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Conto corrente: se la banca ha perso la sua copia del contratto

9 Novembre 2015


Conto corrente: se la banca ha perso la sua copia del contratto

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 Novembre 2015



Gli estratti di conto corrente non sostituiscono il contratto che deve essere necessariamente scritto: perde la causa la banca che non produca la copia firmata del contratto di conto.

Il titolare di un conto corrente non è tenuto a restituire i soldi alla banca (interessi passivi, linee di credito, ecc.) se quest’ultima non ha conservato copia scritta del contratto di conto corrente. È quanto chiarito dal Tribunale di Lanciano con una recente sentenza [1].

La legge prescrive che tutti i contratti bancari debbano rivestire necessariamente la forma scritta. Il contratto di conto corrente non fa eccezione: per cui l’assenza del contratto di conto corrente determina la nullità del contratto stesso per difetto di forma e, di conseguenza, anche la nullità dell’apertura di credito ad esso connesso (ciò che volgarmente viene definito “fido”). Il giudice si spinge oltre: vanno restituiti al correntista anche tutti i versamenti non dovuti, fatti sul conto per ripristinare il fido. La prescrizione decorre dal momento del versamento.

La vicenda nasce a seguito delle contestazioni di un correntista nei confronti della propria banca per applicazione di condizioni non pattuite (commissione di massimo scoperto, giorni valuta, spese, ecc.), nonché per gli interessi ultralegali subiti. La banca, nel costituirsi, non produceva la copia del contratto ma solo gli estratti conto, perdendo così il giudizio per difetto di prova.

I precedenti

Secondo il Tribunale di Reggio Emilia, fermo restando l’obbligo della forma scritta del contratto e della prova della sua esistenza, non è necessaria la sottoscrizione anche della banca sullo stesso. Infatti, pur in assenza di apposizione della firma sul contratto da parte dell’istituto di credito, l’intento di questa di avvalersi del contratto tramite manifestazioni di volontà esternate con comportamenti quali le comunicazioni degli estratti conto, costituiscono un valido perfezionamento del contratto stesso.

Secondo il tribunale di Monza [3], nei rapporti bancari in conto corrente, una volta che sia stata esclusa la validità, per mancanza dei requisiti di legge, della pattuizione di interessi ultralegali a carico del correntista, la banca non può dimostrare l’entità del proprio credito mediante la produzione dell’estratto notarile delle sue scritture contabili dalle quali risulti il mero saldo del conto, ma ha l’onere di produrre gli estratti a partire dall’apertura del conto; Né la stessa può sottrarsi all’assolvimento di tale onere invocando l’insussistenza dell’obbligo di conservare le scritture contabili oltre dieci anni, perché non si può confondere l’onere di conservazione della documentazione contabile con quello di prova del proprio credito.

La previsione di forma scritta [4] è soddisfatta dalla sottoscrizione del contratto da parte del solo investitore, allorché la copia prodotta in giudizio dal cliente rechi la dicitura “un esemplare del presente contratto ci è stato da voi consegnato”.

note

[1] Trib. Lanciano sent. n. 394/2015 del 9.10.2015.

[2] Trib. Reggio Emilia, sent. n. 682/2015.

[3] Trib. Monza, sent. n. 574/2015.

[4] Contenuta nell’art. 23 d.lgs. n. 58/1998 (TUF).

 

