Questo sito contribuisce alla audience di
Diritto e Fisco | Articoli

Condominio: reato gettare rifiuti dal balcone?

22 Gennaio 2023 | Autore:
Condominio: reato gettare rifiuti dal balcone?

Terriccio, fango, mozziconi di sigaretta, spazzatura, briciole e polvere: i comportamenti vietati per chi sporca il cortile o il balcone del vicino sottostante.

Il vicino che abita al piano superiore butta continuamente molliche, cicche di sigarette e acqua facendo finire i rifiuti direttamente sul balcone di sotto. Per non parlare dell’acqua di scolo delle piante che, quando innaffiate in abbondanza, cade giù sul terrazzo altrui. Cosa si può fare in questi casi? È reato gettare i rifiuti dal balcone del condominio?

Secondo la giurisprudenza, il condomino che butta rifiuti dal balcone o dal terrazzo sporcando il giardino sottostante o i balconi dei vicini è colpevole del reato di «getto di cose pericolose» previsto dal codice penale [1]: la norma sanziona il comportamento di chi getta o versa, in un luogo pubblico o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, oppure nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti.

Dunque, non è solo l’oggetto potenzialmente pericoloso a finire nel mirino della norma, ma anche tutti quegli altri oggetti o liquidi che possono sporcare la proprietà altrui o condominiale. Ma procediamo con ordine e vediamo quando, in condominio, è reato gettare rifiuti dal balcone.

Buttare spazzatura e rifiuti dal balcone: è reato?

Secondo la Cassazione [2], va condannato l’uomo colpevole di ripetuti gettiti di spazzatura dal proprio balcone, tutti destinati a cadere sullo spiazzo condominiale.

A inchiodare il responsabile dei gesti incivili sono sufficienti le fotografie del vicino che dimostrano in quali condizioni era stato ridotto il cortiletto sottostante.

La Suprema corte sottolinea che la responsabilità dell’imputato può essere basata anche sulle sole dichiarazioni della persona offesa, se queste, dopo verifiche più rigorose di quelle riservate ad altri testimoni, risultano attendibili.

Sul reato di gettito di cose pericolose si è più volte espressa, in passato, la Cassazione. In un’occasione [3] ha condannato un condomino che gettava mozziconi di sigarette e candeggina su quello sottostante. In questi casi, quando la condotta è reiterata, può scattare anche l’aggravante.

Perché sussista il reato non è necessaria la malafede e la volontà di arrecare fastidio e disturbo; è sufficiente la colpa, cioè un comportamento particolarmente negligente e sprezzante delle regole del vivere civile.

Rientra ancora nel reato in commento il comportamento di chi innaffia le piante e fa cadere, sulle proprietà sottostanti, il fango e il terriccio conseguente al debordare dell’acqua dai vasi [4].

È altresì reato chi non presta il dovuto controllo sul proprio animale da appartamento e consente che gli escrementi o l’urina del cane o del gatto finiscano ai piani bassi [5].

Al contrario, resta immune da condanna chi è responsabile della pioggia di polvere e briciole conseguenti allo sbattimento dei tappeti e della tovaglia da pranzo.

In proposito, secondo la Corte Suprema [6], il condomino che scuote tappeti o tovaglie, facendo così cadere briciole e polvere sulle finestre e sul terrazzo del condomino sottostante, non risponde del reato di getto pericoloso di cose per impossibilità di causare, con tale condotta, imbrattamenti e molestie alle persone.

Tale norma, infatti, deve essere intesa alla luce dell’interesse perseguito con l’incriminazione, che appartiene alla materia della polizia di sicurezza, concernendo la prevenzione di pericoli per una pluralità di soggetti.

Diversa è la situazione se briciole e polvere sono miste ad acqua o ad altri liquidi, aumentandone così la capacità “imbrattante” idonea a far scattare il reato.

In un’altra sentenza la Cassazione si è trovata a decidere [7] se il reato di getto di cose pericolose può scattare anche quando la “vittima” dei rifiuti gettati dal balcone del piano di sopra non è costituita da una persona ma da alcune cose, come i divani e le sedie.

Secondo i Supremi giudici, la contravvenzione in commento non è configurabile quando l’offesa, l’imbrattamento o la molestia abbiano ad oggetto esclusivamente cose e non persone; tuttavia, «ai fini della configurabilità del reato di “getto pericoloso di cose” non si richiede che la condotta contestata abbia cagionato un effettivo nocumento, essendo sufficiente che essa sia idonea ad offendere, imbrattare o molestare le persone».

