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Edilizia: interventi senza permessi

10 novembre 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 10 novembre 2015



Opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo, movimenti di terra e gli interventi idraulici agrari, serre mobili stagionali.

 

Tra gli interventi edilizi che non necessitano di titolo abilitativo e comunicazione, oltre agli interventi di manutenzione ordinaria e a quelli per l’eliminazione delle barriere architettoniche vi sono le opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo e i movimenti di terra, gli interventi idraulici agrari e le serre mobili stagionali.

 

 

Opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo

Non richiedono alcun titolo abilitativo le opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo che abbiano carattere geognostico, ad esclusione di attività di ricerca di idrocarburi, e che siano eseguite in aree esterne al centro edificato.

Tali opere devono essere caratterizzate dal requisito della temporaneità (come interpretato dalla giurisprudenza): esse devono essere finalizzate, cioè, a sopperire ad esigenze specifiche e contingenti e devono essere facilmente amovibili e non infisse al suolo.

Il novellato art. 6, 1° comma – lett. c), del T.U. n. 380/2001 richiede che le opere stesse siano “eseguite in aree esterne al centro edificato” e va rilevato, al riguardo, che il 2° comma dell’art. 18 della legge n. 865/1971 definisce centro edificato quello «delimitato, per ciascun centro o nucleo abitato, dal perimetro continuo che comprende tutte le aree edificate con continuità ed i lotti interclusi. Non possono essere compresi nel perimetro dei centri edificati gli insediamenti sparsi e le aree esterne, anche se interessate dal processo di urbanizzazione».

I movimenti di terra e gli interventi idraulici agrari

Nessun titolo abilitativo è richiesto per i movimenti di terra strettamente pertinenti all’esercizio dell’attività agricola e le pratiche agrosilvo-pastorali, compresi gli interventi su impianti idraulici agrari (novellato art. 6, 1° comma – lett. d, del T.U. n. 380/2001).

In giurisprudenza era stata già costantemente esclusa la necessità della concessione edilizia (e poi del permesso di costruire) per le opere di trasformazione di tipo fondiario e per uso agricolo non accompagnate dalla realizzazione di opere edilizie (vedi Cass., sez. III pen.: 13 novembre 2002, n. 38055, Raciti; 24 agosto 1998, Raffin; 8 novembre 1984, Brancaleone).

La necessità del titolo concessorio era stata esclusa, inoltre, per l’esecuzione di lavori di bonifica di un fondo agricolo (C. Stato, sez. V, 19 ottobre 1979, n. 604) e di spianamento di un terreno al fine della successiva aratura o a qualunque altro fine meramente agricolo (Cass. pen., sez. III, 9 marzo 1994, n. 4722, Gianni).

Lo scavo o sbancamento di un terreno finalizzato, invece, alla edificazione nel luogo di un immobile (con qualsiasi modalità effettuato) è attività inscindibilmente connessa con quella successiva alla quale funzionalmente tende, sicché ne consegue la necessità del preventivo permesso di costruire, comportando i lavori di scavo già di per sé la alterazione della morfologia del territorio per la realizzazione della cosa finale, sì da doversi considerare un unicum con quest’ultima (si veda, nello stesso senso, con riferimento alla realizzazione di depositi di merci e materiali che comportino la trasformazione in via permanente del suolo in edificato, Cass. pen., sez. III, 4 giugno 2009, n. 23197).

La disposizione in esame non si applica, altresì, agli scavi, pur eseguiti in zona agricola, ma caratterizzati da finalità di sfruttamento delle risorse minerarie.

In relazione alla nuova formulazione dell’art. 6 del T.U. n. 380/2001, può ritenersi che tra gli interventi idraulici agrari siano da ricomprendersi anche i manufatti fuori terra necessari alla rete di irrigazione che non presentino caratteristiche di rilevante entità, nonché le opere di presa d’acqua a fini irrigui, comunque nel rispetto delle disposizioni del T.U. sulle acque n. 1775 del 1933.

Le serre mobili stagionali

In materia di serre, la legge n. 73/2010 ha recepito una distinzione ormai tradizionale nella giurisprudenza, distinguendo tra:

—        serre mobili stagionali, sprovviste di strutture in muratura e funzionali allo svolgimento dell’attività agricola;

—        serre realizzate con strutture fisse, costituenti manufatti di supporto per l’attività agricolo-commerciale rivolti a soddisfare esigenze non provvisorie ma destinati a fare fronte ad esigenze continuative connesse alla coltivazione, e comportanti una modificazione permanente dell’assetto del territorio.

Le piccole serre, rivolte alla protezione del terreno e delle coltivazioni in periodi stagionali, non richiedono il preventivo rilascio di alcun titolo abilitativo, ma ciò deve necessariamente connettersi alla natura agricola del fondo ed alla esclusiva finalizzazione dell’opera allo sfruttamento agricolo del terreno.

In mancanza di tali caratteristiche è necessario, invece, il permesso di costruire.