Autore immagine: 123rf com

Tribunale di Lanciano, sentenza 7 – 9 ottobre 2015, n. 394
Giudice Cordisco

Ragioni di fatto e di diritto della decisione

Con atto di citazione ritualmente notificato in data 14 dicembre 2012, la M.N. s.n.c. di M. e E. R., in persona del legale rappresentante “pro tempore”, conveniva in giudizio, davanti a questo Tribunale, la Banca dell’Adriatico s.p.a., in persona del legale rappresentante “pro tempore”, e – premesso di avere acceso, in data antecedente al giorno 1.1.1985, presso la filiale della convenuta, il conto corrente n.21005060, ora divenuto 525, su cui erano stati, addebitati gli oneri derivanti dai conti anticipi indicati In citazione; che dette linee di credito non erano disciplinate da validi contratti scritti, contenenti la specifica indicazione delle condizioni applicate al rapporto – tanto premesso, lamentava la ultralegalità non pattuita degli interessi passivi, l’illegittima capitalizzazione trimestrale degli interessi, l’indebita applicazione di C.a. o. e spese non pattuite, l’arbitraria applicazione delle valute ed il superamento della soglia usuraria. Chiedeva, pertanto, la r determinazione del saldo dei conti di cui trattasi, dal secondo trimestre 1985 al primo trimestre 2012, con condanna dell’istituto di credito ad accreditare sul conto (ancora in essere) la soma dovuta.
Costituitasi in giudizio, la Banca contestava l’assunto avversario, di cui chiedeva il rigetto, e dispiegava domanda riconvenzionale volta ad ottenere la condanna della controparte al pagamento della somma di cui al saldo debitore del conto n.525.
La domanda principale è solo parzi:ulr,nte fondata e, pertanto, deve essere accolta nei limiti di seguito specificati.
Ed invero, la Banca dell’Adriatico ha prodotto il contratto in data 11 gennaio 2002, dal quale non
emerge alcun elemento che consenta di ricondurla ad un pregresso rapporto stipulato in data antecedente all’anno 1985; pertanto, poiché la
società attrice, gravata dell relativo onere, non ha prodotto Il contratto su cui fonda le proprie pretese (di cui ha, peraltro, omesso di indicare la precisa data di accensione), le domanda avanzate con riferimento a tale rapporto devono essere rigettate.
infatti, il correntista che agisce per la ripetizione di somme indebitamente versato alla banca ha l’onere di allegare e provare i fatti costitutivi della sua pretesa mediante la produzione del contratto dì conto corrente e degli estratti conto relativi a11′ intero rapporto contrattuale.
Ebbene, la stessa istante pone a sostegno del proprio assunto l’inesistenza dei contratti che dovrebbero dimostrare la stipula dei patti e della clausola asseritamente nulle, Il che non consente la verifica di quanto sostenuto; nè, per altro verso, la produzione e/o l’approvazione degli estratti conto può supplire alla mancanza dell’atto scritto in quanto, non essendo espressione diretta di un tale accordo, non documenta la stipulazione del patto (cfr. Casa. n.9791194).
A ciò aggiungasi che se il contratto è nullo per difetto di forma (come affermato, si ribadisce, dalla stessa attrice), deve ritenersi tale anche l’apertura di credito in esso contenuta. In tale situazione non può farai alcuna distinzione tra versamenti solutori e ripristinatori, in quanto tutti i versamenti effettuati dal correntista sono pagamenti indebiti ed immediatamente ripetibili, per i quali il termine di prescrizione comincia a decorrere dal momonto del versamento. Qui.ndï, a prescindere dalla suddette carenze probatorie, per tutti i versamenti effettuati dall’istante sui conti correnti in oggetto sino al dicembre 2002 sarebbe decorso il termine di prescrizione dell’azione di ripetizione. Sotto altro profilo, argomentazione relativa al collegamento tra il conto corrente n.5060 ed il precedente rapporto rubricato con il n.1758 deve essere dichiarata inammissibile, trattandosi di questioni tardivamento poste nel mancato rispetto dei termini di legge. Oggetto della presente controversia deve, allora, ritenersi esclusivamente il contratto di conto corrente n.27/5060, tutt’ora aperto e con un saldo debitore.
E detta circostanza comporta la inammissibilità della domanda principale di ripetizione di indebito (la società istante ha, infatti, chiesto la condanna della banca a pagare e/o accreditare sul conto per cui à canna gli importi rideterminati in base alle clausola ritenute nulla) ; Infatti, essendo il rapporto ancora in essere, il correntista non può agire per la restituzione d3 un pagamento che, da parte sua, non ha ancora avuto luogo e di cui può parlarsi solo dopo che, conclusosi il rapporto dì apertura di credito in conto corrente, la banca abbia esatto dal correntista la restituzione del saldo finale, nel computo del quale risultino compresi interessi non dovuti e, perciò, da restituire se corrisposti dal aliente all’atto della chiusura del conto (cfr. Casa. n.798/13).
Tanta chiarito, e can riferimento al contratto in esame, appare innanzitutto infondato il motivo con cui si sostiene       la illegittima capitalizzazione       trimestrale degli interessi passivi.
Ed invero, nel caso di specie non si pone alcun problema di anatocisme in quanto ih rapporto è sorto nell’anno 2001 ed è conforme alla delibera del. CICR, atteso che prevede una identica periodicità trimestrale degli interessi, sia a debito che a credito, come peraltro evidenziato anche dal CTU.
Anche la commissione di massimo scoperto risulta specificamente prevista, in percentuale fissa, da apposita clausola.
Pure infondate sono le doglianze relative alle ritenuta indebita applicazione dei giorni di valuta e delle spese, trattandosi di voci specificamente convenute ed accettate dal cliente. Quanto alla applicazione di interessi usurari, l’ausiliare ha in primo luogo accertato che la pattuizione £n data il gennaio 2002 non risulta usuraria; il consulente ha, tuttavia, verificato il superamento del tasso soglia con riferimento ad alcuni trimestri (vedi, sul punto, la relazione, cui si rimanda), in ordine ai quali gli interessi vanno ricondotti nei limiti del tasso soglia, trattandosi di. usura sopravvenuta. Da ultimo, l’istituto di credito ha rinunciato alla dispiegata =£convenzionale in ordine alla quale, pertanto, non viene adottata alcuna pronuncia.
La particolarità delle questioni trattate giustifica l’integrale compensazione delle spese di lite tra le parti, comprese quelle di cui alla disposta CTU.

P.Q.M.

Il Tribunale di Lanciano, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta, con atto di citazione notificato in data 14 dicembre 2012, dalla M.N. s.u.a. E.M., in persona del legale rappresentante “pro tempore”, nei confronti della Banca dell’Adriatico s, p. a., in persona del legale rappresentante “pro tempora{‘, ogni ulteriore istanza, difesa ed eccezione disattesa, così provvede:
a) in parziale accoglimento della domanda, che per il resto rigetta, dichiara l’usurarietà de]l tasso di interesse applicato nei trimestri indicati dal CTU nel proprio elaborato, cui si rimanda, e stabilisce che in tali periodi il tasso debba essere ridotto nel limiti del tasso soglia;
b) compensa integralmente le spese di lite tra le parti, compresse quelle di cui alla disposta CTU.


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