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La ruota dell’auto nella buca stradale piena di pioggia: risarcimento

8 novembre 2015


La ruota dell’auto nella buca stradale piena di pioggia: risarcimento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 novembre 2015



Che fare se lo pneumatico finisce nella fossa, apertasi sull’asfalto e ricoperta di acqua piovana: quando c’è responsabilità del Comune e come ottenere il risarcimento.

Arriva la stagione invernale e, con le piogge, immancabilmente si riaprono sulle strade le consuete voragini: le buche sull’asfalto sono la peste per gli automobilisti, non solo per i rischi che comportano in termini di sicurezza stradale, ma anche per i danni alle ruote che, sovente, vi finiscono dentro, complice la pioggia ad occultarne la presenza. Non è solo il costo dello pneumatico lacerato, o del cerchione da portare dal tornitore: c’è anche il fastidio di rimanere con il mezzo “in panne”, in mezzo alla strada, spesso di notte e con il cattivo tempo. Almeno un risarcimento per tutto questo disturbo? Non sempre il gioco vale la candela e spesso, quand’anche gli importi da risarcire siano elevati, le casse dei Comuni sono in dissesto e non garantiscono una pronta soddisfazione. Neanche a termine di una causa.

Ad ogni modo, è bene tenere in considerazione alcuni fondamentali aspetti che potranno essere d’aiuto nel caso in cui si finisca vittime di un’insidia di questo tipo. Ecco quindi questa sintetica scheda.

Cosa dice la legge

Esiste una norma all’interno del nostro codice civile [1] secondo cui – detto in termini molto semplici – il proprietario o il custode di un bene deve risarcire tutti i danni prodotti a terzi da tale bene, a prescindere che di ciò egli sia colpevole o meno. È quella che viene comunemente definita “responsabilità oggettiva”, ossia una forma di responsabilità civile (e quindi la cui conseguenza è unicamente il risarcimento del danno) che scatta anche se l’evento non è stato voluto dal soggetto o non è stato causato da un suo comportamento colpevole (imprudente o negligente).

L’unico caso in cui il risarcimento può essere negato è quello del cosiddetto “caso fortuito”: il custode del bene deve cioè dimostrare (ed è suo l’onere della prova) che il danno si è verificato per una causa imprevedibile e inevitabile, dunque del tutto indipendente anche dalla sua buona volontà. Il terremoto è un classico esempio da manuale. La giurisprudenza ha ampliato la casistica ricomprendendovi anche le ipotesi in cui la strada sia particolarmente estesa e il punto di intervento sia parecchio distante dal luogo ove si è verificato l’ostacolo, considerati anche i tempi necessari alla segnalazione e alla delimitazione con l’opportuna segnaletica.

Cosa dice la giurisprudenza

I giudici sono sempre andati “coi piedi di piombo” sulla storia del risarcimento nei confronti dei Comuni, e questo per evitare che gli automobilisti potessero tentare un facile arrembaggio alle già disastrate casse degli enti locali. Dunque, è vero che la responsabilità del custode è oggettiva e scatta in automatico, ma è anche vero che la prova iniziale dell’incidente (la caduta dell’auto nella fossa) e delle relative consegue (il cosiddetto rapporto di causalità tra danno ed evento) deve essere fornita dall’automobilista. Cosa significa in pratica tutto ciò? Per fare un esempio, proviamo a calarci nella situazione concreta e vediamo cosa potrebbe succedere qualora un automobilista finisca, in una giornata di pioggia, con uno pneumatico dentro una fossa dell’asfalto.

Cosa fare

Le prove. La prima cosa da fare è documentare l’esistenza dell’ostacolo. Di questi tempi non ci vuole molto a scattare una fotografia alla buca stradale con lo smartphone: sia in una prospettiva dettagliata che da una visuale più ampia, per dare contezza delle dimensioni e della proporzione dell’ostacolo. Ovviamente, si dovrà fare in modo che, nello scatto, venga “immortalata” anche l’auto con la ruota forata. E questo perché, altrimenti, chiunque potrebbe rivendicare un risarcimento per ogni buca sull’asfalto se non dimostrasse di essere stato vittima di tale insidia. In questo modo si sarà data prova anche del rapporto di causalità, cioè della correlazione (in termini di “causa/effetto”) tra la buca e la ruota danneggiata.

Poiché la documentazione fotografica potrebbe risultare insufficiente per qualche giudice particolarmente rigoroso, si consiglia di valersi anche di una testimonianza: un parente o un amico, venuto a prestare soccorso, il conducente il carro attrezzi venuto a ritirare l’auto, o anche un automobilista che, passando da quelle parti, ha visto l’incidente.

Tanto la prova fotografica quanto la prova testimoniale vengono valutate liberamente dal giudice secondo il proprio prudente apprezzamento, per cui meglio non lasciare nulla al caso e raccogliere quante più prove possibili.

