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Dispensa dal lavoro per inabilità, dipendenti pubblici e privati

10 novembre 2015 | Autore:


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Pensione di inabilità e dispensa per inabilità: tipologie, requisiti, ammontare, come e quando richiedere i trattamenti, lavoratori pubblici e privati.

Il dipendente può essere dispensato dal lavoro quando, a causa del sopraggiungere di un’infermità, non è più in grado di svolgere la propria attività: in questo caso avrà diritto a ricevere, dallo Stato, dei trattamenti economici. In particolare:

– se dipendente privato, avrà diritto alla pensione d’inabilità, qualora sia riscontrata l’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa;

– se dipendente pubblico, sono previsti differenti trattamenti, a seconda che l’inabilità riguardi una mansione, lo svolgimento di proficuo lavoro, oppure qualsiasi attività lavorativa.

Pensione inabilità privati: requisiti

Perché un lavoratore del settore privato abbia diritto alla pensione d’inabilità, devono essere presenti i seguenti requisiti:

– preventivo riconoscimento dello status di inabilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa;

– il lavoratore deve aver maturato almeno 5 anni di anzianità contributiva (vuol dire che il primo contributo deve essere stato versato precedentemente ai 5 anni anteriori alla domanda), e devono essere stati versati, negli ultimi 5 anni, almeno 3 anni di contributi.

Pensione inabilità privati: domanda

La domanda per la concessione della pensione di inabilità deve essere inoltrata all’Inps, assieme alla certificazione medica attestante lo status d’inabilità.

La richiesta del trattamento potrà essere effettuata tramite il sito dell’Inps, nella Sezione Servizi al Cittadino, tramite Contact center, chiamando il numero 803.164, o mediante patronati o intermediari dell’Istituto.

Pensione inabilità privati: accertamenti sanitari e benefici riconosciuti

Com’è noto, non basta inviare la domanda, ancorché corredata da certificato medico, per ottenere la pensione d’inabilità, ma ci si dovrà sottoporre ad accertamenti sanitari da parte della commissione medica dell’Inps, poiché deve essere verificato il requisito di inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa.

Tre possono essere le situazioni accertate dalla commissione medica incaricata della verifica:

– possesso d’inabilità per assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa: in questo caso, la pensione d’inabilità sarà riconosciuta, in possesso dei requisiti minimi di contribuzione (minimo 3 anni di contributi nell’ultimo quinquennio, e 5 anni di anzianità lavorativa), diversamente si avrà diritto alla sola pensione per invalidi civili totali (invalidità pari al 100%, poiché la riduzione della capacità lavorativa è totale), con un limite di reddito di 16.532,10 Euro (per il 2015);

– possesso d’inabilità per assoluta e permanente impossibilità a svolgere le proprie mansioni lavorative o a proficuo lavoro: in questo caso, il lavoratore privato, al contrario del dipendente pubblico, non avrà diritto alla pensione d’inabilità, ma potrebbe essergli riconosciuta, qualora ne ricorrano le condizioni reddituali, la pensione per invalidi civili totali, che è compatibile, a differenza della pensione d’inabilità, con lo svolgimento di attività lavorativa; inoltre, qualora ricorrano le condizioni contributive (minimo 3 anni di contributi nell’ultimo quinquennio, e 5 anni di anzianità lavorativa), potrebbe essere riconosciuto l’assegno ordinario d’invalidità (il quale, ricordiamo, spetta per invalidità superiore al 67%);in caso di assenza dei requisiti retributivi o reddituali per entrambe le prestazioni, il lavoratore potrebbe essere collocato a riposo senza ottenere alcun tipo di prestazione previdenziale;

assenza d’inabilità: in questo caso, il lavoratore potrebbe ottenere comunque il riconoscimento di una minore riduzione della capacità lavorativa, che potrebbe, come visto sopra, dar luogo all’assegno d’invalidità ordinario o, in assenza dei requisiti contributivi, alla pensione d’invalidità civile; questa spetta per invalidità superiore al 74%, in presenza di un reddito inferiore a 4.805,19 annui (per il 2015; per un maggiore approfondimento su percentuali d’invalidità e benefici, si veda la guida Legge 104 e Legge 68: percentuali d’invalidità e benefici.

È ovviamente chiaro che, in assenza di riduzione della capacità lavorativa, non spetterà alcun beneficio al dipendente.

Pensione d’inabilità: decorrenza della pensione

l’Inps, in nel messaggio del 2 ottobre 2015, ha chiarito che la decorrenza della pensione d’inabilità non può essere anteriore all’accertamento dell’inabilità stessa, anche qualora la cessazione dal servizio risulti precedente a tale data. La liquidazione del trattamento d’inabilità può essere richiesta anche dopo il raggiungimento dell’età pensionabile [1].