Per cui, se i rifiuti hanno interessato il balcone, cioè «un luogo abitualmente frequentato dalle persone che abitavano l’appartamento» allora il reato sussiste. Infatti non si guarda tanto a chi o cosa sia stato imbrattato, ma alla potenzialità che l’uomo ne potesse essere vittima.

Quindi, buttare rifiuti dal balcone sul piano di sotto, quando l’acqua, le sigarette, la terra e finanche le cartacce possono raggiungere delle persone, è sempre reato anche se queste non vengono materialmente sfiorate.

Reato di getto pericoloso di cose: in cosa consiste?

Il reato di getto pericoloso di cose previsto dall’art. 674 del codice penale tutela l’incolumità delle persone.

Si tratta di un reato di pericolo [8], finalizzato a prevenire esiti dannosi per le persone, conseguenti al getto o versamento di cose atte a offendere, imbrattare o comunque molestare, ovvero all’emissione di gas, vapori o fumi idonei a cagionare i medesimi effetti [9].

Le cose o le emissioni debbono essere atte a imbrattare sia il corpo della persona che i suoi vestiti; oppure a molestare, vale a dire a recare disagio, fastidio o disturbo, in modo da turbare la tranquillità o la quiete delle persone.

La norma punisce il getto pericoloso di cose che avviene «in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso».

Attraverso i luoghi di pubblico transito, anche di proprietà privata, passa normalmente un numero indeterminato di persone; luogo privato ma di comune o altrui uso è quello il cui utilizzo non sia riservato esclusivamente all’agente.

È sufficiente la colpa, purché sussista la prova della consapevolezza della natura vietata dell’emissione, secondo paradigmi d’illiceità speciale.

Come detto, scatta il reato di getto di cose pericolose in una molteplicità di casi: dalle esalazioni maleodoranti di stalle o animali alla diffusione di polveri nell’atmosfera, dal lancio di uova o sassi al getto d’acqua all’interno dell’abitazione altrui, dallo sparo con arma ad aria compressa al getto di anticrittogamici da un elicottero, dal versamento di deiezioni di animali incustoditi alla emissione di sostanze volatili che emanino odori suscettibili di arrecare disturbo, disagio o fastidio alle persone.

La contravvenzione si consuma nel momento in cui si ha il getto, il versamento o l’emissione dei fumi o vapori. Non è necessario che si realizzi un effettivo danno, essendo sufficiente l’idoneità della cosa gettata o versata o dell’emissione di gas, fumo o vapori, ad offendere, imbrattare o molestare persone.

Per quanto riguarda la sanzione è previsto l’arresto fino a un mese o l’ammenda fino a euro 206.

Si può procedere d’ufficio: ciò significa che chiunque può sporgere denuncia, anche una persona diversa dalla vittima.

Qualora le forze dell’ordine dovessero assistere a un fatto del genere, potrebbero intervenire autonomamente per sanzionare il colpevole: si pensi, ad esempio, a un carabiniere in servizio che assiste, proprio davanti ai suoi occhi, a una signora che dal secondo piano getta i sacchi dell’immondizia direttamente dal balcone.

Si possono denunciare i cattivi odori?

Secondo la giurisprudenza, in tema di getto o emissioni pericolose, laddove trattandosi di odori manchi la possibilità di accertare obiettivamente, con adeguati strumenti, l’intensità delle emissioni, il giudizio sull’esistenza e sulla intollerabilità delle emissioni stesse ben può basarsi sulle dichiarazioni dei testi, soprattutto se si tratta di persone a diretta conoscenza dei fatti, come i vicini, o particolarmente qualificate, come gli agenti di polizia e gli organi di controllo [10].

Gettare rifiuti dal balcone: giurisprudenza rilevante

Di seguito una rassegna delle principali sentenze riguardanti il reato di getto pericoloso di cose.

Cassazione penale sez. III, 17/06/2022, n. 32038

Deve essere confermata la penale responsabilità del titolare di un allevamento di cani in ordine alla contravvenzione di getto pericoloso di cose per aver detenuto gli animali in condizioni di scarsa pulizia con conseguenti esalazioni sgradevoli per i vicini, non trovando applicazione l’esimente dello stato di necessità invocata dall’imputato circa l’impossibilità di attendere ai compiti di pulizia degli ambiti in cui erano allocati gli animali per sopraggiunte patologie impeditive, atteso che tale attività ben avrebbe potuto essere fronteggiata con la delega a soggetti terzi.

