Diritto e Fisco | Articoli

Anatocismo bancario: interessi non dovuti

10 novembre 2015


Anatocismo bancario: interessi non dovuti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 novembre 2015



Il divieto di anatocismo dal 1° gennaio 2014 è già operativo ed opera in via automatica.

 

Nelle operazioni tra banche e clienti, l’anatocismo è vietato per i contratti stipulati dal 1° gennaio 2014: gli interessi maturati non possano produrre altri interessi. Insomma, la banca può calcolare gli interessi solo sulla sorte capitale non pagata dal cliente e non anche sugli interessi già scaduti. Diversamente, gli interessi lieviterebbero esponenzialmente e il cliente subirebbe una lesione eccessiva non prevista dalla legge.

Il divieto di anatocismo, stabilito dalla legge di Stabilità del 2014, è già operativo nonostante la norma sembri subordinarne l’operatività al provvedimento di regolamentazione del Cicr, provvedimento che non è ancora intervenuto (ma sul quale il Comitato ministeriale sul credito e risparmio sta lavorando dalla scorsa estate).

Non solo: la nullità dell’anatocismo può essere rilevata d’ufficio dal giudice, anche in appello e in generale ogni qualvolta la domanda abbia ad oggetto un credito scaturente da quel contratto.

Questi i principi sanciti, l’anno scorso (per la prima volta) dal Tribunale di Milano ed ora ribattuti da una recente ordinanza del Tribunale di Roma [1]. La giurisprudenza sembra, insomma, ormai allineata nel ritenere l’anatocismo una pratica illegale il cui divieto è già operativo e automatico, a prescindere da ciò che scriverà il Cicr. Secondo quanto precisato oggi dai giudici capitolini, la riforma dell’anatocismo bancario, introdotta dalla legge di Stabilità 2014 nel corpo del Testo unico bancario, si applica anche in assenza di un preventivo intervento regolamentare del Cicr (Mef e Banca d’Italia): il 1° gennaio 2014 è senz’altro cessata, dunque, la legittimità della tradizionale prassi bancaria di capitalizzazione trimestrale dei conti passivi per il cliente.

Di questi ultimi giorni è la notizia che pure l’ABF, l’Arbitro bancario finanziario (Collegio di coordinamento [3]) ha approvato questa linea ricostruttiva, rilevando che “la stessa Banca d’Italia … dà per scontata l’avvenuta entrata in vigore del divieto di anatocismo e riconosce che la delega al Cicr riguarda solo la periodicità di contabilizzazione degli interessi e il termine per la loro esigibilità”.
Come detto, verso la fine di agosto la Banca d’Italia ha diffuso una bozza di delibera di regolamentazione dell’anatocismo bancario (bozza che, al momento, non può considerarsi ufficiale) anche se la stessa è stata aspramente criticata dalle associazioni di tutela dei consumatori come un tentativo di ripristinare l’odiosa pratica della capitalizzazione degli interessi. Proprio per questo l’ordinanza del tribunale romano assume particolare importanza: in essa si sostiene infatti che, per più ragioni, la riforma entrata in vigore nel 2014 comporta un divieto radicale e compiuto di anatocismo. Come mettere nero su bianco un formale dissenso (e non troppo velato) alla regolamentazione presentata dalla Banca d’Italia.
 

note

[1] Trib. Roma ord. del 20.10.2015.

[2] C. App. Genova sent. del 17.03.2014; Trib. Milano sent. del 25.03.2015, 3.04.2015, 1.07.2015, 29.07.2015 e 5.08.2015; Trib. Cuneo sent. del 29.06.2015; Trib. Biella, sent. del 7.07.2015.

[3] ABF Collegio di Coordinamento decisione del 8.10.2015.

Autore immagine: 123rf com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI