acquistare direttamente dai produttori, presso la loro azienda, nei mercati, attraverso i siti internet. Molte aziende agricole hanno attrezzato un punto vendita aziendale e sono quindi pronte ad ospitare i clienti, a raccontarsi, far visitare i campi, rispondere alle domande e confrontarsi sulle questioni legate alla tecnica produttiva.

In molti casi l’apertura del punto vendita coincide con i momenti più facilmente accessibili a chi vive e lavora in città: il venerdì pomeriggio o il sabato mattina. Se non è possibile organizzare la spesa settimanale presso l’azienda, si può pensare ad una spesa periodica per i prodotti più facilmente conservabili (mele, pere, patate ecc.).

Mercati

Per approvvigionarsi settimanalmente di prodotti freschi e poco conservabili i mercati offrono una possibilità per incontrare i produttori agricoli locali, ai quali viene riservato uno spazio dedicato. Vi sono poi mercati settimanali, promossi dalle associazioni di produttori, che ospitano soltanto aziende agricole del territorio, in alcuni casi solo certificate bio.

Attraverso la vendita diretta il produttore può vendere ad un prezzo adeguato (senza intermediazione della grande distribuzione che assorbe gran parte del costo pagato dal consumatore) e vedere valorizzato il proprio lavoro.

Il consumatore ha il vantaggio di acquistare prodotti del territorio, freschi e di varietà locali difficilmente reperibili attraverso altri canali, tutti in un’unica piazza, senza dover raggiungere le diverse sedi aziendali.

A proposito della vendita diretta è importante sapere che la normativa permette alle aziende agricole di acquistare i prodotti di cui sono deficitarie al fine di ampliare la propria offerta e fidelizzare i clienti. Il prodotto acquistato e rivenduto nell’arco dell’anno può arrivare al 49% del totale.

La normativa prevede anche l’obbligo di indicare la provenienza dei prodotti in vendita e quindi dovrebbe essere facile per il consumatore capire ciò che sta acquistando.

La possibilità di integrare le proprie produzioni è stata introdotta per aiutare le aziende agricole a soddisfare le richieste dei consumatori che vogliono poter scegliere su una ampia varietà di prodotti tutto l’anno.

Spesa etica e sostenibile… per tutti

La distanza che si è creata tra chi produce il cibo e chi soltanto lo consuma non permette di dare il giusto valore agli

alimenti e al lavoro di chi li ha prodotti.

Tutto deve essere facilmente disponibile ed accessibile sempre ed ovunque e, possibilmente, avere un prezzo esiguo.

Considerare i prodotti agricoli forniti dall’agroindustria come merce quotata in borsa (così è per mais, grano, caffè, patate..) induce a scegliere soltanto in base al prezzo senza discriminare tra valore ambientale, nutrizionale, culturale, sociale proprio di ogni tipologia produttiva.

La disponibilità nelle grandi catene di distribuzione di alimenti a basso costo e di bassa qualità crea una forte divisione tra chi acquista cibo di qualità al giusto prezzo e chi si accontenta di cibi di scarsa qualità sottocosto.

 

Perché il bio costa di più

Le tecniche di coltivazione e di difesa attualmente conosciute ed utilizzate nei metodi di produzione biologici permettono di ottimizzare le risorse e di ottenere buone produzioni nella maggior parte dei casi. Vi sono alcune colture però che, prodotte biologicamente, richiedono una maggiore disponibilità di manodopera. Carote e cipolle, ad esempio, risentono molto della competizione con le erbe spontanee per l’acqua e gli elementi nutritivi, sono quindi necessarie numerose ore di manodopera per eliminarle.

L’uso di diserbanti, nella coltivazione convenzionale, permette di ridurre le ore di lavoro e quindi il costo di produzione di queste due colture.

Il trapianto e la raccolta sono altre due operazioni che richiedono un grande uso di manodopera: una grande azienda ha a disposizione macchinari in grado di compiere in poco tempo una grande mole di lavoro, un’azienda piccola a conduzione famigliare effettua queste operazioni manualmente e le ore dedicate nel corso della stagione sono moltissime.

Le dimensioni aziendali, le tecniche di coltivazione, la retribuzione del lavoro, le modalità di vendita e di distribuzione sono i parametri che maggiormente incidono nella costruzione del prezzo di un prodotto alimentare.

Il prezzo finale di un cibo coltivato secondo tecniche che rispettino la salute dell’ambiente, tutelando la salute di chi lavora ed attribuendo il giusto valore alle ore dedicate alle attività ha per questo, a volte, un prezzo maggiore.

Una coltivazione convenzionale non tiene conto di costi ambientali che ognuno di noi paga sostenendo con le tasse le spese pubbliche sanitarie (malattie e allergie aumentate a seguito dell’inquinamento) e di bonifica di acque e terreni inquinati, perdita di biodiversità, perdita di fertilità dei suoli.

Come-fare-la-spesa-consapevole

note

Autore immagine: 123rf com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI