Diritto e Fisco | Articoli

Condominio: reato gettare rifiuti dal balcone

4 marzo 2018


Condominio: reato gettare rifiuti dal balcone

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 marzo 2018



Terriccio, fango e acqua, mozziconi di sigaretta e spazzatura, briciole e polvere: tutti i comportamenti vietati per chi sporca il cortile o il balcone del vicino sottostante.

Il vicino che abita al piano superiore al tuo butta continuamente molliche, cicche di sigarette e acqua dal proprio balcone facendo finire i rifiuti direttamente sul tuo. Questo comportamento, che orami si ripete da più giorni, oltre ad infastidirti e a sporcare i divanetti da esterno, non ti consente di prendere una boccata d’aria per timore di divenire facile bersaglio dell’immondizia. Glielo hai fatto notare più volte, ma lui è insensibile. Da ultimo si è aggiunta anche l’acqua di scolo delle piante che, quando innaffiate in abbondanza, cade giù sul tuo terrazzo. Cosa puoi fare? La prima cosa che ti consiglio di fare è inviargli una diffida, preferibilmente a mezzo del tuo avvocato, per renderlo consapevole del danno che ti sta procurando e avere così, in un successivo momento, la prova della sua coscienza e volontà. Ti servirà per quello che sto per dirti. Secondo la giurisprudenza, il condomino che butta rifiuti dal balcone, sporcando il giardino sottostante o i balconi dei vicini è colpevole del reato di «getto di cose pericolose» previsto dal codice penale [1]: in particolare la norma sanziona il comportamento di chi getta o versa, in un luogo pubblico o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, oppure nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti. Dunque, non è solo l’oggetto potenzialmente pericoloso a finire nel mirino della norma, ma anche tutti quegli altri oggetti o liquidi che possono sporcare la proprietà altrui o condominiale. Ma procediamo con ordine e vediamo quando, in condominio, è reato gettare rifiuti dal balcone.

Buttare spazzatura e rifiuti dal balcone: che fare?

In una recente sentenza [2], la Cassazione ha condannato un uomo colpevole di ripetuti gettiti di spazzatura dal proprio balcone, tutti destinati a cadere sullo spiazzo condominiale. A inchiodare il responsabile dei gesti incivili sono state le fotografie di un vicino, che hanno dimostrato in quali condizioni era stato ridotto il cortiletto sottostante. La Suprema corte sottolinea che la responsabilità dell’imputato può essere basata anche sulle sole dichiarazioni della persona offesa, se queste, dopo verifiche più rigorose di quelle riservate ad altri testimoni, risultano attendibili. Così, per l’uomo, è scattata la condanna piena senza la condizionale, nonostante fosse incensurato.

Sul reato di gettito di cose pericolose si è più volte espressa, in passato, la Cassazione. In una occasione [3] ha condannato una condomina che evidentemente teneva molto alla pulizia del suo terrazzo: peccato che, per mantenerlo lindo, gettasse i mozziconi di sigarette su quello sottostante e, non contenta, finisse l’opera con un po’ di candeggina, anche questa destinata a seguire la legge di gravità. In questi casi, quando la condotta è reiterata, può scattare anche l’aggravante.

Perché sussista il reato non è necessaria la malafede e la volontà di arrecare fastidio e disturbo; è sufficiente la colpa. Tuttavia, è necessario prima diffidare il responsabile poiché questo deve essere cosciente di arrecare molestia.

Rientra ancora nel reato in commento il comportamento di chi innaffia le piante e fa cadere, sulle proprietà sottostanti, il fango e il terriccio conseguente allo straboccare dell’acqua dai vasi [4]. Ed ancora di chi non presta il dovuto controllo sul proprio animale da appartamento e consente che gli escrementi o l’urina del cane o del gatto finiscano ai piani bassi [5].

Al contrario, resta immune da condanna chi è responsabile della pioggia di polvere e briciole conseguenti allo sbattimento dei tappeti e della tovaglia da pranzo. In proposito, secondo la Corte Suprema [6], il condomino che scuote tappeti o tovaglie, facendo, così, cadere briciole e polvere sulle finestre e sul terrazzo del condomino sottostante non risponde del reato di getto pericoloso di cose per impossibilità di causare, con tale condotta, imbrattamenti e molestie alle persone. Tale norma, infatti, deve essere intesa alla luce dell’interesse perseguito con l’incriminazione, che appartiene alla materia della polizia di sicurezza, concernendo la prevenzione di pericoli per una pluralità di soggetti.

