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Quanto dura l’usufrutto

8 novembre 2015


Quanto dura l’usufrutto

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 novembre 2015



Cessazione ed estinzione dell’usufrutto, durata, vita dell’usufrutturario, persone fisiche e persone giuridiche.

La durata dell’usufrutto non può essere superiore alla vita dell’usufruttuario [1]. Dunque, l’usufrutto non può essere trasmesso agli eredi dell’usufruttuario, alla cui morte, dunque, il diritto si estingue e il titolare della nuda proprietà vede riespandere il proprio diritto sul bene in questione.

Nel caso di persone giuridiche (per esempio, società), l’usufrutto costituito in favore di queste non può durare più di trenta anni.

Nel codice civile del 1965, invece, era previsto il diritto di usufrutto perpetuo che oggi, invece, la legge vieta.

L’usufruttuario può cedere il proprio diritto di usufrutto a terzi: lo può fare sia per un periodo di tempo limitato che per tutta la sua durata. Tale durata, però, non può eccedere la vita stessa dell’usufruttuario, perché, altrimenti, si violerebbe la norma sul limite massimo di durata dell’usufrutto. La temporaneità del diritto di usufrutto, pertanto, esclude che esso possa formare oggetto di disposizione testamentaria dell’usufruttuario o ricadere nell’ambito di una successione ereditaria.

Tuttavia si potrebbe avere una situazione di questo tipo. A cede il diritto di usufrutto a B, il quale, successivamente lo cede a C per tutta la sua durata. Se B decede prima di C, allora il diritto di usufrutto di estingue e C è obbligato a restituire il bene ad A. Viceversa, se C decede prima di B, il diritto di usufrutto può passare in successione agli eredi di C, i quali ne avranno la disponibilità fino alla morte di B.

Ciò è stato espresso dalla Cassazione che, in termini giuridici ha detto “Una volta che l’usufruttuario abbia, in vita, ceduto il proprio diritto, esso, fino alla morte dell’originario e primo usufruttuario, si rende suscettibile di successione ereditaria ove l’originario cessionario deceda prima del cedente; e, se il cessionario in questione non ne abbia disposto per atto di ultima volontà, esso si trasmette per legge agli eredi dello stesso (ed è suscettibile di successive trasmissioni ereditarie), non essendosi estinto e continuando a far parte del patrimonio relitto fino alla sua estinzione per morte del primo usufruttuario” [2].

Usufrutto in comunione dei beni

Il diritto di usufrutto acquistato da un soggetto, il quale sia in regime di comunione legale di beni con il coniuge, non si estingue alla morte del coniuge diretto usufruttuario; in tal caso, infatti, il suo 50% ideale del diritto va a finire, per successione, in favore dell’altro coniuge superstite. Per cui, in tali casi, il diritto di usufrutto si estingue solo con la morte anche di quest’ultimo [3].

Se invece tra i coniugi vi è separazione dei beni, al coniuge superstite dell’usufruttuario non può ritenersi trasferito tale diritto che non è compreso nella massa ereditaria per essersi estinto con la morte del “de cuius” [4].

In condominio

La clausola di un regolamento condominiale che sancisce che determinate porzioni di cortile condominiale sono concesse in uso esclusivo, perpetuo e gratuito, ad alcuni lotti, tenuti a curarne la pulizia e manutenzione, non può ritenersi nulla in quanto finirebbe per creare un diritto d’uso di durata “in perpetuo”. Infatti, l’area cortilizia in questione costituisce bene comune del Condominio di cui le parti sono condomini con la conseguente esclusione della configurabilità di un diritto reale di uso o di usufrutto in capo ad un comproprietario. È invece sempre possibile uno specifico accordo concluso tra tutti i contitolari del diritto che preveda l’utilizzazione della cosa comune o di una sua porzione da parte di uno solo (o di alcuni dei partecipanti alla comunione), altrimenti detto uso frazionato [5].

 

Diritto d’uso

La stessa durata vale anche per il diritto d’uso, presentando una sostanziale identità con l’usufrutto. Pertanto, in caso di morte dell’usuario di un immobile, si ha l’estinzione del diritto d’uso dovuta alla sua intrasferibilità attraverso successione ereditaria; di conseguenza è inapplicabile, in favore degli eredi che siano subentrati nel godimento del bene, la successione nel possesso dell’immobile medesimo [6].

 

Altri casi di estinzione dell’usufrutto

L’usufrutto può estinguersi, oltre che per scadenza del termine (prefissato o pari alla vita dell’usufruttuario) per le seguenti cause:

1) prescrizione per effetto del non uso durato per venti anni;

2) riunione dell’usufrutto e della proprietà nella stessa persona: è il caso in cui l’usufruttuario, per esempio, diventi unico erede del titolare della nuda proprietà;

3) totale perimento della cosa su cui è costituito. Se una sola parte della cosa soggetta all’usufrutto perisce, l’usufrutto si conserva sopra ciò che rimane.

Se l’usufruttuario ha provveduto all’assicurazione della cosa o al pagamento dei premi per la cosa già assicurata, l’usufrutto si trasferisce sull’indennità dovuta dall’assicuratore.

Anche il diritto all’uso dell’area pertinente ad un fabbricato per parcheggio dell’auto si prescrive dopo vent’anni dall’acquisto dell’unità immobiliare [7].

L’usufrutto può anche cessare per l’abuso che faccia l’usufruttuario del suo diritto alienando i beni o deteriorandoli o lasciandoli andare in perimento per mancanza di ordinarie riparazioni.

 

note

[1] Art. 979 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 4376/2002.

[3] Trib. Palermo sent. del 10.10.2001.

[4] Cass. sent. n. 3988/1979.

[5] Trib. Torino, sent. del 9.12.2009

[6] Cass. sent. n. 17491/2012.

[7] Cass. sent. n. 16053 del 15.11.2002.


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