Nella giurisprudenza antecedente alla legge n. 73/2010:

—              «La realizzazione di un impianto di serre per floricoltura stabilmente ancorate al suolo costituisce modificazione apprezzabile del territorio tale da richiedere il preventivo rilascio della concessione edilizia, non rilevando, al fine di escludere la illiceità penale del fatto, la possibilità che le stesse siano asportabili né la loro destinazione agricola» (Cass. pen., sez. III, 29 maggio 2002, Bianchin, in Riv. pen., 2003, 631).

—              «La costruzione di serre di grandi dimensioni costituite da tubi ed intelaiature metallici interrati su cui vengono stesi teloni di plastica, destinate a far fronte ad esigenze continuative connesse con la coltivazione ortofrutticola, è assoggettata a concessione edilizia, in quanto opera destinata ad alterare in modo duraturo l’assetto urbanistico-ambientale» (C. Stato, sez. V, 8 giugno 2000, n. 3247, in Riv. giur. edilizia, 2000, I, 1171).

—              «Per realizzare la costruzione di manufatti da adibire a serre – qualora si tratti di strutture fisse destinate, oltre al ricovero di piante, alla produzione delle stesse in modo continuativo sul piano commerciale – è indispensabile ottenere la concessione edilizia (nella fattispecie, erano stati realizzati, senza ottenimento della concessione edilizia, manufatti adibiti a serre su area assegnata da comune in regime di diritto di superficie, nell’ambito del piano per gli insediamenti produttivi» (C. Stato, sez. V, 13 marzo 2000, n. 1299, in Finanza loc., 2000, 1612).

—              «È soggetta a concessione edilizia la costruzione di una serra di notevole ampiezza e con connessi impianti di fertilizzazione, irrigazione e distribuzione di antiparassitari» (Cass. pen., sez. III, 4 luglio 1990, n. 9720, Iodice, in Giur. it., 1991, II, 190).

—              «La costruzione di una serra che, ancorchè costituita da strutture agevolmente rimovibili, sia destinata a far fronte ad esigenze continuative connesse a coltivazioni ortofruttifere, è soggetta al previo rilascio della concessione edilizia in quanto destinata ad alterare in modo duraturo l’assetto urbanistico-territoriale» (C. Stato, sez. IV, 6 marzo 2006, n. 1119).

—              «Costituisce modificazione apprezzabile del territorio, tale da necessitare di concessione edilizia, la realizzazione di un impianto di serra – nella specie una struttura metallica lunga metri sessantaquattro, larga metri otto e alta metri tre virgola venti – che sia stabilmente ancorato al suolo, formi un ambiente chiuso e sia destinato a durare nel tempo, non rilevando la possibilità che tale impianto possa essere asportato o spostato e la sua destinazione agricola» (Cass. pen., sez. III, 16 giugno 1988, n. 6968, Rurali, in Riv. pen., 1989, 414).

—              «La realizzazione di serre può essere sottratta all’ordinario regime edilizio, con la necessità del preventivo rilascio del permesso di costruire, solo nel caso in cui il sistema adottato per la protezione delle colture sia precario e non preveda metodi stabili di ancoraggio al suolo; diversamente la realizzazione, in difetto del provvedimento della p.a., di serre destinate a fare fronte ad esigenze continuative, stabilmente fissate al suolo, e che comunque alterano in modo duraturo l’assetto urbanistico, configura il reato di cui all’art. 44 D.P.R. n. 380 del 2001» (Cass. pen., sez. III, 16 novembre 2005, Mulè).

—              «Non occorre concessione edilizia per le serre che insistono su aree destinate ad usi agricoli, abbiano finalità esclusivamente agricole, siano formate da materiali facilmente amovibili e non abbiano dimensioni tali da incidere negativamente sull’ambiente circostante» (Cons., giust. ammin. Sic., sez. giurisd., 7 maggio 1993, n. 194, in Giur. amm. sic., 1993, 317).

—              «La serricoltura costuituisce un sistema protettivo delle piantagioni, in grado di creare condizioni agronomiche ottimali per lo sviluppo dei prodotti ortofrutticoli; l’impianto di serra, dunque, va valutato non in relazione alla sua destinazione e funzione (che, risolvendosi in una mera attività di gestione agricola del suolo, non interessa la disciplina urbanistica), bensì in relazione alla sua struttura, che può essere molto differenziata, tenendo presente l’assoluta irrilevanza del carattere di relativa mobilità dell’impianto, giacché, ai fini urbanistici, interessa soltanto la sua attitudine a potrarsi nel tempo, il che giustifica la tutela del territorio, così materialmente modificato; quindi se il sistema adottato non trasmoda in un’opera in senso proprio, esaurendosi in una protezione precaria delle colture per mancanza di strutture di stabile ancoraggio al suolo e per inidoneità dei materiali a creare un ambiente ove si sviluppino condizioni agronomiche artificiali (come avviene per la copertura delle coltura con teloni), non v’è dubbio che si esuli dalla sfera del controllo amministrativo; diverse considerazioni, invece, debbono valere per la serra nel significato tecnicamente proprio, che è quello di ambiente chiuso, artificialmente creato per conseguire una sufficiente protezione termocoibente; in questo caso occorre la previa concessione urbanistica» (Cass. pen., sez. III, 23 novembre 1981, n. 10554, Sambuco, in Riv. pen., 1982, 527).

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