Cassazione penale sez. III, 11/01/2021, n. 7397

Il bene giuridico tutelato dalla contravvenzione di cui all’all’art. 674 cod. pen. è costituito dalla polizia di sicurezza a presidio dell’incolumità pubblica, relativamente all’interesse di prevenire i nocumenti più o meno gravi alle persone derivanti dal getto o versamento di cose atte ad offendere, imbrattare o molestare o turbare la tranquillità; si tratta di reato di pericolo onde è sufficiente alla sua integrazione l’espletamento di una condotta concretamente idonea al nocumento dell’interesse salvaguardato, senza che ne occorra l’offesa effettiva (riconosciuta, nella specie, la responsabilità dell’imputata che con una secchiata d’acqua aveva allontanato gli escrementi di piccioni presenti sulla strada, a pochi passi dalla sua casa, e con una scopa li aveva indirizzati, sfruttando anche il deflusso dell’acqua, verso la casa della vicina).

Cassazione penale sez. III, 13/07/2020, n. 23582

Il reato di getto pericoloso di cose è configurabile anche in presenza di emissioni olfattive, rispetto alle quali, al fine di definire il concetto di “molestia” che integra la fattispecie di cui all’art. 674 cod. pen., occorre distinguere tra l’attività produttiva svolta senza l’autorizzazione dell’autorità preposta, per la quale il contrasto con gli interessi tutelati va valutato secondo criteri di “stretta tollerabilità“, e quella esercitata secondo l’autorizzazione e senza superamento dei limiti consentiti, per la quale si deve far riferimento alla “normale tollerabilità” delle persone previsto dall’art. 844 cod. civ. e sempre che l’azienda abbia adottato gli accorgimenti tecnici ragionevolmente utilizzabili per abbattere l’impatto delle emissioni sulla realtà esterna.

Cassazione penale, Sez. III, 26/09/2018, n. 41694

In tema di getto pericoloso di cose, la clausola “nei casi non consentiti dalla legge”, prevista dall’art. 674 cod. pen. ai fini della punibilità delle emissioni di gas, di vapori o di fumo, è riferibile solo alle emissioni che possono essere specificamente autorizzate in base a disposizioni amministrative e non alla condotta di getto o versamento pericoloso di cose atte ad offendere, imbrattare o molestare persone di cui alla prima parte della norma citata.

Cassazione penale, sez. III, 19/09/2017, n. 56065 

Lo sversamento di liquami in strada pubblica configura il reato di cui all’art. 674 c.p. (Getto pericoloso di cose), per il quale non è necessaria la verifica di un danno concreto ed attuale, essendo sufficiente l’attitudine della condotta all’offesa delle persone.

Cassazione penale, sez. III, 01/06/2017, n. 5763 

Integra il reato di getto pericoloso di cose lo sversamento di acque maleodoranti e ricche di elementi fortemente inquinanti, e come tali fonte di evidente pericolo per la salute degli individui, nel letto di un torrente, attraverso tratti di terreno aperti al transito ed anche ad esso specificamente deputati.

Tribunale Benevento, 23/12/2016, n. 2129 

Non integra il reato di getto pericoloso di cose la condotta di chi getta un liquido nero per sporcare la biancheria stesa sul balcone. Sporcare i panni stesi su di un balcone con del liquido nero da parte di un condomino non integra il reato di cui all’art. 674 c.p. poiché riguarda esclusivamente una res, mentre la fattispecie tutela le persone che dal getto pericoloso di cose vengano imbrattate, offese nella loro integrità fisica o molestate e turbate nella loro tranquillità.

Cassazione penale, sez. III, 14/12/2016, n. 19968 

Quando l’offesa ha ad oggetto solo le cose e non anche le persone non è configurabile contravvenzione di getto pericoloso di cose. La contravvenzione di getto pericoloso di cose, di cui all’art. 674 cod. pen., non è configurabile quando l’offesa, l’imbrattamento o la molestia abbiano ad oggetto esclusivamente cose e non persone. (Fattispecie di contestazione di imbrattamento di una pubblica via, cagionato dal riversamento a terra di cumuli di rifiuti nel corso di una manifestazione di protesta, nella quale la S.C. ha proceduto a riqualificare la condotta, originariamente rubricata sotto l’art. 674 cod. pen., nella diversa fattispecie di cui agli artt. 639, comma secondo e 639-bis cod. pen.).

Cassazione penale, sez. III, 22/11/2016, n. 14467 

La previsione dell’art. 674 c.p. comprende anche le emissioni olfattive moleste.


note

[1] Art. 674 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 44458/2015 del 4.11.2015.

[3] Cass. sent. n. 16459/2013

[4] Cass. sent. n. 15956/2014.

[5] Cass. sent. n. 3206372008.

[6] Cass. sent. n. 27625/2012.

[7] Cass. sent. n. 9474/2018.

