Diritto e Fisco | Articoli

Chi usufruisce della legge 104 può essere licenziato?

9 novembre 2015


Chi usufruisce della legge 104 può essere licenziato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 novembre 2015



La mia azienda sta effettuando dei licenziamenti per crisi: io ho la legge 104 e vorrei sapere se esistono criteri di preferenza.

L’unico diritto che può vantare chi è titolare della cosiddetta “legge 104” del 1992 è il diritto ad essere preferito, sugli altri lavoratori, in caso di conversione del contratto di lavoro da tempo pieno a part time (per maggiori dettagli leggi “Novità legge 104: diritto al part time”.

Non vi sono quindi benefici nel caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo (crisi aziendale). Resta, comunque, l’obbligo del datore di lavoro, prima di procedere al licenziamento, di verificare se il lavoratore possa essere reimpiegato nel circuito produttivo (cosiddetto “repechage”). In pratica, l’azienda, anche nel caso di soppressione di un intero ramo di azienda, deve verificare se il dipendente può essere adibito ad altre mansioni o meno, non disponendo il licenziamento necessariamente dei soli dipendenti addetti al settore dismesso. Si tratta, tuttavia, di un diritto riconosciuto a tutti i dipendenti e non solo a quelli titolari della legge 104.

Non di meno, il dipendente beneficiario di 104 può essere licenziato per giusta causa o giustificato motivo oggettivo ossia, le ipotesi (la prima più grave, la seconda meno) correlate a comportamenti illegittimi del lavoratore (cosiddetto licenziamento disciplinare). Nel caso di “giusta causa” (quella cioè che non consente la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto), il licenziamento avviene in tronco; in quello, invece, per “giustificato motivo soggettivo” è sempre dovuto il preavviso.

L’abuso dei permessi della legge 104 (come quello di chi, nei giorni in cui dichiara di assistere il parente invalido viene invece colto a svolgere attività personali) è sempre stato classificato dalla giurisprudenza come una giusta causa di licenziamento: tale comportamento, infatti, non solo lede il rapporto di fiducia tra il datore e il dipendente (contrariamente all’obbligo di fedeltà che la legge impone), ma finisce per procurare un danno anche alla collettività: il trattamento economico, durante i permessi, è infatti corrisposto solo in via anticipata dal datore, ma poi questi si rivale sull’Inps.

Secondo la Cassazione, chiedere un giorno di permesso retribuito per dedicarsi a “qualcosa che nulla ha a che vedere con l’assistenza” costituisce un “odioso abuso del diritto”. Una locuzione molto forte, quella usata dalla Corte, che ben fa intendere l’orientamento severo ormai assunto dalla giurisprudenza sul tema.

note

Autore immagine: 123rf com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI