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Posso uscire di casa dopo la visita del medico fiscale?

8 novembre 2015


Posso uscire di casa dopo la visita del medico fiscale?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 novembre 2015



Non si può licenziare l’infortunato che durante la malattia si allontana da casa per attività private.

L’obbligo di reperibilità del lavoratore, durate le fasce orarie prescritte dalla legge, è imposto solo ai fini della cosiddetta visita fiscale: una volta, dunque, che il medico dell’Inps abbia effettuato il controllo, il lavoratore può uscire liberamente di casa, a condizione che ciò non comprometta la sua guarigione. Così, per esempio, chi è in malattia per un braccio ingessato, ben potrebbe, dopo la visita fiscale, fare una passeggiata lungo il parco; non potrebbe però farlo se, invece, la malattia consistesse in una grave bronchite. Infatti, costituisce applicazione del dovere di fedeltà che lega il lavoratore all’azienda l’obbligo di guarire nel più ragionevole tempo possibile, al fine di non pregiudicare le necessità aziendali. Insomma, il dipendente non deve compiere attività che potrebbero rallentare la guarigione o comportare ricadute, pena il possibile licenziamento per giusta causa.

La mancata reperibilità alla visita fiscale, anche se la malattia non è simulata ma è effettivamente esistente, è un fatto in sé sanzionabile (salvo valide giustificazioni), anche a prescindere dal successivo comportamento del lavoratore che si presenti per la visita ambulatoriale.

Fermo il limite di non compromettere la guarigione e di non farsi trovare a casa per la visita fiscale, nulla vieta di uscire dopo la visita fiscale. Secondo una importante (e poco conosciuta) sentenza della Cassazione [1] il medico dell’Inps non può effettuare più di una visita di controllo nell’arco della stessa giornata. Quindi è da escludere che, durante l’assenza, si possa presentare nuovamente il medico.

La più recente giurisprudenza ha inoltre precisato che il datore di lavoro non potrebbe chiedere, nell’arco della stessa malattia, più visite fiscali nell’ambito della stessa malattia al solo scopo di molestare il dipendente.

Con una pronuncia recente, la Cassazione [2] ha anche chiarito che le incombenze personali svolte fuori casa non ritardano la guarigione né si possono equiparare alle prestazioni di lavoro. Pertanto è illegittimo il licenziamento del dipendente che durante l’assenza per un infortunio si allontana da casa per svolgere attività di natura privata. I giudici hanno dato torto a un datore di lavoro che aveva licenziato una dipendente per essersi allontanata, durante una prolungata assenza dal lavoro per via di un infortunio, dalla sua abitazione per svolgere alcune attività personali.

Le attività devono essere compatibili con la malattia

Per considerare lecito il comportamento del lavoratore che esce di casa dopo la visita fiscale è necessario accertare la compatibilità tra le attività extralavorative che questi svolge all’esterno e le sue condizioni di salute; bisogna cioè verificare che tali incombenze di natura personale non ritardino, in qualche modo, la guarigione del dipendente.

Inoltre è necessario che tali attività, quanto all’impegno che richiedono, non si possano equiparare alle normali prestazioni di lavoro, poiché queste ultime, prevedono vincoli e orari di maggior rilievo. Per esempio, se il lavoratore, che svolge attività di autista, è in malattia per un intervento agli occhi potrebbe mettersi ugualmente alla guida per svolgere compiti personali se ciò avviene isolatamente e per un frangente breve. La Corte rileva infatti che il dipendente che esce di casa per svolgere compiti personali (come per esempio fare la spesa) può gestire l’attività fisica con maggiore elasticità rispetto al lavoro, magari alternando riposi ad intervalli regolari al fine di non affaticare troppo l’organo o apparato interessato.

note

[1] Cass. sent. n.21/2008 del 21.04.2008, sez. giurisdizionale per la regione Trentino Alto-Adige.

[2] Cass. sent. n. 22726/15 del 6.11.2015.

Autore immagine: 123rf com

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