[8] Cass. 9.6.2010, n. 22012; Cass. 17.12.1994, n. 12428.

[9] Cass. 15.4.2009, n. 15707; Cass. 30.10.2007, n. 40191; Cass. 22.12.2005, n. 46846; Cass. 24.10.2005, n. 38936; Cass. 10.3.2005, n. 9503; Cass. 29.9.2004, n. 38297

[10] Cass. sent. n. 36905/2015.

Autore immagine: depositphotos

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 12 dicembre 2017 – 2 marzo 2018, n. 9474
Presidente Savani – Relatore Di Nicola

Ritenuto in fatto

1. Fe. De An. ricorre per cassazione impugnando la sentenza con la quale il tribunale di Pescara lo ha condannato, previa riqualificazione del fatto contestato negli articoli 674 e 659 del codice penale, alla pena di Euro 400 di ammenda in relazione al solo reato di cui all’articolo 674 del codice penale, assolvendolo per il resto, perché, mediante il getto di secchi d’acqua, carta straccia e mozziconi di sigaretta sul balcone dell’appartamento sottostante, procurando anche rumori molesti in varie ore della giornata, per petulanza ed altro biasimevole motivo, recava molestia e disturbo a Pa. Ca. ed al suo nucleo familiare abitante dell’appartamento sottostante al suo. In Bussi sul Tirino del 16 luglio 2012.
2. Per l’annullamento dell’impugnata sentenza il ricorrente a mezzo del difensore articola due motivi di impugnazione, qui enunciati, ai sensi dell’articolo 173 delle disposizioni di attuazione al codice di procedura penale, nei limiti strettamente necessari per la motivazione.
2.1. Con il primo motivo il ricorrente deduce l’erronea interpretazione della legge penale in relazione all’articolo 674 del codice penale e vizio di motivazione su punti decisivi per il giudizio (articolo 606, comma 1, lettera e), del codice di procedura penale), sul rilievo che l’imputato doveva essere assolto dal reato di cui all’articolo 674 del codice penale per insussistenza del fatto dovendosi escludere che il getto d’acqua proveniente dall’alto sia sussumibile nell’ambito di una delle ipotesi criminose descritte dall’articolo 674 del codice penale, avendo il getto attinto cose e non persone, senza neppure che sia stata accertata la consistenza del versamento, e, in ogni caso, il ricorrente andava prosciolto per non aver commesso il fatto, quantomeno a livello dubitativo ex articolo 530 cpv. del codice di procedura penale, essendo stato accertato che egli non era l’unico ad abitare l’appartamento dal quale il getto d’acqua sarebbe scaturito né, a tal fine, potevano essere utilizzate le dichiarazioni attribuite all’imputato sul luogo del fatto da parte della polizia giudiziaria, stante il divieto di inutilizzabilità di cui all’articolo 62 del codice di procedura penale.
2.2. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta l’eccessività della pena inflitta, per violazione di legge, essendo stato violato il principio di legalità per avere il Tribunale comminato la sanzione pecuniaria dell’ammenda quantificata in Euro 400,00 ovverosia per un importo quasi raddoppiato rispetto al limite edittale massimo previsto dall’articolo 674 del codice penale.