Pensione d’inabilità: a quanto ammonta

La pensione di inabilità risulta dalla somma:

– dell’importo dell’assegno di invalidità (che si calcola in proporzione ai contributi versati, col metodo retributivo sino al 2011, misto o contributivo, a seconda dell’anzianità assicurativa), non integrato al trattamento minimo;

– della maggiorazione, pari agli anni di contribuzione compresi tra la decorrenza della pensione di inabilità ed il compimento dei 60 anni di età (in pratica, la pensione è pari a quella che il lavoratore avrebbe avuto una volta raggiunti 60 anni di età).

Per calcolare la quota di maggiorazione, il procedimento è formato dalle seguenti fasi:

– individuazione della retribuzione media settimanale (R.M.S.) delle ultime 260 settimane;

– applicazione dell’aliquota contributiva del 33%;

– moltiplicazione del risultato per il numero delle settimane esistenti dalla decorrenza della pensione al compimento dei 60 anni, entro un massimo di 2080 settimane.

Pensione d’inabilità e reversibilità

La pensione di inabilità è reversibile ai superstiti, perché non si tratta di una prestazione assistenziale, ma previdenziale, che è basata sul versamento, anche se minimo, di contributi.

Pensione d’inabilità: incompatibilità

La pensione di inabilità non è compatibile con:

– svolgimento di attività di lavoro autonomo e subordinato;

– iscrizione negli elenchi nominativi dei lavoratori autonomi o in albi professionali;

– iscrizione negli elenchi anagrafici degli operai agricoli;

– trattamenti di disoccupazione e altre prestazioni sostitutive o integrative della retribuzione.

In questi casi, la pensione d’inabilità sarà revocata dall’Inps e sostituita, se possibile, con l’assegno di invalidità (che invece è compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa); la sostituzione e la decorrenza dell’assegno avrà effetto dal primo giorno del mese successivo al verificarsi dell’incompatibilità.

In caso di recupero della capacità lavorativa, il lavoratore avrà diritto al riconoscimento dei contributi figurativi per l’intero periodo di godimento della pensione.

Pensione d’inabilità e assegno di accompagnamento

A chi già fruisce della pensione d’inabilità, qualora si trovi nell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o, non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, può essere comunque riconosciuto, in aggiunta al trattamento, un assegno mensile di accompagnamento, qualora necessiti di un’assistenza continua.

L’assegno non è dovuto se il beneficiario è ricoverato in un istituto di cura o beneficia di assistenza diretta a carico dello Stato.

Pensione per inabilità assoluta e permanente relativa alla mansione: dipendenti pubblici

I dipendenti pubblici possono fruire della pensione d’inabilità non solo per impossibilità allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa, ma anche di una singola mansione (il trattamento è dovuto qualora l’Amministrazione non possa adibire il lavoratore a mansioni differenti, anche inferiori- che possono comunque essere rifiutate dall’interessato- e lo dispensi dal servizio).

In questo caso, l’Inps, gestione ex Inpdap, può conferire la pensione d’inabilità, se il dipendente possiede almeno 20 anni di contribuzione, cioè 19 anni, 11 mesi e 16 giorni di servizio (almeno 14 anni, 11 mesi e 16 giorni di servizio, assimilabili a 15 anni di contribuzione, se lavoratore statale); la decorrenza della pensione partirà dal giorno successivo alla dispensa dal servizio.

Pensione per inabilità relativa alla mansione: accertamenti sanitari

Perché sia accertata l’inabilità alla mansione, il dipendente, entro tre anni dall’eventuale cessazione per dimissioni [2], deve richiedere un’apposita visita medico-collegiale, qualora non già richiesta dall’Amministrazione per la dispensa dal servizio o per l’attribuzione di altre mansioni.

Pensione per inabilità relativa alla mansione: domanda

Per ottenere questa pensione, il dipendente deve presentare alla sede Inpdap competente, oltre all’apposita domanda, la seguente documentazione:

verbale di visita della commissione medica che attesti lo status d’inabilità alle mansioni svolte;

– delibera di collocamento a riposo per inabilità.

Pensione per inabilità assoluta e permanente alla mansione: ammontare

La Pensione per inabilità, in questo caso, deve essere calcolata in base ai contributi versati ed all’anzianità assicurativa del beneficiario, come un normale assegno pensionistico (metodo retributivo sino al 2011 per chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995; metodo misto per chi al 1995 ha un’anzianità contributiva minore; metodo contributivo per chi non ha contributi versati prima del 1996).

Pensione per inabilità assoluta e permanente a proficuo lavoro: dipendenti pubblici

Qualora sia riconosciuta al dipendente pubblico un’inabilità, permanente e assoluta, a svolgere qualsiasi proficuo lavoro, che non derivi da causa di servizio, il lavoratore avrà diritto alla corrispondente pensione d’inabilità.

Non si tratta, dunque, di un’inabilità assoluta allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa, poiché per impossibilità a svolgere proficuo lavoro d’intende l’impedimento di una collocazione lavorativa continuativa e remunerativa.