Insieme alla prova dell’esistenza della buca e del danno da essa prodotta, è anche necessario dimostrare l’entità economica del suddetto danno: a tal fine potrebbe essere sufficiente la fattura del gommista rilasciataci a seguito dell’intervento sul mezzo. Se ci sono stati feriti, l’eventuale certificato del pronto soccorso sarà necessario e non sostituibile da quello del medico di base.

La richiesta di risarcimento al Comune. Prima di andare da un avvocato e spendere soldi per una causa lunga e “dolorosa”, è sempre meglio tentare un approccio graduale con la controparte, avviando prima una trattativa bonaria. A tal fine, bisognerà farsi precedere da una lettera raccomandata a.r. in cui si chiede il risarcimento del danno, con avvertimento che, in difetto, si procederà per le vie giudiziarie. Si tratta di una normalissima diffida ad adempiere che non deve sottoscrivere necessariamente un legale. Per redigerla è sufficiente essere precisi e indicare:

– la data e il luogo del sinistro;

– le generalità del conducente al momento del sinistro e del proprietario del mezzo;

– l’entità dei danni in euro;

– i nominativi dei vari testimoni disposti a fornire dichiarazione in tal senso (eventualmente agli stessi potrebbe essere richiesto di firmare una dichiarazione, accludendo copia della carta di identità, in cui descrivono ciò che hanno visto);

– la documentazione allegata alla richiesta (fotografie in copia e fatture relative alle spese).

La lettera deve terminare necessariamente con una categorica richiesta di risarcimento del danno.

Fatto ciò potrà essere opportuno recarsi personalmente allo sportello Relazioni col Pubblico del Comune per tentare una mediazione e verificare se c’è l’intenzione di pagare bonariamente.

La causa. Se le trattative non dovessero sortire buoni effetti (sarà necessario attendere qualche mese, poiché le amministrazioni hanno tempi elefantiaci nel gestire le pratiche), sarà necessario agire con un avvocato in causa. In realtà, se il danno di cui si chiede il risarcimento non supera 1.100 euro potrete andare dal giudice di pace anche da soli, senza assistenza tecnica. In tal caso, potreste scegliere di dettare il ricorso al cancelliere, mentre descrivete i fatti oralmente: una possibilità prevista dal codice di procedura, che tuttavia ha avuto scarsissima applicazione pratica [2].

Per i danni superiori a 5 mila euro, la competenza è invece del Tribunale.

La responsabilità

È proprio durante la causa che si incontra il problema della dimostrazione della responsabilità dell’ente pubblico, il quale tenterà di sostenere che l’evento si è verificato per caso fortuito o per negligenza o imprudenza dell’automobilista. In merito a questa seconda possibilità, molti giudici in passato hanno detto che, posto il dovere di ogni conducente di adeguare la velocità alle condizioni della strada e del traffico, chi sceglie un percorso accidentato e una strada dissestata non può poi chiedere il risarcimento se ha proceduto con una velocità sostenuta e non vigile agli ostacoli sull’asfalto.

Altra giurisprudenza, invece, raccomanda di prestare massima attenzione alle buche: pertanto, tanto più è estesa e visibile la voragine, tanto più difficile è chiedere il risarcimento, perché non potrebbe parlarsi di una vera e propria insidia. Come dire che, comunque, non si può guidare con la testa tra le nuvole.

Di recente, il tribunale di Palermo [1] ha adottato una linea favorevole al cittadino, sostenendo la responsabilità oggettiva per l’ente proprietario della strada quando a causare l’incidente è un vizio di carattere strutturale del bene in custodia, come ad esempio la buca piena d’acqua e di fango: la pioggia e i detriti che cagionano il sinistro, infatti, costituiscono un fattore di rischio prevedibile e dunque evitabile da parte dell’amministrazione, che non potrebbe invocare quindi il “caso fortuito”. Il custode della strada deve dimostrare di aver adottato tutte le misure necessarie per evitare pericoli nel bene demaniale.

Manutenzione doverosa: secondo il giudice siciliano, il risarcimento è dovuto tutte le volte in cui il sinistro è riconducibile alla pericolosità del manto stradale, reso insicuro dalla caduta della pioggia e dalla presenza di detriti, che tuttavia non rappresentano eventi imprevedibili ma impongono in ogni caso all’ente proprietario di garantire la corretta manutenzione dell’infrastruttura. Come dire che se la pioggia è in grado di aprire voragini, è perché, probabilmente, la strada non è stata fatta a dovere: circostanza che l’amministrazione è in grado di conoscere con largo anticipo.

note

[1] Art. 2051 cod. civ.

[2] Art. 316 cod. proc. civ.

[3] Trib. Palermo, sent. n. 5494/15.

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