La diffusione di polveri nell’atmosfera rientra nella nozione di “versamento di cose” e non in quella di “emissione di fumo” contemplata dalla seconda ipotesi, in relazione alla quale soltanto è richiesto il superamento dei limiti di legge, poiché, se il fumo è sempre prodotto della combustione, la polvere è prodotto di frantumazione e non di combustione.

In una sentenza degli scorsi giorni la Cassazione si è trovata a decidere [7] se il reato di getto di cose pericolose può scattare anche quando la “vittima” dei rifiuti gettati dal balcone del piano di sopra non è una persona ma delle cose, come appunto i divani e le sedie. Ecco qual è stato il chiarimento fornito dai giudici. La contravvenzione in commento non è configurabile quando l’offesa, l’imbrattamento o la molestia abbiano ad oggetto esclusivamente cose e non persone; tuttavia, «ai fini della configurabilità del reato di “getto pericoloso di cose” non si richiede che la condotta contestata abbia cagionato un effettivo nocumento, essendo sufficiente che essa sia idonea ad offendere, imbrattare o molestare le persone». Per cui se i rifiuti hanno interessato il balcone, cioè «un luogo abitualmente frequentato dalle persone che abitavano l’appartamento» allora il reato sussiste. Infatti non si guarda tanto a chi o cosa sia stato imbrattato, ma alla potenzialità che l’uomo ne potesse essere vittima. Quindi, buttare rifiuti dal balcone sul piano di sotto, quando l’acqua, le sigarette, la terra e finanche le cartacce possono raggiungere delle persone, è sempre reato anche se queste non vengono materialmente sfiorate.


IL REATO DI GETTO PERICOLOSO DI COSE

INTERESSE TUTELATO: la contravvenzione di getto pericoloso di cose, prevista e punita dall’art. 674 del codice penale., tutela l’incolumità delle persone.

NATURA DEL REATO: reato di pericolo [8].

SOGGETTO ATTIVO: si tratta di reato comune.

SOGGETTO PASSIVO: soggetto passivo può essere chiunque.

ELEMENTO OGGETTIVO: l’art. 674 del codice penale punisce chiunque getti o versi, in luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte ad offendere, imbrattare o molestare persone, nei casi non consentiti dalla legge, o provochi emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti [9].

Le cose o le emissioni debbono essere atte a imbrattare sia il corpo della persona che i suoi vestiti; oppure a molestare, vale a dire a recare disagio, fastidio o disturbo, in modo da turbare la tranquillità o la quiete delle persone. Irrilevante lo sbattimento di qualche tappeto o lo scuotimento di qualche tovaglia. Non costituisce «molestia » la mera circostanza di arrecare alle persone preoccupazione generalizzata e allarme circa eventuali danni alla salute da esposizione ad emissioni inquinanti: «soltanto un pericolo obiettivamente rilevabile e verificabile, e non meramente soggettivo, può essere assunto ad elemento di un fatto tipico di reato, rispondente ai principi di tassatività ed offensività» e pertanto occorre che le condotte abbiano una attitudine offensiva rispetto all’incolumità individuale, da accertare concretamente.

Attraverso i luoghi di pubblico transito, anche di proprietà privata, passa normalmente un numero indeterminato di persone; luogo privato ma di comune o altrui uso è quello il cui utilizzo non sia riservato esclusivamente all’agente. È sufficiente la colpa, purché sussista la prova della consapevolezza della natura vietata dell’emissione, secondo paradigmi d’illiceità speciale.

Scatta il reato di getto di cose pericolose in una molteplicità di casi: dalle esalazioni maleodoranti di stalle o animali alla diffusione di polveri nell’atmosfera, dal lancio di uova o sassi al getto d’acqua all’interno dell’abitazione altrui, dallo sparo con arma ad aria compressa al getto di anticrittogamici da un elicottero, dal versamento di deiezioni di animali incustoditi alla emissione di sostanze volatili che emanino odori suscettibili di arrecare disturbo, disagio o fastidio alle persone.