Considerato in diritto

1. Si dà atto che la motivazione della sentenza è redatta in forma semplificata.
Il ricorso è fondato per quanto di ragione sulla base del secondo motivo.
2. Il primo motivo è inammissibile.
Dal testo della sentenza impugnata, neppure contrastata in parte qua dal ricorrente, risulta che il teste, Fe. Ci., ha deposto affermando di aver notato i panni stesi e l’ombrellone bagnato nonché una pattuglia dei Carabinieri che parlava con sua moglie, Pa. Ca., la quale riferì che la mattina del 16 luglio 2012, avendo sentito dei rumori provenire dall’appartamento sovrastante, usci sul balcone e anch’ella vide l’ombrellone ed i panni stesi “pieni” d’acqua.
Non vide però chi avesse fatto ciò, ma richiese l’intervento dei Carabinieri che, giunti sul posto, avevano scattato alcune foto.
La teste Ca. ha dichiarato che, in presenza del maresciallo Sc., l’imputato si era assunto la responsabilità del fatto, dicendo che l’aveva fatto per dispetto.
Sulla base di questa testimonianza, il Tribunale, ha ritenuto provata la commissione del reato e quindi ha accertato che il getto d’acqua fosse riconducibile all’imputato cosicché ha riqualificato il fatto ai sensi dell’art. 674 cod. pen., condannando l’imputato alla pena di Euro 400,00 di ammenda.
3. Il ricorrente lamenta che il Tribunale gli ha attribuito il fatto contestato sulla base di una dichiarazione che, proveniente dall’imputato stesso, era e doveva ritenersi inutilizzabile.
Nel caso di specie, l’imputato aveva reso la dichiarazione autoaccusatoria in presenza dei Carabinieri e, al tempo stesso, della persona offesa che l’aveva chiaramente percepita.
Stando così le cose, deve ritenersi che il divieto di testimonianza (ex art. 62 cod. proc. pen.,) opera solo in relazione alle dichiarazioni rese nel corso del procedimento all’autorità giudiziaria, alla polizia giudiziaria e al difensore nell’ambito dell’attività investigativa e, pertanto, restano escluse da tale divieto le dichiarazioni, anche se a contenuto confessorio, rese dall’imputato o dall’indagato ad un soggetto non rivestente alcuna di tali qualifiche (Sez. 5, n. 30895 del 09/03/2016 D’Elia, Rv. 267699; Sez. 3, n. 12236 del 12/02/2014, F., Rv. 259297), a nulla rilevando se il soggetto terzo sia risultato destinatario della dichiarazione da solo o unitamente ad un soggetto qualificato (per il quale invece il divieto è, a condizioni esatte, operativo) e fermo restando che il fatto da provare resta governato dalle regole probatorie che ordinariamente presiedono l’accertamento penale, il quale è fondato sulla presunzione di non colpevolezza e richiede il superamento, per l’affermazione della responsabilità, del dubbio ragionevole.
La ragione di ciò deve ricercarsi nel fatto che, in tali situazioni ossia nel caso in cui la dichiarazione autoaccusatoria sia percepita da un terzo, viene meno il collegamento funzionale con il procedimento penale, che è alla base del divieto stesso.
Perciò, la doglianza del ricorrente non ha fondamento e correttamente il Tribunale sulla base delle evidenze disponibili (l’assunzione del fatto da parte dell’imputato e la circostanza che egli occupasse l’immobile sovrastante dal quale il getto proveniva) ha ritenuto di radicare l’accertamento di responsabilità.
Pur essendo condivisibile l’affermazione secondo la quale la contravvenzione di getto pericoloso di cose non è configurabile quando l’offesa, l’imbrattamento o la molestia abbiano ad oggetto esclusivamente cose e non persone (Sez. 3, n. 22032 del 13/04/2010, Chelli, Rv. 247612), deve ritenersi che, ai fini della configurabilità del reato di getto pericoloso di cose, non si richiede che la condotta contestata abbia cagionato un effettivo nocumento, essendo sufficiente che essa sia idonea ad offendere, imbrattare o molestare le persone (Sez. 3, n. 971 del 11/12/2014, dep. 2015, Ventura, Rv. 261794).
La qual cosa deve ritenersi del tutto sussistente nel caso di specie in considerazione del fatto che il getto ha interessato un luogo abitualmente frequentato dalle persone che abitavano l’appartamento.
4. Il secondo motivo è invece fondato perché la contravvenzione ritenuta in sentenza è punita con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a 206,00 Euro, cosicché la pena pecuniaria di 400,00 Euro è, all’evidenza, illegale e la sentenza impugnata va annullata con rinvio per nuovo esame sulla determinazione della sanzione.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata limitatamente alla misura della pena con rinvio per nuovo esame al tribunale di Pescara.
Dichiara inammissibile nel resto il ricorso.


Sostieni laleggepertutti.it

Non dare per scontata la nostra esistenza. Se puoi accedere gratuitamente a queste informazioni è perché ci sono uomini, non macchine, che lavorano per te ogni giorno. Le recenti crisi hanno tuttavia affossato l’editoria online. Anche noi, con grossi sacrifici, portiamo avanti questo progetto per garantire a tutti un’informazione giuridica indipendente e trasparente. Ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di andare avanti e non chiudere come stanno facendo già numerosi siti. Se ci troverai domani online sarà anche merito tuo.Diventa sostenitore clicca qui

3 Commenti

  1. e se non è possibile individuare l’autore del lancio della spazzatura, può essere coinvolto tutto il condomino?

  2. Nel caso capitato , esci con il tuo Cane, in giardino per far fargli fare la prima pipì, il Cane dopo aver rigorosamente annusato buona parte del prato fà la sua prima pipì , esplora ancora e ritorna tenendo ben stretto in bocca un Taglierino / Cutter . Grande urlo alzando la voce di almeno 7 ottave, il Cane lascia cadere dalle fauci il Taglierino /Cutter . Accaduto lo scorso 10 dicembre 2017, nessuno si é fatto vivo dall’ unico appartamento al piano superiore.
    Quale può essere il da farsi ??

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube