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Pc e Tablet, nuovo obbligo d’inversione contabile

7 novembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 novembre 2015



Reverse Charge per Pc, Tablet, Console ed apparecchiature similari, nuovo obbligo sino al 2018.

Lo Stato cerca disperatamente di batter cassa, ed uno dei modi più veloci, che non comporta l’aumento delle imposte, è il reverse charge, cioè l’inversione contabile: con questo meccanismo, l’obbligo di liquidare l’Iva incassata non spetta più al venditore, ma all’acquirente.

In pratica il Fisco, spostando l’obbligazione tributaria verso il soggetto che ritiene “più affidabile”, in quanto obbligato all’annotazione, si assicura maggiori introiti, derivanti da una minore evasione dell’Iva.

Il Governo, a poco a poco, sta cercando di estendere questo regime a tutte le transazioni commerciali: ora è la volta di console da gioco, tablet pc (in pratica, si tratta di quei tablet che hanno dei sistemi aggiuntivi che li fanno funzionare come computer) e pc portatili.

Reverse charge pc, console, tablet

Le nuove disposizioni, che modificheranno il Decreto Iva, sono attualmente all’esame preliminare del Consiglio dei ministri, e derivano da uno schema di decreto che attua le direttive dell’Unione Europea in materia [1]: la normativa estenderà alla vendita di tablet, pc e console l’inversione contabile, che era già stata prevista per le cessioni di microprocessori e unità centrali di elaborazione, qualora la vendita avvenisse prima dell’installazione in un dispositivo destinato al consumatore finale.

Non è ancora stato chiarito se il regime del reverse dovrà applicarsi solo sino alla fase che precede il commercio al dettaglio, o anche successivamente; dalla formulazione del decreto sembra anche che il reverse charge non debba applicarsi per le cessioni di computer diversi da portatili e tablet (cioè ai pc desktop).

L’integrazione della fattura è stata confermata anche per le cessioni di cellulari, ma non per loro componenti e accessori, poiché, per questi ultimi, l’inversione era già stata esclusa da una risoluzione dell’Agenzia delle Entrate [2].

Tutte queste disposizioni sull’estensione del reverse charge, comunque, resteranno in piedi solo sino al 31 dicembre 2018, data in cui scadrà l’inversione contabile anche per il settore energetico; definitivo, invece, il reverse charge per i subappalti in edilizia, per le vendite di immobili, per i servizi di pulizia, demolizione, installazione impianti e completamento relativi a fabbricati.

Come funziona il reverse charge

Ma qual è, nel dettaglio, il meccanismo dell’inversione contabile?

Nella pratica, con tale sistema il destinatario di una cessione di beni o prestazione di servizi, cioè l’acquirente, se è soggetto passivo Iva, deve pagare l’imposta al posto del fornitore.

Il cedente riceve, dunque, il solo importo per il bene ed il servizio dal cliente, al netto dell’Iva, così da essere esonerato dal versamento dell’imposta.

La norma sembrerebbe non aver senso, perché parliamo solo di un “rovesciamento” dell’obbligazione, senza modifiche sostanziali, ma, in realtà una finalità esiste: lo scopo, difatti, è quello di evitare le frodi d’imposta, perché chi acquista non può dimenticare di annotare l’Iva, dato che la registrazione sarebbe nulla.

note

[1] Dir. UE 2013/42 e 2013/43.

[2] Risol. 36 E/2011.

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