ELEMENTO SOGGETTIVO: può essere indifferentemente il dolo o la colpa.

CONSUMAZIONE: la contravvenzione si consuma nel momento in cui si ha il getto, il versamento o l’emissione dei fumi o vapori. Non è necessario che si realizzi un effettivo nocumento, essendo sufficiente l’idoneità della cosa gettata o versata o dell’emissione di gas, fumo o vapori, ad offendere, imbrattare o molestare persone.

TENTATIVO: non configurabile nelle contravvenzioni.

SANZIONI: l’arresto fino a un mese o l’ammenda fino a euro 206.

PROCEDIBILITA‘: d’ufficio.

AUTORITA’ GIUDIZIARIA COMPETENTE: Tribunale monocratico.


Odori e acqua dal balcone: è reato?

In tema di getto o emissioni pericolose, laddove trattandosi di odori manchi la possibilità di accertare obiettivamente, con adeguati strumenti, l’intensità delle emissioni, il giudizio sull’esistenza e sulla non tollerabilità delle emissioni stesse ben può basarsi sulle dichiarazioni dei testi, soprattutto se si tratta di persone a diretta conoscenza dei fatti, come i vicini, o particolarmente qualificate, come gli agenti di polizia e gli organi di controllo. Ove risulti l’intollerabilità, non rileva, al fine di escludere l’elemento soggettivo del reato, l’eventuale adozione di tecnologie dirette a limitare le emissioni, essendo evidente che non sono state idonee o sufficienti a eliminare l’evento che la normativa intende evitare e sanziona [10].

Cassazione penale, sez. III, 19/09/2017,  n. 56065 

Lo sversamento di liquami in strada pubblica configura il reato di cui all’art. 674 c.p. (Getto pericoloso di cose), per il quale non è necessaria la verifica di un danno concreto ed attuale, essendo sufficiente l’attitudine della condotta all’offesa delle persone.

Cassazione penale, sez. III, 01/06/2017,  n. 5763 

Integra il reato di getto pericoloso di cose lo sversamento di acque maleodoranti e ricche di elementi fortemente inquinanti, e come tali fonte di evidente pericolo per la salute degli individui, nel letto di un torrente, attraverso tratti di terreno aperti al transito ed anche ad esso specificamente deputati.

Tribunale Benevento, 23/12/2016,  n. 2129 

Non integra il reato di getto pericoloso di cose la condotta di chi getta un liquido nero per sporcare la biancheria stesa sul balcone. Sporcare i panni stesi su di un balcone con del liquido nero da parte di un condomino non integra il reato di cui all’art. 674 c.p. poiché riguarda esclusivamente una res, mentre la fattispecie tutela le persone che dal getto pericoloso di cose vengano imbrattate, offese nella loro integrità fisica o molestate e turbate nella loro tranquillità.

Cassazione penale, sez. III, 14/12/2016,  n. 19968 

Quando l’offesa ha ad oggetto solo le cose e non anche le persone non è configurabile contravvenzione di getto pericoloso di cose.

La contravvenzione di getto pericoloso di cose, di cui all’art. 674 cod. pen., non è configurabile quando l’offesa, l’imbrattamento o la molestia abbiano ad oggetto esclusivamente cose e non persone. (Fattispecie di contestazione di imbrattamento di una pubblica via, cagionato dal riversamento a terra di cumuli di rifiuti nel corso di una manifestazione di protesta, nella quale la S.C. ha proceduto a riqualificare la condotta, originariamente rubricata sotto l’art. 674 cod. pen., nella diversa fattispecie di cui agli artt. 639, comma secondo e 639-bis cod. pen.).

Cassazione penale, sez. III, 22/11/2016,  n. 14467 

La previsione dell’art. 674 c.p. comprende anche le emissioni olfattive moleste.

note

[1] Art. 674 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 44458/2015 del 4.11.2015.

[3] Cass. sent. n. 16459/2013

[4] Cass. sent. n. 15956/2014.

[5] Cass. sent. n. 3206372008.

[6] Cass. sent. n. 27625/2012.

[7] Cass. sent. n. 9474/2018.

[8] Cass. 9.6.2010, n. 22012; Cass. 17.12.1994, n. 12428.

