Diritto e Fisco | Editoriale

Regolamento 3.0 antipirateria: l’AgCom va per la sua strada, la rete pure…

21 marzo 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 marzo 2012



La proposta di Regolamento anti pirateria, già anticipata – prima dell’ultimo dietro front – la scorsa estate,  torna ora di scena, con il Presidente dell’Autorità Garante, Corrado Calabrò, che chiede più poteri di azione e repressione.

L’AgCom fa il passo del gambero: annuncia, minaccia, ma poi torna sempre sui propri passi, inondata dalle proteste di una rete sempre più coesa contro qualsiasi tipo di bavaglio.

Il famoso Regolamento che il Garante delle comunicazioni, già dal 2011, aveva anticipato di voler adottare, al fine di inibire l’utilizzo indiscriminato e incontrollato, su Internet, di materiale protetto dal copyright, torna di nuovo in scena.

A memoria, siamo alla terza puntata, per cui si potrebbe parlare del “Regolamento 3.0”. Ma la sostanza è sempre quella di cui abbiamo parlato in precedenza: l’Authority vorrebbe controllare qualsiasi tipo di contenuto che circoli sul web e, a tal fine, intende attribuirsi dei poteri da sceriffo che nessuna legge, al momento, le assegna.

Ma non solo. Essa vorrebbe anche travalicare il principio di tripartizione dei poteri, finendo per invadere il campo della magistratura, decidendo cosa sia giusto e cosa non lo sia, chi debba chiudere i battenti e chi invece possa sopravvivere.

La proposta di Regolamento, già anticipata – prima dell’ultimo dietro front – la scorsa estate,  torna ora di scena, con il Presidente dell’Autorità Garante, Corrado Calabrò, che forse si è accorto di non possedere, in dispensa, l’ultimo ingrediente per completare la propria ricetta letale: l’ingrediente si chiama “potere”. E lo chiede, ovviamente, a chi il potere glielo può conferire: la legge.

Ecco perché, Calabrò stamattina è salito dinanzi alle Commissioni VII e VIII del Senato, esordendo con queste parole: “Il nostro compito, intanto, è quello di applicare le leggi vigenti. Ci rafforza in tale convincimento la norma di legge predisposta dalla Presidenza del Consiglio che ribadisce la legittimazione dell’AGCOM e ne definisce meglio la competenza e i poteri nella materia del diritto d’autore. Attenderemo che tale norma veda la luce prima di adottare il regolamento predisposto”.

Che sia la rivelazione di un matrimonio nascosto da tempo, quello tra il Governo e il Garante? Di quale norma parla Calabrò?

Peraltro è egli stesso che ammette di non poter oggi completare ciò che sino a ieri (e dunque in perfetta illiceità) ha spinto perché fosse approvato: il Regolamento anti-pirateria. Ora invece, contraddicendo sé stesso, Calabrò riconosce che, per l’approvazione definitiva del nuovo testo, l’Authority ha bisogno di un più ampio potere.

Così in rete è ripartita la mobilitazione contro il Regolamento 3.0. Sono circa 53.000, in poco più di 48 ore, i messaggi inviati da cittadini tramite questa pagina e rivolti ai membri della Commissioni cultura e industria del Senato e ai maggiori leader di partito.

Come informa la sempre puntuale Associazione “Agorà Digitale[1], i netizen chiedono che all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni non sia affidato il potere discrezionale di rimuovere contenuti sospettati di violare il diritto d’autore.

Stamane, una delegazione di Agorà Digitale e Avaaz, la più grande organizzazione internazionale per l’attivismo in rete (con 13 milioni di membri nel mondo), hanno consegnato gli oltre 53.000 messaggi al Presidente dell’Autorità, il quale però non ha voluto rispondere alle domande.

Ecco il comunicato diffuso da Agorà Digitale: “Nonostante l’audizione non fosse pubblica, grazie a due senatori, Marco Perduca (Radicali) e Vincenzo Vita (PD) è stato possibile seguire il dibattito su Twitter, che si è riempita di messaggi di cittadini, giornalisti ed esperti contrari al regolamento, tanto che Agcom è diventata “twitter trend” (cioe’ una delle parole più twittate) in pochi minuti. Durante l’audizione, diversi senatori hanno ricordato la mobilitazione di Agorà Digitale e Avaaz e hanno contestato Calabrò per non aver presentato un vero e proprio testo in Commissione, ma solo degli indirizzi generali, lasciando quindi il Parlamento all’oscuro dei dettagli del provvedimento. Se alla fine davvero Calabrò non ci ripenserà, si tratterà di una decisione molto grave, verso il Parlamento, le Istituzioni internazionali e i diritti fondamentali dei cittadini.

Il link al video della consegna delle firme al Presidente Agcom e a tre senatori lo potete trovare a questa pagina.

Qui invece è possibile scaricarlo.

 

 

note

[1] Associazione per la libertà dell’informazione e i diritti digitali.

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