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Chi ha diritto ai buoni pasto?

9 novembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 novembre 2015



Buoni pasto, indennità di mensa 2015-2016: chi ne ha diritto, condizioni, adempimenti, tassazione.

Ho un orario di lavoro part time che occupa anche l’ora di pranzo; in azienda non c’è la mensa e in zona non ci sono servizi. Ho diritto ai buoni pasto o all’indennità di mensa?

 

La disciplina dei buoni pasto, della somministrazione di vitto e dell’indennità di mensa è molto varia, poiché è regolamentata non solo dalla legge, ma anche dai contratti collettivi, nonché dagli accordi territoriali e aziendali; per di più, è recentemente cambiata. È dunque molto facile confondersi, visto che le regole, nel dettaglio, possono essere diverse l’una dall’altra.

Un primo punto fermo, ad ogni modo, riguarda proprio il diritto ai buoni pasto per i lavoratori a tempo parziale. I lavoratori part time, difatti, hanno diritto ai buoni pasto in questi casi:

– quando l’orario di lavoro copre la fascia oraria dei pasti, sia del pranzo che della cena;

– quando, a causa della distanza tra l’abitazione e l’azienda, non è possibile, per il lavoratore, consumare il pasto a casa propria: è quanto confermato da una recente sentenza della Cassazione [1].

In pratica, quando un dipendente termina il servizio prima dell’ora di pranzo o di cena, ma non può fermarsi a mangiare né in azienda, né per conto proprio, a causa della distanza tra sede di lavoro e abitazione, ha ugualmente diritto al buono pasto.

In entrambi i casi, dunque, pur avendo un rapporto d’impiego a tempo parziale, laddove sia coperta la fascia oraria di un pasto, si ha diritto:

– alla somministrazione diretta di vitto da parte dell’impresa, nella sede aziendale, che può essere fatta sia in proprio che tramite un servizio di catering o ristorazione convenzionato;

– ai buoni pasto, se è presente un servizio convenzionato nelle vicinanze della sede aziendale;

– in mancanza di tali servizi, all’indennità sostitutiva di mensa.

I buoni pasto

Il buono pasto è un mezzo di pagamento, che consiste in un tagliando, cartaceo o elettronico, con un valore assegnato, riconosciuto da ristoranti, bar, mense e simili esercizi, per acquistare pasti o prodotti alimentari.

Questi tagliandi, meglio noti come ticket restaurant, dal nome di alcuni dei voucher più diffusi, costituiscono un reddito esente da tassazione e da contribuzione Inps, sino al valore, per singolo buono, di 5,29 Euro; se il ticket, però, è elettronico, grazie alla Legge di Stabilità 2015 [2], risulta esente sino all’ammontare di 7 Euro. La normativa stabilisce anche che non è più possibile accumulare i buoni pasto per fare la spesa: può essere difatti utilizzato, per ogni lavoratore, un solo voucher al giorno, e solo nelle giornate lavorative.

Indennità sostitutiva di mensa

Quando manca la mensa o un servizio di somministrazione diretta in azienda, e non sono presenti servizi di ristorazione nelle vicinanze, il buono pasto risulta, di fatto, inutilizzabile.

In questi casi, il datore di lavoro deve corrispondere al dipendente l’indennità sostitutiva di mensa: si tratta di un reddito esente sino a 5,29 Euro al giorno.

Quest’indennità non deve essere confusa con l’indennità di mensa, che è interamente imponibile, sia dal punto di vista contributivo che fiscale.

Esenzione fiscale buoni pasto e indennità

Secondo due note circolari dell’Agenzia delle Entrate [3], l’esenzione dai redditi dei buoni pasto e dell’indennità sostitutiva di mensa vale soltanto quando i benefici sono offerti alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee di lavoratori.

A tal fine, non è rilevante che poi siano utilizzati, in concreto, solo dai dipendenti aventi diritto in base all’orario effettuato.

Se i buoni sono poi offerti anche ai lavoratori part time che non ne avrebbero diritto, secondo la normativa, in base a una circolare dell’Agenzia delle Entrate del 2006 [4], essi sono comunque esenti da imposizione.

note

[1] Cass, sent. 22702/2014.

[2] L.190/2014.

[3] Circ. 188E/1998; Circ.326E/1997.

[4] Circ.118E/2006.

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3 Commenti

  1. …quando ero in servizio permanete effettivo, già m.llo della G.di F., se mi veniva dato un ordine di recarmi a 1000 km, a parte l’indennità di missione che era appena idonea a portesi spesare un panino e birra, non era altresì sufficiente per consumare un pasto convenzionale, dico un pasto perchè la sera o la mattina, cena e colazione, erano a totale carico delle mie tasce. Ora ci sono i buoni pasto, ma chi mangia oggi per caso ha molte più esigenze di chi mangiava ieri? e poi, da quello che risulta, in particolare i militari, non hanno firmato un contratto con lAmmnistrazione per essere impiegati in servizio incondizionato? significa che se lavori nella sede di casa o vai altrove, per quale motivo debbo darti un buono pasto atteso che già percepisci uno stipendio che spenderesti anche se fossi a casa? Troppo modernismo, un noto attore bravo ” Turi Ferri, diceva che ci sarebbe voluto un po’ di regresso…

  2. buongiorno mi chiamo salvatore Prestigiacomo lavoro presso asl di palermo,come coadiutore amministrativo di ruolo, ed espleto 2 rientri settimanali il martedì, e il giovedì.
    Mi è capitato un episodio a quanto strano l’operatore dipendente alla distribuzioni buoni mensa ho fatto presente che mi deve comunicare quando arrivano i buoni pasto mentre agli altri dipendenti li avvisa a me e qualche altro dipendente no.
    Ho chiesto di tenermi informato quando arrivano i buoni pasto, perché rimango senza buoni ed è successo più di una volta ,quest’ultimo mi risponde che a lui non interessa sei vengo a conoscenza se ci sono i buoni pasto, e che non è tenuto a informarmi io ho replicato che è un mio diritto.
    Ho fatto presente che metterò per iscritto tale negligenza al suo dirigente.
    Ora io vorrei sapere se tale comportamento è giusto da parte di questo collega si o no in cosa va incontro se lo viene a conoscenza il suo responsabile. Gradirei una Vostra gentile risposta in attesa di una Vostra gradita risposta,si porgono distinti saluti. Prestigiacomo Salvatore. Palermo

  3. … ripeto, se fosse per me togliere il disturbo, significa che abrogherei il cosiddetto “diritto” al buono pasto, così le sig.re già mogli degli aventi diritto, la finiscano di spendere pagando con i buoni pasto propri o del marito… a pensare che c’è gente che non sa se domani dovrà mangiare…

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