[9] Cass. 15.4.2009, n. 15707; Cass. 30.10.2007, n. 40191; Cass. 22.12.2005, n. 46846; Cass. 24.10.2005, n. 38936; Cass. 10.3.2005, n. 9503; Cass. 29.9.2004, n. 38297

[10] Cass. sent. n. 36905/2015.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 12 dicembre 2017 – 2 marzo 2018, n. 9474
Presidente Savani – Relatore Di Nicola

Ritenuto in fatto

1. Fe. De An. ricorre per cassazione impugnando la sentenza con la quale il tribunale di Pescara lo ha condannato, previa riqualificazione del fatto contestato negli articoli 674 e 659 del codice penale, alla pena di Euro 400 di ammenda in relazione al solo reato di cui all’articolo 674 del codice penale, assolvendolo per il resto, perché, mediante il getto di secchi d’acqua, carta straccia e mozziconi di sigaretta sul balcone dell’appartamento sottostante, procurando anche rumori molesti in varie ore della giornata, per petulanza ed altro biasimevole motivo, recava molestia e disturbo a Pa. Ca. ed al suo nucleo familiare abitante dell’appartamento sottostante al suo. In Bussi sul Tirino del 16 luglio 2012.
2. Per l’annullamento dell’impugnata sentenza il ricorrente a mezzo del difensore articola due motivi di impugnazione, qui enunciati, ai sensi dell’articolo 173 delle disposizioni di attuazione al codice di procedura penale, nei limiti strettamente necessari per la motivazione.
2.1. Con il primo motivo il ricorrente deduce l’erronea interpretazione della legge penale in relazione all’articolo 674 del codice penale e vizio di motivazione su punti decisivi per il giudizio (articolo 606, comma 1, lettera e), del codice di procedura penale), sul rilievo che l’imputato doveva essere assolto dal reato di cui all’articolo 674 del codice penale per insussistenza del fatto dovendosi escludere che il getto d’acqua proveniente dall’alto sia sussumibile nell’ambito di una delle ipotesi criminose descritte dall’articolo 674 del codice penale, avendo il getto attinto cose e non persone, senza neppure che sia stata accertata la consistenza del versamento, e, in ogni caso, il ricorrente andava prosciolto per non aver commesso il fatto, quantomeno a livello dubitativo ex articolo 530 cpv. del codice di procedura penale, essendo stato accertato che egli non era l’unico ad abitare l’appartamento dal quale il getto d’acqua sarebbe scaturito né, a tal fine, potevano essere utilizzate le dichiarazioni attribuite all’imputato sul luogo del fatto da parte della polizia giudiziaria, stante il divieto di inutilizzabilità di cui all’articolo 62 del codice di procedura penale.
2.2. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta l’eccessività della pena inflitta, per violazione di legge, essendo stato violato il principio di legalità per avere il Tribunale comminato la sanzione pecuniaria dell’ammenda quantificata in Euro 400,00 ovverosia per un importo quasi raddoppiato rispetto al limite edittale massimo previsto dall’articolo 674 del codice penale.