Pensione per inabilità assoluta e permanente a proficuo lavoro: accertamenti sanitari

Perché sia accertata l’inabilità al proficuo lavoro, il dipendente, entro un anno dall’eventuale cessazione per dimissioni [3], deve richiedere un’apposita visita alla Commissione medica Asl, qualora non sia stata già richiesta dall’Amministrazione per la dispensa dal servizio. L’inabilità, comunque, deve essere sopraggiunta ad attività lavorativa ancora in corso.

Pensione per inabilità assoluta e permanente a proficuo lavoro: requisiti

Per ottenere questa tipologia di pensione d’inabilità sono necessari i seguenti requisiti:

riconoscimento della Commissione medica dell’ASL da cui risulti che il lavoratore pubblico è inabile assoluto e permanente a proficuo lavoro;

– un minimo di 14 anni, 11 mesi e 16 giorni di servizio (sia per gli Statali che per i dipendenti di Enti Locali);

– cessazione del rapporto lavorativo per dispensa dal servizio per inabilità.

Pensione per inabilità assoluta e permanente a proficuo lavoro: ammontare

Anche in questo caso, il trattamento deve essere calcolato in base ai contributi versati ed all’anzianità assicurativa del lavoratore, come una normale pensione (metodo retributivo, misto o contributivo).

Dispensa dal servizio per inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa

La pensione per assoluta e permanente inabilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa, che spetta, dal 1984 [4], ai lavoratori privati, a partire dal 1995 è stata riconosciuta anche ai dipendenti pubblici, ed è conseguente alla dispensa dal servizio.

I requisiti sono i medesimi già esposti per i dipendenti del settore privato, ma vi sono alcune particolarità per gli accertamenti medici: la verifica dell’inabilità da parte del personale sanitario, difatti, deve essere effettuata da apposite Commissioni mediche istituite presso il Ministero del Tesoro. Dal verbale dovrà risultare che il lavoratore pubblico è impossibilitato allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa a causa di difetto fisico o mentale.

Dispensa dal servizio per inabilità a qualsiasi attività lavorativa: domanda

La domanda di dispensa dal servizio deve essere presentata dall’interessato all’amministrazione dalla quale dipende, assieme al certificato medico che attesti lo stato di inabilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa.

L’Amministrazione, in seguito, dovrà richiedere un accertamento sanitario presso le Commissioni mediche di verifica; qualora l’accertamento si concluda con un verbale che attesti lo status di inabilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa, il dipendente potrà essere dispensato dal servizio.

La Commissione medica, nel verbale attestante l’invalidità, è libera di disporre una revisione dopo un determinato intervallo di tempo.

Il trattamento decorrerà dalla data di cessazione dal servizio, se la domanda di pensione risulta presentata quando il lavoratore si trovava ancora in attività, diversamente decorrerà dalla data di presentazione della domanda, qualora sia stata inviata dopo la cessazione dal lavoro.

Per quanto riguarda l’ammontare della pensione, la compatibilità, i requisiti contributivi e la reversibilità, si rinvia a quanto sopra esposto in merito alla pensione d’inabilità dei privati.

note

[1] C.Cost., Sent. 436/1998.

[2] Artt. 32 e 33, Rdl 680/1938.

[3] Art. 7, L. 379/1955.

[4] L. 222/1984.

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5 Commenti

  1. Seguo sempre con attenzione questa rubrica e mi complimento con la curatrice (mi occupo di previdenza da più di 35 anni). In questa occasione, però, mi permetto di fare presente che – dopo l’entrata in vigore del DPR nr, 171/2011 – nel merito della “pensione di inabilità” per inidoneità alla mansione specifica bisogna distinguere tra dipendenti statali e di enti pubblici nazionali e dipendenti dei comparti sanità ed enti locali. Per i primi, nel caso di cessazione per inidoneità alla specifica mansione la questione é cambiata moltissimo ed il diritto a pensione sussiste esclusivamente se in possesso dei “normali requisiti” (anticipata e/o vecchiaia). Solo per i dipendenti di enti locali e sanità continuano a sussistere i requisiti da lei illustrati nello specifico paragrafo. Mi permetto di suggerire … rettifica. Cordiali saluti

    1. Giovanni Marcante, gentilmente, un dipendente ,invalido al 100%,Sanità privata il quale gli è stata riconosciuta da parte dell’INPS la totale e permanente inabilità a qualsiasi attività lavorativa come deve comportarsi al fine che gli venga riconosciuta la pensione nonostante non abbia raggiunto ancora il diritto alla stessa.
      Grazie per l’attenzione e la disponibilità.

      1. buongiorno vorrei fare una domanda se si e ancora inquadrati e si viene dichiarati inabili al lavoro, e il titolare mi licenzia posso chiedere prima la disoccupazione e contemporaneamente fare domanda di inabilita come pensione?

  2. invalido con riduzione permanente della capacità lavorativa dal 34% al 73% dipendente pubblico impiego, cosa ha diritto?

  3. cosa succede a un dipedente sezione privato .il medico dell ,azienda lo dichiara leggendo i referti sanitari non piu idoni a svolgere la propria manzione, in azienda ,dopo 17 anni , avendo 31 anni di contributi gia maturati. grazie.

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