Considerato in diritto

1. Si dà atto che la motivazione della sentenza è redatta in forma semplificata.
Il ricorso è fondato per quanto di ragione sulla base del secondo motivo.
2. Il primo motivo è inammissibile.
Dal testo della sentenza impugnata, neppure contrastata in parte qua dal ricorrente, risulta che il teste, Fe. Ci., ha deposto affermando di aver notato i panni stesi e l’ombrellone bagnato nonché una pattuglia dei Carabinieri che parlava con sua moglie, Pa. Ca., la quale riferì che la mattina del 16 luglio 2012, avendo sentito dei rumori provenire dall’appartamento sovrastante, usci sul balcone e anch’ella vide l’ombrellone ed i panni stesi “pieni” d’acqua.
Non vide però chi avesse fatto ciò, ma richiese l’intervento dei Carabinieri che, giunti sul posto, avevano scattato alcune foto.
La teste Ca. ha dichiarato che, in presenza del maresciallo Sc., l’imputato si era assunto la responsabilità del fatto, dicendo che l’aveva fatto per dispetto.
Sulla base di questa testimonianza, il Tribunale, ha ritenuto provata la commissione del reato e quindi ha accertato che il getto d’acqua fosse riconducibile all’imputato cosicché ha riqualificato il fatto ai sensi dell’art. 674 cod. pen., condannando l’imputato alla pena di Euro 400,00 di ammenda.
3. Il ricorrente lamenta che il Tribunale gli ha attribuito il fatto contestato sulla base di una dichiarazione che, proveniente dall’imputato stesso, era e doveva ritenersi inutilizzabile.
Nel caso di specie, l’imputato aveva reso la dichiarazione autoaccusatoria in presenza dei Carabinieri e, al tempo stesso, della persona offesa che l’aveva chiaramente percepita.
Stando così le cose, deve ritenersi che il divieto di testimonianza (ex art. 62 cod. proc. pen.,) opera solo in relazione alle dichiarazioni rese nel corso del procedimento all’autorità giudiziaria, alla polizia giudiziaria e al difensore nell’ambito dell’attività investigativa e, pertanto, restano escluse da tale divieto le dichiarazioni, anche se a contenuto confessorio, rese dall’imputato o dall’indagato ad un soggetto non rivestente alcuna di tali qualifiche (Sez. 5, n. 30895 del 09/03/2016 D’Elia, Rv. 267699; Sez. 3, n. 12236 del 12/02/2014, F., Rv. 259297), a nulla rilevando se il soggetto terzo sia risultato destinatario della dichiarazione da solo o unitamente ad un soggetto qualificato (per il quale invece il divieto è, a condizioni esatte, operativo) e fermo restando che il fatto da provare resta governato dalle regole probatorie che ordinariamente presiedono l’accertamento penale, il quale è fondato sulla presunzione di non colpevolezza e richiede il superamento, per l’affermazione della responsabilità, del dubbio ragionevole.
La ragione di ciò deve ricercarsi nel fatto che, in tali situazioni ossia nel caso in cui la dichiarazione autoaccusatoria sia percepita da un terzo, viene meno il collegamento funzionale con il procedimento penale, che è alla base del divieto stesso.
Perciò, la doglianza del ricorrente non ha fondamento e correttamente il Tribunale sulla base delle evidenze disponibili (l’assunzione del fatto da parte dell’imputato e la circostanza che egli occupasse l’immobile sovrastante dal quale il getto proveniva) ha ritenuto di radicare l’accertamento di responsabilità.
Pur essendo condivisibile l’affermazione secondo la quale la contravvenzione di getto pericoloso di cose non è configurabile quando l’offesa, l’imbrattamento o la molestia abbiano ad oggetto esclusivamente cose e non persone (Sez. 3, n. 22032 del 13/04/2010, Chelli, Rv. 247612), deve ritenersi che, ai fini della configurabilità del reato di getto pericoloso di cose, non si richiede che la condotta contestata abbia cagionato un effettivo nocumento, essendo sufficiente che essa sia idonea ad offendere, imbrattare o molestare le persone (Sez. 3, n. 971 del 11/12/2014, dep. 2015, Ventura, Rv. 261794).
La qual cosa deve ritenersi del tutto sussistente nel caso di specie in considerazione del fatto che il getto ha interessato un luogo abitualmente frequentato dalle persone che abitavano l’appartamento.
4. Il secondo motivo è invece fondato perché la contravvenzione ritenuta in sentenza è punita con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a 206,00 Euro, cosicché la pena pecuniaria di 400,00 Euro è, all’evidenza, illegale e la sentenza impugnata va annullata con rinvio per nuovo esame sulla determinazione della sanzione.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata limitatamente alla misura della pena con rinvio per nuovo esame al tribunale di Pescara.
Dichiara inammissibile nel resto il ricorso.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

2 Commenti

  1. e se non è possibile individuare l’autore del lancio della spazzatura, può essere coinvolto tutto il condomino?

  2. Nel caso capitato , esci con il tuo Cane, in giardino per far fargli fare la prima pipì, il Cane dopo aver rigorosamente annusato buona parte del prato fà la sua prima pipì , esplora ancora e ritorna tenendo ben stretto in bocca un Taglierino / Cutter . Grande urlo alzando la voce di almeno 7 ottave, il Cane lascia cadere dalle fauci il Taglierino /Cutter . Accaduto lo scorso 10 dicembre 2017, nessuno si é fatto vivo dall’ unico appartamento al piano superiore.
    Quale può essere il da farsi ??

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI